Yoga for Runners, provare per credere

Yoga for Runners, provare per credere

lo yoga è equilibrio, forza, flessibilità, respiro, concentrazione, meditazione e altro ancora. In effetti, la flessibilità da sola è pericolosa, in quanto senza forza, si può incorrere in numerosi infortuni

Andrea Toso

08 Luglio 2020

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“Quando corro mi rendo conto di non sapere respirare bene; dovrei venire a yoga per imparare a respirare, ma… sono troppo rigido…”

Lo yoga non è solo flessibilità, è consapevolezza.

  1. YOGA è una parola sanscrita antichissima che significa UNIONE, sia come disciplina, tecnica psico-fisica graduale, sia come stato finale di equilibrio tra gli opposti, tra mente e corpo, tra alto e basso, tra movimento e staticità, tra energia e rilassamento e anche tra forza e flessibilità. Chiamalo Mindfulness, Zona, Flow: per tutti i cultori del movimento questa è la meta, la posizione nell’occhio del ciclone. Quindi lo yoga è equilibrio, forza, flessibilità, respiro, concentrazione, meditazione e altro ancora. In effetti, la flessibilità da sola è pericolosa, in quanto senza forza, si può incorrere in numerosi infortuni, alle ginocchia, per esempio, quando i muscoli delle cosce e delle gambe non sono abbastanza forti per tenere l’articolazione composta. Quindi, con la pratica dello yoga, coltiviamo tanti aspetti della pratica, che vanno dal corpo alla mente e ritorno, in un tutto indossolubilmente unito. Può essere vero che alcuni sono più forti, altri forse più flessibili per natura – ma l’obiettivo finale è quello di essere ben equilibrati, o centrati e di averne la consapevolezza “in ogni cellula”, come spesso dice il mio maestro BKS Iyengar: “lo yoga è quando tutte le cellule danzano insieme il ritmo dell’anima”.

Ecco perché lo yoga non è stretching: perché non è solo stirare i muscoli, ma allineare le ossa, aprire gli spazi interni sempre più in profondità, per fare circolare l’energia (il Prana) dappertutto e senza ostacoli. A dire il vero questo intenso lavoro è solo il 3° di otto rami dello yoga classico, quello descritto circa 2000 anni fa da tale Patanjali, nei 184 aforismi (o Sutra), per cui a flessibilità è  un dettaglio effimero in confronto al grande schema programmatico descritto da Patanjali: le posizioni, gli Asana, vengono dopo i precetti morali (Yama e Niyama, primi fra tutti la non-violenza); segue il Pranayama (il controllo e ditribuzione dell’energia mediante il respiro), che fa da porta d’ingresso per il settore meditativo scandito in: Prathyara o ritrazione dei sensi; Dharana o concentrazione su un punto; Dhyana meditazione senza punti; Samadhi o meditazione pura.

Lo yoga prepara il corpo per farlo respirare perfettamente e naturalmente:

Il respiro è un atto autonomo, automatico, che tuttavia è collegato al corpo e alle emozioni in un tutto organico. Con lo yoga predisponiamo il corpo a respirare profondamente senza intralci o blocchi. Inoltre, se è vero che il respiro è legato agli stati emotivi, lo yoga allena, mediante la consapevolezza sul respiro, a modulare gli stati emotivi stessi. Per questo lo yoga è una pratica preventiva e anche terapeutica.

Lo Yoga è per tutti

Concentrandoci sul nostro respiro, abbandoniamo il nostro ego che ci blocca in discorsi e paragoni e così calmiamo e liberiamo la mente e, molto probabilmente, ci scopriamo anche più flessibili.  Lo yoga allena la “resilienza”, ossia la pazienza nel tempo, ottenendo tanti progressivi benefici, con il minimo dispendio di energia stressante e tuttavia con tanto sudore. Cosa può volere di più un runner per il proprio cross-training?

Lo yoga fa amare il corpo e previene gli infortuni

Dopo una prima fase da principianti, chi corre si trasforma in una macchina da guerra, in cui il corpo è solo un pezzo di un ingranaggio che si pretende funzioni sempre alla perfezione e questa illusione porta inevitabilmente, anche negli atleti più esperti, al sovrallenamento, una vera e propria patologia che implica infortuni a catena, stanchezza prolungata e sindrome da “burnout”. Coltivando la consapevolezza, lo yoga “salva la schiena e la vita”.  (parole del maratoneta Tito Tiberti, www.titotiberti.it), sia con il lavoro sul corpo, ma ancor prima con quei precetti morali che danno l’impostazione generale, la cornice “sovrana” (Raja) per qualsiasi pratica fisica (Hatha):

1. Ahimsa, non-violenza: significa trattare il corpo come un amico caro, piuttosto che qualcosa da conquistare. Questo si può salvare da un sacco di infortuni inutili.

2. Satya, accontentarsi .ogni giorno è diverso. . A volte abbiamo a che fare con un infortunio o siamo più stanchi del giorno prima. “Rest is training” è una scoperta recente nella corsa, ed è ancora difficile da assimilare.

3. Asteya, non rubare Noi tutti conosciamo l’ego, quello che ti porta a ignorare gli avvisi in favore di un’immagine perfetta, o di un allenamento perfetto, da tabella. Questo è  prendere qualcosa che non appartiene necessariamente a noi stessi(cioè rubare).

4. Aparigraha=non attaccamento, ai frutti delle nostre azioni, significa non pretendere un risultato immediato: allenamento e pratica saranno sempre appaganti se non sono finalizzate ad un risultato immediato, ma per un arricchimento personale progressivo.

Lo yoga e la corsa sono “meditazione in azione”

Yoga e corsa sono entrambi lavoro di introspezione che partendo dal corpo instaurano un dialogo continuo tra mente e corpo. Lo yoga può essere di grande aiuto per prepararsi positivamente a quel dialogo e a sopportare meglio lo sforzo nella corsa, allenando a concentrarsi sul respiro e sull’ascolto, evitando di essere trascinati nella paura o nella fuga. “Yoga citta vrti nirodha”: “lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente”, significa che la mente riesce a stare nel presente e non viene portata via dal flusso caotico e incostante dei pensieri.

Qualunque atleta può migliorare, con una pratica continua dello yoga.

Tanti runner che dopo la prima lezione di yoga, inaspettatamente sudati, mi chiedono dove sono le docce. Lo yoga potenzia tutti i distretti muscolari mentre allunga i loro antagonisti e senza aiuto di macchine e forze esterne.

-migliora l’equilibrio e la coordinazione. Kilian Jornet usa lo slackline, il funambolismo, per ripristinare la centratura; nello yoga il settore delle posizioni in piedi, le posizioni del Guerriero e poi le posizioni capovolte sono fondamentali per il gesto atletico che dovrà poi ripetersi migliaia di volte in rapida sequenza.

– migliora la flessibilità: creando spazio nelle articolazioni, lo yoga salva la schiena, le ginocchia, le anche da tanti infortuni tipici della corsa.

– ma soprattutto, lo yoga conferisce controllo mentale: nella performance atletica, la differenza la fa il mentale, non il corpo. Lo yoga allena a tornare allo stato meditativo in una progressione di situazioni stressanti. Il problema è che una posizione immobile in rilassamento totale è “la posizione più difficile di tutte” anche a detta dello stesso Iyengar e occorre una pratica guidata e costante per allenare tutto il corpo (compreso il cervello)  a rilasciarsi completamente. In questo modo lo yoga diventa una “cassetta degli attrezzi” a cui attingere prima, durante e dopo la corsa.

Cerchi la differenza per la prossima gara? Corri a yoga, prima che lo faccia il tuo rivale .

Namasté

                            tite togni

www.yogaxrunners.com

PIC: vittoria inaspettata alla 100km “100ELODE” sulle prealpi vicentine nel 2011