Voglio la Scarpa che Corre Forte

Voglio la Scarpa che Corre Forte

Sei forte tu o è forte la tua scarpa? Quale sarà il ruolo delle innovative carbon-shoes nei prossimi eventi sportivi? Quali altri muri abbatteranno?

Riccardo Mares

19 Luglio 2020

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Ciao. Per caso corri a piedi scalzi o hai mai provato a correre a piedi scalzi? Io ho avuto un periodo della mia attività di runner in cui – maledetto Born to run – mi invaghii del mondo del running naturale.

Iniziai a correre scalzo, con sandali minimali (i mitici Rastro), con scarpe davvero minimal. Pare io abbia corso anche una maratona, a Venezia… Devo dire che non stavo male e non ho avuto grossi problemi. Una forma di moda/convinzione anche quella con tutti i pregi e i difetti con scelte “estreme” si accompagnano. Poi per un paio di ragioni sono tornato a scarpe normali.

Proprio di scarpe voglio parlare. Da almeno un paio d’anni è esplosa la ricerca della scarpa veloce. Proprio il lemma veloce ha preso un nuovo significato: si è passati da passivamente veloce ad attivamente veloce.

La scarpa da running di qualche anno fa, quella veloce, era assolutamente un concetto minimalista, molto molto vicino al concetto di scarpa natural: poco peso, poca suola, buona traspirabilità, piede super fasciato e buon grip.

Oggi invece ci troviamo di fronte ad un’evoluzione del mercato che è arrivata come un fulmine direttamente dal mondo dei pro. Nike, Hoka, ASICS, Mizuno, … si stanno rincorrendo per creare il prodotto più veloce, quello in grado di necessitare di minore energia, quello in grado di migliorare la performance. 

Cambia proprio il concetto: non è più sviluppare una scarpa che ti freni meno possibile, ma di sviluppare una scarpa che ti dia più spinta possibile. Se prima la scarpa era un utensile necessario a proteggere il piede oggi è diventato qualcosa che migliora la meccanica del piede stesso.

In un attimo penso ai body da nuoto. Eurosport nel 2009 titolava così:

Basta doping tecnologico, no ai costumi evoluti, idrodinamici e sintetici: si torna ai costumi in tessuto, slip o interi, le case troveranno qualche altro escamotage per tornare a far parlare di marchi e di marche. Ma la FINA nel corso della sua ultima riunione direttiva ha deciso di chiudere definitivamente a qualsiasi ulteriore contradditorio.

Diamine 2009… mi sembrava fosse ieri e invece sono passati già 11 anni da quanto la federazione nuoto si è resa conto del vantaggio competitivo dei body e di quanto la tecnologia accessoria stesse diventando elemento attivo della performance.

Dal 2009 ai giorni nostri, quando ancora non si pensava al Covid e le competizioni non erano state annullate. La Gazzetta del 29 gennaio 2020 scriveva:

DOPING TECNOLOGICO—   È stato calcolato che, a seconda dei modelli, un maratoneta top, nella sua prestazione, può guadagnare il 4-5%, ovvero tra 60 e 90 secondi. E ancor più un amatore. 

In realtà tutto si è concretizzato nelle nuove regole emanate il 31 Gennaio 2020 dalla World Athletics – come riporta il Corriere dello Sport –  in cui si dettavano le regole delle scarpe bandite e delle scarpe accettate (e la fantomatiche Nike di ogni record non sono state escluse, ndr):

  • le scarpe NON devono essere prototipi ma devono essere commercializzate
  • la scarpa NON deve contenere più di una piastra o lama rigida…

Non voglio assolutamente andare a fare valutazioni tecniche, voglio solo riflettere insieme su questa rincorsa a togliere qualche secondo dai nostri km.

Perché – come sicuramente sai – la febbre tecnologica non è legata solo ai pro o agli elite, ma sempre più spesso anche amatori diversamente veloci si fanno ammaliare dal fascino di qualcosa che fa migliorare.

Lo è per le gomme dell’auto, per i body in piscina, per l’alimentazione e ora per la scarpa da running.

No sono certo qui a giudicare né i brand che investono milioni di dollari in ricerca di strutture e materiali, tanto meno chi ricerca una scarpa veloce per abbattere i propri PB. Io stesso ho avuto modo di provare e utilizzare scarpe “attive” e devo dire che è indiscutibile che “si sentono” così come è indiscutibile che più la tecnologia ai piedi è attiva, più avviene un ulteriore radicale cambiamento: non è la scarpa che si adatta, ma è il runner che deve trovare il giusto movimento per sfruttare a pieno la tecnologia.

Purtroppo i principali eventi sportivi sono stati rimandati: sono certo ne vedremo delle belle. La stessa ASICS aveva preparato una sorpresina per Tokyo 2020 chiamata MetaRacer, che andava a “combattere” direttamente con le Alphafly Next%, protagoniste indiscusse dei podi di tutte le gari mondiali recenti.

Non ci resta che attendere, sulla riva del fiume, come diceva il vecchio Otis ;)
Tu come la vedi? Grazie per aver letto fin qui.

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ph: Alan9187