Verso PyeongChang2018 e Tokyo 2020. Mornati: Italia nella top ten estiva e invernale olimpica

Verso PyeongChang2018 e Tokyo 2020. Mornati: Italia nella top ten estiva e invernale olimpica

La seconda sessione degli Stati Generali è vissuta all’insegna del cerchio giallo, che rappresenta il continente asiatico dove si disputeranno […]

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22 novembre 2017

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La seconda sessione degli Stati Generali è vissuta all’insegna del cerchio giallo, che rappresenta il continente asiatico dove si disputeranno le prossime edizioni dei Giochi Olimpici Invernali ed Estive. Il tema è stato “Lo Sport di vertice e la sua organizzazione istituzionale”, con Giovanni Bruno, Other Sports Sky Director, moderatore.

L’introduzione è stata di Carlo Mornati, Vice Segretario Generale del CONI e Responsabile della Preparazione Olimpica. “Vogliamo partire da una ricostruzione storica: 692 medaglie vinte ai Giochi Olimpici,  l’Italia è al 5° posto complessivo. Il piazzamento medio è l’ottavo posto. La scherma con 125 medaglie, l’atletica e il ciclismo con 60 podi sono le Federazioni più medagliate. Sono 27 le discipline andate a medaglia tra il 1996 e il 2016, 32 nel complessivo periodo storico. Nelle varie edizioni dei Giochi Invernali abbiamo vinto 114 medaglie e ciò ci consente di essere al 10° posto nel medagliere per Nazioni. L’Italia è uno dei pochi Paesi che è presente nella top ten in entrambi i medaglieri e questo conferma come il nostro Paese sia un modello pluridisciplinare. Le discipline più munifiche a livello invernale sono lo sci di fondo con 34 medaglie, lo sci con 30 e lo slittino con 17. In merito alla partecipazione femminile italiana ai Giochi si può notare che il 15% totale delle medaglie sono state vinte dalle donne ma nelle ultime sei edizioni la partecipazione è cresciuta fino al 46% e l’incidenza parziale al 34%. Metà delle medaglie vinte da Lillehammer a Sochi 2014 è merito quindi della competitività femminile. Questa politica è figlia delle politiche del CIO. A Tokyo avremo 339 gare con un gap di sole 9 gare tra i due generi. Entro il 2024 dovremo raggiungere l’uguaglianza a livello di incidenza di medaglie. Le criticità dello sport italiano: un 26% in più di Paesi partecipanti ai Giochi, un 12% in più di Paesi che vanno a medaglie, un 22% di competizioni in più, mentre registriamo il 30% in meno della popolazione nella fascia di partecipazione olimpica e una riduzione del 45% dei contributi negli ultimi sei cicli olimpici (1993-2016). Quali sono le nostre strategie? Abbiamo provato a farci un esame di coscienza collettivo. Da parte nostra abbiamo cercato di affrontarlo con un accentramento, creando un’area che facesse convergere tutte le attività e valorizzando la sinergia con le Federazioni anche attraverso i Centri di Preparazione Olimpica. Negli ultimi 4 anni è stata incrementata del 31% la presenza nei Centri, con un piano di investimenti dal 2013 al 2020 di 22 milioni di euro: 7 sono relativi ad investimenti già realizzati, 15 invece sono in fase di programmazione. Fare esercizi sul passato ci ingessa, dobbiamo guardare al futuro tenendo conto che si corre molto e va mantenuto il livello di competitività come da tradizione”.

Anna Riccardi, dirigente della Preparazione Olimpica e Responsabile dei Servizi di Squadra, ha aperto la tavola rotonda “Road to PyeongChang2018”. “Le due Federazioni FISG e FISI rappresentano 7 discipline e fanno riferimento a 7 Federazioni Internazionali. E’ più facile relazionarsi così in vista della preparazione dei Giochi. Poter sfruttare i Centri di Preparazione Olimpica a secco, durante l’estate, per preparare i Giochi è stato sicuramente importante”.

Antonio Spataro, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina dello Sport del CONI: “La nostra realtà è nata 50 anni fa per valutare l’idoneità fisica degli atleti olimpici, attraverso un modello unico di screening. Abbiamo visitato 50 mila atleti olimpici, con una valutazione clinica-strumentale molto accurata che ci è riconosciuta a livello internazionale come modello, soprattutto a livello cardiaco. A seguito degli interventi realizzati riusciamo a garantire 20-25 mila prestazioni specialistiche agli atleti olimpici all’anno. La nostra struttura, inoltre, tutela la salute di tutta la missione azzurra ai Giochi. Oggi l’Istituto ha due anime: una istituzionale, volta agli atleti olimpici, e una sociale, volta alla collettività, perché abbiamo aperto l’Istituto all’utenza privata. Questo risponde all’esigenza della tutela sanitaria nazionale. La prevenzione e l’attività fisica sono mezzi fondamentali per mantenere la salute delle persone”.

Claudio Gallozzi, Responsabile Dipartimento Scienza dello Sport: “Rappresento una piccola entità nel CONI, è un’attività che si dipana in diverse direzioni. Sono 5 le aree che curiamo, di cui una funzionale attraverso la quale siamo cresciuti molto, passando dal laboratorio al campo. Negli ultimi 4 anni abbiamo avuto progetti di ricerca con circa 30 Federazioni. Abbiamo l’area di biomeccanica per lo studio della prestazione, un’area tecnologica – negli anni ’80 era in proprio – che oggi affrontiamo con partner esterni, come ad esempio reparto corse della Ferrari, poi abbiamo l’area dello studio dell’equilibrio posturale e dell’individualità dell’atleta per prevenire e curare patologie legati a disturbi dell’equilibrio e migliorare le performance e infine l’area legata al recupero degli infortuni. Abbiamo convenzioni in essere con 7 Università e tante altre sinergie per assicurare sempre un livello eccelso di prestazioni”.

Flavio Roda, Presidente Federazione Italiana Sport Invernali: “La difficoltà maggiore, con 10 discipline olimpiche, con componenti diverse, ambientali e tecniche, è garantire un’alta competitività nell’arco della stagione, salvaguardando anche l’attività preolimpica e soprattutto il ranking che è fondamentale ai fini delle gare. Non è facile mantenere la concentrazione e avere chiaro l’obiettivo a cinque cerchi. E non è facile concentrare il focus solo su un traguardo, che dà il senso di un quadriennio. Abbiamo cambiato il concetto delle convocazioni: in passato si creava una graduatoria di merito in base ai piazzamenti, oggi vogliamo considerare anche lo stato di forma e non solo i risultati”.

Andrea Gios, Presidente Federghiaccio: “La nostra Federazione ha 7 discipline, 5 sono qualificate e il Curling è in attesa, mentre l’Hockey su Ghiaccio non ce l’ha fatta. Nonostante le criticità, anche strutturali, penso alle 35 piste contro le 117 della Francia, riusciamo comunque a essere presenti grazie al lavoro portato avanti nei Centri Federali, cui consegniamo gli atleti di punta e lavoriamo a stretto contatto con il CONI. Portiamo 20 ragazzi a un risultato importante, in sinergia, anche con i Corpi Militari. C’è un lavoro di squadra che ha portato a questi risultati. Abbiamo cambiato anche il sistema di reclutamento del curling rispetto al passato per creare il clima di squadra. Ogni allenamento è una gara. Siamo felici di chi ci rappresenta e lo fa con merito”.

La successiva tavola rotonda è stata moderata da Daniele Dallera, Capo Redazione Sportiva del Corriere della Sera, con la partecipazione delle tre Federazioni di sport individuali in cui l’Italia è leader in questo momento, vale a dire il tiro a volo col Presidente Luciano Rossi, il canottaggio col Presidente Giuseppe Abbagnale e la scherma con il Presidente Giorgio Scarso, mentre gli sport di squadra hanno avuto come relatori il Presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, il Presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, e due allenatori: Claudio Gentile, l’unico ad aver vinto una medaglia olimpica nel dopoguerra per il calcio italiano (bronzo ad Atene 2004), e Mauro Berruto, ex ct dell’Italvolley medaglia di bronzo a Londra 2012.

Questi gli interventi in vista di Tokyo 2020. Il Presidente della FITAV, Luciano Rossi: “La nostra Federazione ha sorpreso il mondo a Rio. Ci siamo qualificati in 9, di cui 7 sono andati in finale e 5 hanno vinto medaglie (2 ori e 3 argenti). Questo ci ha permesso di essere primi nel medagliere. Nella marcia di avvicinamento al 2020 stiamo facendo un grande lavoro di dedizione senza dimenticare le criticità. Non abbiamo centri federali, abbiamo sempre beneficiato di strutture che le nostre associazioni sportive ci hanno messo a disposizione. Dobbiamo tenere in conto che tanti si stanno strutturando. Nel prossimo anno, con il Mondiale in Corea, iniziamo la corsa alle qualificazioni. Siamo preoccupati per il discorso legato all’impiantistica e dovremo fornire risposte importanti per dare un’immagine sempre vincente del nostro mondo”.

Il Presidente della FIC, Giuseppe Abbagnale: “Sono stato eletto nel novembre 2012, uscivamo da Londra con un argento e la conquista di un’altra finale, con 7 equipaggi qualificati. Abbiamo cominciato il nuovo quadriennio con un solo elemento dell’equipaggio medagliato che continuava. Avevamo i ranghi azzerati. Abbiamo quindi selezionato un gruppo di giovani su cui lavorare, spendendo energie e risorse per allargare il numero di atleti su cui puntare alla conclusione del quadirennio. Siamo arrivati a Rio con 4 equipaggi in finale, di cui 2 a medaglia e 2 confinati al quarto posto. L’Olimpiade è questa, sappiamo quanto è difficile, anche solo qualificarsi. Per Tokyo uno dei nostri equipaggi di punta viene estromesso per la parità di genere: il quattro senza pesi leggeri. Questo diventerà un ulteriore problema ma andiamo avanti comunque, partendo dal gruppo che tanto bene ha fatto in Brasile. Ai Mondiali in Florida siamo arrivati primi nel medagliere, con 5 podi nelle specialità olimpiche: non accadeva da un po’ e questo ci inorgoglisce. Il processo continuerà, sappiamo che sarà difficile ma vogliamo sfatare un mito: conquistare una medaglia nel settore femminile, anche se sarà difficile considerando le risorse che sono inferiori rispetto ad altri Paesi”.

Il Presidente della FIS, Giorgio Scarso: “Stiamo lavorando per il 2020 e per le edizioni successive. La scherma si basa su 3 pilastri: l’attività agonistica nazionale, la riconversione degli atleti e la gestione del settore tecnico. Mi piace ricordare che dal 1960 si è dato vita a un progetto iniziato da Renzo Nostini e portato avanti da noi. L’attività giovanile inizia dai 6 agli 8 anni, poi c’è il Gran Premio Giovanissimi che è il bacino di fondamentale importanza. L’Under 14 è strutturata a livello internazionale, L’attività annuale si conclude con un campionato italiano con 3500 ragazzi a Riccione. Questo alimenta il senso di appartenenza e il bagaglio tecnico che consente di affacciarsi ai livelli successivi. Nei Cadetti siamo protagonisti grazie a questo processo virtuoso. Il Settore Assoluto consente di andare a vincere il campionato italiano, un sistema che si autoalimenta e che non ci ha dato ad oggi vuoti generazionali. Le liste tecniche consentono ai Gruppi Sportivi Militari di monitorare il livello tecnico dei ragazzi. Siamo competitivi grazie a questa organizzazione”.

Il Presidente della FIN, Paolo Barelli: “La pallanuoto, a partire dal 2004, con l’unica eccezione del 2008, ha sempre vinto delle medaglie. C’è una tradizione di competere ad alti livelli, poi ci sono possono essere delle annate meno fortunate. Ma i successi sono alle spalle, si guarda al futuro con attenzione e preoccupazione. Luciano Rossi ha parlato di società sportive, mi ha anticipato, perché noi abbiamo un supporto da questa realtà. I campioni degli sport di squadra, prima di diventare tali, sono giovani: però non si possono fare miracoli senza supporto di scuola ed enti locali. Questa crisi può investire i medaglieri a lungo termine. Il Paese deve probabilmente lanciare un ragionamento: è importante la medaglia e sentire l’inno Nazionale? Sembra di sì considerando l’importanza attribuita alla valenza agonistica. Bisogna chiedersi se è sufficiente promuovere lo sport per tutti, in cui siamo sicuramente imbattibili. Per ragionare sulle medaglie è necessario fare leva sulle società, che rappresentano la base. Sul discorso stranieri, invece, la FIN si è trovata a combattere per 10 anni perché, per andare sul podio, per andare a competere con atleti di altri Paesi, siamo riusciti a limitare l’organico a 3 non italiani. Questa cosa è sempre stata voluta dal nostro Consiglio Federale. Riteniamo che nell’ambito degli sport di squadra abbiamo ottenuto risultati perché siamo riusciti a contenere questo aspetto”.

 

Il Presidente della FIP, Giovanni Petrucci: “Ho sempre detto che non tutti gli sport sono uguali. Ci sono Presidenti che sono già a Tokyo. Per noi qualificarsi è molto difficile, più che conquistare delle medaglie. Il basket è diffuso in 215 Nazioni, bisogna essere realisti. Dopo il calcio è la disciplina più diffusa a livello internazionale, questo accresce le difficoltà ma non deve essere un alibi. Il CONI sta lavorando bene e può intervenire. Ci sono troppi extracomunitari e abbiamo bloccato un intervento di infrazione dell’UE. Oggi c’è un sogno: vincere una Eurolega, difficilmente si dice voglio vincere una medaglia ai Giochi. Lavorare in uno sport di squadra come il nostro è difficilissimo. Il CONI può limitare il tesseramento degli extracomunitari. Oggi non è solo l’NBA a negare i giocatori ma anche le realtà universitarie. Ci deve essere un gentleman agreement tra i Presidenti di Serie A partendo dal presupposto costituito dall’iniziativa del CONI”.

Claudio Gentile, ultimo tecnico del calcio a conquistare una medaglia olimpica: “I Giochi sono un appuntamento molto importante, oggi le regole sono cambiate. Prima si facevano Europei e Olimpiadi nello stesso anno e nel 2004 in 12 giorni abbiamo fatto un miracolo anche se avevamo un parco giocatori di grande livello. Mi dispiace molto che oggi il calcio viva un momento difficile, è la fase più critica del movimento. La mancata qualificazione al Mondiale è un danno di immagine e tecnico, ma su queste rovine si può costruire qualcosa di importante. Mi sono fatto tanti nemici perché non davo retta. Spero che questo non succeda più e che i tecnici non ricevano pressioni e possano fare il loro lavoro serenamente”.

La tavola rotonda è stata chiusa da Mauro Berruto: “Dal 29 luglio 2015, da quando mi sono dimesso, mi chiedo se c’è qualcosa che possa farmi accelerare il battito cardiaco come quando facevo l’allenatore di pallavolo. Mi piace ragionare proponendo 3 gesti: la prima cosa è la parola desiderio, che nasce da una mancanza, e per questo va creato nei nostri atleti un desiderio. La seconda mossa è coerente con la prima: va restituita ai tecnici la dignità del loro ruolo. Il terzo punto è legato ai primi due: rigenerare il desiderio, restituire dignità e immaginare la filiera di costruzione di un atleta olimpico. Il focus poi va concentrato sulla scuola: è il motore di tutto, per appassionarsi anche alla bellezza dello sport. I cerchi olimpici mi fanno pensare a quello che sarebbe potuto essere, ho sfiorato Rio e vinto una medaglia a Londra: è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita”.

 

La presentazione di Carlo Mornati