Val di Fassa Marathon, buona la prima

Val di Fassa Marathon, buona la prima

Ho trent’anni ed ho sempre vissuto il ciclismo in maniera trasversale, ma mai come quest’anno.

Davide Cappelletti

12 Settembre 2019

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Nel 2019 ho partecipato alle più belle granfondo italiane tra cui Nove Colli e Strade Bianche; mi sono cimentato nel mondo GRAVEL partecipando alle ride più di spessore nel panorama italiano (VenetoGravel di 690 km pedalando 30 ore di fila senza mai fermarmi e PiemontGravel nelle Langhe per una distanza di 210 km). Ho corso la gara di scatto fisso più prestigiosa d’Europa, in Francia (esattamente a Dijone in un aeroporto militare) e nel mentre ho anche compiuto un Everesting. Ah dimenticavo ho fatto anche due viaggi in bike packging, uno sulle Dolomiti e uno partendo da casa fino ad arrivare a Medijugorie. 

Tutto questo in sei mesi.

Bici da strada, gravel, fixed, bike packing.

Chilometri su chilometri, ma mai mi sarei aspettato di trovarmi al via della VAL DI FASSA MARATHON.

Ed eccomi, senza rendermene troppo conto, alla partenza della mia prima gara di MTB. Giusto quello che mancava. 

Sabato 7 settembre 2019, Moena. 

Arrivo la sera del venerdì, dopo svariate ore di viaggio, mi ritrovo nel cuore di Moena. Un paesino esattamente al confine tra le valli di Fiemme e Fassa, sono subito curioso di vedere come gli abitanti abbiano reagito alla grave alluvione dell’anno scorso quando a fine ottobre la famosa “tempesta Vaia” ha abbattuto migliaia e migliaia di alberi provocando ingenti danni al paese, così inizio a farmi raccontare tutto per bene mentre mangio una buona pizza nell’unico posto ancora aperto alle dieci di sera. 

Mentre parlo con i gestori della pizzeria, noto grande carisma in loro e una forza di volontà enorme. Sono persone speciali, si capisce subito che hanno una marcia in più.  

La mattina seguente mi sveglio presto, faccio colazione per primo in hotel perché alle 7:45 devo essere a ritirare il pacco gara. La temperatura è stabilire intorno ai 15º gradi, non piove e si è aperta una finestra di sole nel cielo. Direi perfetto! 

Chiedo informazioni per il ritiro pacca gara ad un signore dell’organizzazione che sta accuratamente posizionando dei segnali sul percorso che partirà proprio dal centro di Moena.

“Scendi 150 metri, gira a sinistra, prendi il ponte e poi destra. Sempre dritto e ti troverai un edificio rosa di fronte, ecco, lì trovi tutto”. Meglio di un GPS, penso.

Entro in questo enorme teatro e trovo un’organizzazione impeccabile. 

In neanche un minuto ho in mano: pacco gara, pettorale, cip e t-shirt celebrativa.

Una catena di montaggio perfetta direi.

Ora capisco come hanno fatto a risollevarsi così in fretta dall’alluvione.

Non lasciano nulla al caso. 

Torno in hotel, mi vesto con tutta calma (rigorosamente UYN) e nel mentre leggo il “comunicato tecnico” ed inizio a capire che forse ho sottovaluto la situazione.

Forse devo iniziare a preoccuparmi?

No, non c’è tempo per le preoccuparsi! Devo ancora prendere la bici! 

Mi lavo i denti e nella testa provo a pensare se ho preso tutto, faccio una sorta di lista della spesa: gel, sali, e barrette SIS, Garmin, casco, occhiali, mantellina in caso di pioggia. 

Okay ho tutto. Scendo!

Ascensore, schiaccio la T di piano terra e mi incammino verso lo stand Wilier dove trovo Massimo che mi consegna una 110FX , la nuova MTB full da cross country più leggera che Wilier Triestina abbia mai sviluppato.

Agile in salita e molto stabile in discesa grazie a delle geometrie ridefinite, un peso ribassato e alla componentistica boost che offre un feeling di guida davvero unico!

“Provala, e dimmi se ti va bene!”

Faccio un giro nel piazzale, sembra perfetta e infatti lo è, molto bene, vado a scaldarmi! 

Inizio a salire e scendere dai marciapiedi, come un bambino, mentre cerco una salitella dove poter fare su e giù ma vedo tutti che vanno verso una direzione, li seguo ed inizio la salita del San Pellegrino senza neanche saperlo. 

Scopro che prima di una gara di MTB è fondamentale scaldarsi tanto perché si parte a blocco. Nel mentre cerco di avere più informazioni possibili sul percorso, tempesto tutti di domande, tant’è che sembro proprio un principiante. Ma forse lo sono.

Mancano dieci minuti alla partenza. Mi butto in griglia. Un signore mi guarda, mi scruta ed esclama: “Starò alla tua ruota ragazzo, dalla gamba prometti bene.”

Io, bisbigliando, gli rispondo: “Non so se ti conviene, è la mia prima gara.” Si mette a ridere e pensa che lo prendo in giro. 

Tempo di una “stories” e si parte! BAM!

Dire blocco è dire poco, mi ritrovo con il cuore in gola dopo neanche 500 metri, come se la gara dovesse finire subito. Peccato che è lunga 37 km con 1870 metri di dislivello positivo. 

WOW! Ma sono davvero all’interno della Val di Fassa MARATHON? 

Incredibilmente, inizio anche a superare. Destra, sinistra, ancora a destra e poi sinistra. A zig zag supero almeno venti/trenta persone. Mi esalto. 

La bici è leggera e il cambio ha innesti rapidi e precisi: in pochi metri si raggiungono belle velocità e la sensazione di sicurezza che regala la bici insieme all’euforia della mia prima gara è qualcosa di unico. 

Tempo di gasarmi ed arriva subito la prima salita di circa 800 metri che porta alla frazione di Sorte, che mi ridimensiona subito! Arranco abbastanza e perdo posizioni. 

Nel mentre inizia anche a piovere, prima piano poi forte, aumenta il fango e inizio a sentire freddo, ma da dietro arriva una voce sottile “Dai che tra poco spiana”.

Ottimo penso io, allora do gas! 

Prendo un gel SIS e faccio gli ultimi metri di salita come una moto per poi buttarmi (nel vero senso della parola) giù in discesa. 

Ci aspetta una bella single track di un chilometro in mezzo alla pineta. 

Devo dire uno dei posti più suggestivi che abbia mai visto.

Volevo fermarmi per una foto, giuro, ma l’adrenalina era troppa e ho preferito rimanere concentrato sulla discesa. 

L’organizzazione ha studiato il percorso in maniera maniacale. Tutto segnalato perfettamente e sopratutto mi ha stupito la presenza dei “soccorritori” ogni 100 metri, pronti ad intervenire in caso di incidenti.

Tanto di cappello. Davvero. Ma non ho ancora visto nulla, perché una volta scesi a Moena trovo una marea di gente a tifare e pronta ad aiutare i partecipanti: chi passa il The caldo, chi fa assistenza tecnica, chi versa acqua al volo nelle borracce, tutti impegnati a supportarci al meglio. 

Si passa il centro di Moena a tutta, come sempre del resto, e si punta dritto verso la salita che porta a Cune. 

Una salita lunga svariati chilometri che non sembra finire mai ma con un panorama mozzafiato. Sembra appunto che si stia aprendo ancora di più il cielo per regalarci qualche scorcio inedito della meravigliosa Val di Fassa.

Tra il sudore e la fatica, penso che questa competizione sia un po’ la metafora della vita. Pioggia, parecchio freddo e tanto fango mi hanno in parte demoralizzato ma alla fine esce sempre il sole e si sistema tutto: il corpo inizia a riscaldarsi, il fango diventa un tutt’uno con la pelle e si prosegue a testa alta verso la cima. 

Senza mai guardarsi indietro. 

Arrivo al Gpm in località Cune, mi fermo al volo al ristoro dove bevo due bicchieri di The caldo e indosso la mantellina UYN che fino all’arrivo sarà la mia migliore amica. Non piove più ma in discesa ho paura di soffrire ancora il freddo.

Mi butto in picchiata verso valle, di nuovo l’adrenalina a mille. Diciamo che non prendo molte precauzioni ma ne vale la pena. 

Entro in una specie di foresta, lo sterrato è sempre peggio e la fatica è notevole ma manca solo una salita, non posso mollare adesso. Non devo mollare. 

Inizia la salita finale: rientro su un gruppetto, provo a stare con loro ma lo sforzo notevole per rientrare mi rimbalza come una molla indietro e rimango ancora da solo. 

Una ragazza del “soccorso” mi incita un sacco: “Manca poco, pochissimo, forza! Forza! Dai dai dai!” 

Beh, sarà anche il tifo di una ragazza, ma inizio a menare di nuovo e passo anche il gruppetto a cui mi ero agganciato prima. 

Provo a stare in sella sui pedali ma è ripido e scivoloso quindi la ruota slitta ogni volta che mi alzo ed allora sto seduto e spingo come non mai. 

Si passa un ponticello in legno, dove sotto scorre un fiumiciattolo, si gira a sinistra e una rampa ci porta dritto sull’asfalto: siamo sulla strada del San Pellegrino!

Abbasso la testa e torno a spingere.

Nel mentre trovo i partecipanti che l’hanno già terminata che scendono nell’altra corsia della carreggiata, urlano tutti la stessa cosa: “È FINITA. È FINITA!” Penso meno male perché sono finito anche io. 

Alzo gli occhi e mi trovo l’arrivo lì davanti a poche centinaia di metri. “È finita davvero”, ultimi colpi di pedale, braccia alzate e si taglia il traguardo con un sorriso a trentadue denti.

CHE SPETTACOLO! 

Una gioia incredibile. Un po’ perché la mia prima, un po’ perché le condizioni meteo l’hanno resa sicuramente eroica ed un po’ per la storia di questa Valle. Ho passato cimiteri interi di alberi e a tratti mi sono commosso. Ma so che questa sarà l’ennesima ripartenza per questa meravigliosa valle piena di risorse.

Tempo di qualche foto e scappo a giù a Moena tutto inzuppato, mi aspetta una bella doccia bollente e poi corro al mio primo POLENTA PARTY. Eh si. Per una volta niente pasta party! HURRÁ!

Organizzazione impeccabile e giornata indimenticabile sotto tanti punti di vista. 

Si torna a Milano felici. 

Ciao Val di Fassa, grazie di tutto.