Un seminario in ASG sulla tecnica ed efficienza della pedalata

Un seminario in ASG sulla tecnica ed efficienza della pedalata

Conferenza, Seminario, termini che evocano noia e anziani docenti in cattedra, per fortuna nel nostro mondo possono diventare immersioni interessanti alla ricerca di novità ed aggiornamento, come nel caso della serata in ASG, Tecnica ed efficienza della pedalata, regolazione delle tacchette. 

Andrea Toso

14 Dicembre 2018

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Iniziamo a spiegare dove siamo ospiti: ASG è un’azienda veneta con il cuore nel ciclismo ed una mentalità innovativa che si sta espandendo nel mondo, con distaccamenti sia in Sud Africa che negli USA, con negozi di bici che lavorano anche nella promozione ciclo turistica nel Veneto, nonché del brand di Mountain Bike Ellsworth Bikes, che viene disegnata proprio qui. Nel gruppo svetta il brand Scicon con le sacche e valigie indispensabili per girare il mondo con la propria bici, nella sede italiana di Mussolente (VI) c’è il servizio di noleggio ed eventuale accompagnamento in bici da strada. Ma non solo. In ASG è stata creata un’eccellenza, il servizio di bike fitting più avveniristico e, scusate la sviolinata, più competente d’Italia, in cui si rifugiano i top triathleti italiani , Giulio Molinari, Alessandro De Gasperi, Daniel Fontana, Ivan Risti in ordine sparso e non meritocratico, ma anche squadre del Pro Tour come la Mitchelton Scott e UAE Emitares, e altri pro del tri e della bici, dal 2017 (e anche prima) tutti nelle mani sapienti di Niklas Quetri, grazie ai suoi studi iniziati dalla laurea in scienze motorie ed in continua evoluzione ed aggiornamento con la più avanzata strumentazione dedicata al bike fitting.
Proprio Niklas è l’attore/autore della serata, e dopo la presentazione aziendale che vi ho riassunto, inizia a stravolgere le nostre credenze ciclistiche.
Inizia presentando come viene effettuato un bike fitting, ma spero di parlarvene specificatamente in un’altra occasione, prosegue nel definire l’efficienza di pedalata e le variabili da cui dipende, ossia:
Caratteristiche personali, esperienza, materiali, regolazioni, fatica, deficit muscolari, coordinazione, percorso/pendenza, cadenza ed intensità. 
Ovviamente non è stato possibile analizzare tutti i punti, alcuni sono oggetto del bike fitting mentre altro sono analizzabili.
Primo shock è la messa in discussione dell’importanza della “trazione” della pedalata: siamo sicuri che sia un movimento efficace ed efficiente?
Quanto spendiamo e soprattutto “dove” investiamo energie per attivare questa parte di pedalata? Ecco, gli studi che ci presenta Niklas (tratti da Effect of gradient on Cycling gross efficiency and technique -Arkestein M. et Al. 2013 e Pedal Force Effectivness in cycling: a review of constraints and training effects) rivelano che la trazione del pedale in fase 3 e 4 (della circonferenza di pedalata divisa in 4) ha una bassa incidenza in watt ma un importante stress del polpaccio, muscolo “piccolo” da preservare per sprint o per i triathleti per la corsa. Non per niente nel bike fitting si tende a far lavorare bene/meglio il gran gluteo (muscolo grande e potente) e diminuire lo stress a questo piccolo che ci viene tradotto con “muscolo per saltare sull’albero e scappare dalle belve feroci” contro il primo “mirato a farci camminare a lungo”, esplosività del secondo contro resistenza del primo. Già, ma in salita? Lo studio analizza proprio la discrepanza fra piano e salita a pendenze 0, poi 4 e 8% grado in cui c’è uno stravolgimento della posizione dei ciclisti, inevitabile, portando a crollare l’efficienza della pedalata, con cambio degli angoli di lavoro specialmente sulla caviglia e busto.
Ma quindi prima sentenza, serve trazionare il pedale o ha un costo energetico eccessivo? Dipende da distanza, allenamento e talento, nel senso che se si deve fare uno sprint dopo 250 km di tappa ho necessità diverse che un inseguimento su pista in cui l’esaurimento ha diverso peso, ed anche l’allenamento ha un importante impatto. Di sicuro se andremo a stancare troppo presto il polpaccio per mirare alla pedalata tonda “perfetta” andremo a danneggiare tutta la performance scompensando la postura.
Per portare alla massima performance possibile ogni ciclista e valutare se la trazione sia utile a questo, viene introdotto un nuovo sistema di misurazione utilizzabile sia a secco in studio quanto su strada con dei sensori da applicare su scarpette e cosce e vedere quanto la pendenza e la stanchezza influenzi l’efficienza.
La seconda rivoluzione nasce dal posizionamento potenziale delle tacchette, che stanno andando sempre più indietro, ossia da una “vecchia” concezione che dettava la posizione neutra alla prima testa metatarsale, viene adesso individuata presso la terza senza dubbi. Ma gli studi sono in evoluzione e si è valutato quanto spostare alla testa del quinto metetarso possa influire positivamente o negativamente.
Dunque, con diverse posizioni della tacchetta, non si sono notate differenze di consumo di ossigeno lavorando al 90% di FTP, non ci sono differenze sotto il profilo fisiologico e di performance, ma addirittura c’è un risparmio di lavoro del tricipite surale ed una attivazione maggiore del gran gluteo, volendo fare una battuta “ci si fa un gran culo” però leggendo (ripetendo scusate) il termine “gran” nonché ricordando quanto detto prima sull’utilizzo del muscolo grande scopriamo che diventa un gran bel vantaggio, e attenzione, un’importante riduzione degli infortuni muscolari.
E c’è un miglioramento dello stress alle articolazioni, le forze vengono trasferite meglio.
Ultimo sebbene tecnicissimo punto su cui riflettere: una tacchetta arretrata diminuisce la coppia massima ma aumenta la coppia media, richiedendo un flusso di sangue minore al polpaccio (quello esplosivo per le belve…) ed una disponibilità maggiore per la parte superiore della gamba! 
Quindi sembra diventi una scelta utile per tutti, vediamo una foto di Sagan in sprint con pedale moooolto arretrato, vediamo le scarpette di Daniela Ryf con tacchette arretratissime, da non poter camminare neanche per scendere in garage! È vero, non siamo professionisti, ma ci stanno mostrando una via davvero interessante da seguire, tentativi da sentire e valutare, senza per forza credere che ciò che “era” certo 20 anni fa, “sia” ancora oggi verità, con tecnologie in evoluzione, studi e valutazioni in costante movimento.
Noi comuni mortali ascoltiamo chi studia come Niklas, sceglieremo in base a comfort e obiettivi, di sicuro avrete notato che i buchi delle suole iniziano ad essere davvero diversi da azienda ad azienda, qualcosa si sta muovendo.
Andiamo indietro per andare avanti!
Photo by Josh Nuttall