Top Dolomites, il secondo giorno di esplorazione

Top Dolomites, il secondo giorno di esplorazione

Riparto per completare il percorso della Top Dolomites, visitare Riva Del Garda e Torbole a quota 78 e risalire verso i 1500 di Madonna di Campiglio, segui il mio viaggio!

Andrea Toso

29 Luglio 2019

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Mi ero fermato a Tione ieri sera, circa 62 km con 1135 m di dislivello quindi per lo svolgimento della Top Dolomites mi manca ancora tutto il cuore del percorso, quello che finita la discesa mi porterà a doppiare i passi del Durone e Ballino, scendere a Riva del Garda, e dopo aver risalito il Ballino per una salita differente alla discesa mi riporterà al lago di Tenno e scendere a Ponte Arche per poi risalire a Stenico e avviarmi verso il punto di partenza, il bivio in cui mi ero fermato nel primo giorno di esplorazione.

Oggi il sole splende, mi arrischio e non porto neanche un gilet, ho bisogno di spazio per batteria di scorta per sport-camera e telefono, per barrette e gel, anche se poi recupererò un pranzo a toast con Danieli al Mecki’s bar a Torbole; tra colazione, bagaglio da riassestare, check out dall’Hotel (quanto avrei voluto fare un giro in Spa, amen sarà per settembre…) e discesa (in macchina) a Tione il sole è già alto, il clima è già caldo, sono le 10:30 e io devo subito affrontare il primo passo, questione di centinaia di metri dalla partenza.

Ops, lavori in corso all’imbocco!

Poco male, faccio una breve deviazione e bypasso i lavori, tanto quello è il dislivello che mi aspetta, da quota 530 devo arrivare a 1000, 300 m di strada non inficiano il test percorso!
Per arrivare a quota 1000 impiego circa 40′ con una media di 15 km/h , avrei potuto spingere di più ma ho studiato la mappa, fare l’asino subito mi ucciderebbe, meglio tenersi per il seguito, tanto più che vorrei davvero pedalare come fossi in gara, e quindi tenere la gamba per la risalita a Madonna fatta ieri, che sento comunque sui quadricipiti anche se lontana.
Passo il borgo di Zuclo con una strettoia che mi obbliga a fare attenzione sapendo che possono arrivare auto, e infatti uscendo ne incrocio una cortesissima che mi lascia strada fermandosi, devo dire che l’attenzione per le bici in Trentino è ben diversa che nel mio Veneto che vive con il clacson facile. Sto iniziando a pedalare tra i boschi e un passo con poche curve che però sale senza strappi eccessivi, la media rimane sul 7/8%, qualche picco isolato di pochi metri, un paio di tornanti (due di numero) stormi di moto che girano e sono in cima, pronto a lanciarmi in discesa inseguito da una utilitaria che mi sta a pochi metri dalla ruota ma non osa sorpassarmi; io godendo dei freni a disco della Cannondale Supersix mi permetto velocità importanti arrivando veloce ai tornanti (3 in discesa) anche per rinfrescarmi un po’ dalla salita, ma nel frattempo mi chiama Giovanni Danieli, l’organizzatore che devo incrociare per pedalare insieme risalendo il Ballino, mi fermo e lascio sfilare anche l’auto.
Finisco la prima discesa della giornata, svolto a destra
 verso il lago di Tenno dove tra l’altro ci sarà una variazione di percorso rispetto al 2018, ma prima mi aspetta una salitina con un centinaio di metri di dislivello che si chiama passo del Ballino, affrontato all’andata è cosa leggera, al ritorno chiederà 700 m verticali. Se avessi voluto fare il medio avrei girato direttamente a destra saltando il scendi sali a Riva del Garda.

Al lago di Tenno è già iniziata la discesa, e come vi avevo anticipato cambia il percorso perché seguo la strada di sinistra che per motivi di circolazione verrà usata come discesa, ma soprattutto ci regala un gran divertimento nella guida della bicicletta in discesa con tornantini intervallati da rilanci che possono davvero fare una differenza nel giorno della GranFondo, a meno che non ci si imbamboli a guardare il lago, panorama ipnotico da cui davvero bisogna distogliere l’attenzione per non rischiare dritti. I freni a disco della Supersix Evo mi agevolano nella guida e mi danno grande sicurezza, vengo rallentato da un semaforo per lavori in corso, poco male, non siamo in gara e anche se Giovanni mi aspetta da Mecki’s a Torbole nessuno mi corre dietro.
Credo di aver percorso uno dei tratti più divertenti della GranFondo Top Dolomites, da ex motociclista ed amante della guida in genere ho fatto gran adrenalina!
Arrivo a Riva del Garda, il tracciato che avevo salvato sul nuovo Garmin Edge 530 è shockato dall’inizio della discesa, e come un navigatore tradizionale avrebbe voluto tornassi indietro e prendessi la strada “vecchia”, stesse lamentele che mi presenterà in salita del Ballino, io ho gli aggiornamenti vocali di Giovanni più del tracciato 2018.

Arrivo al negozio di Mecki, uno dei punti di riferimento del ciclismo per il Garda, vive le necessità dei riders a 360 gradi, partendo dallo stand appendi biciclette come in una zona cambio triathlon, immediato ed ordinato nella sua semplicità, adocchio dei bei caschi aero in vetrinetta dietro al bancone, tante chicche che già adocchio da mesi on line le rivedo in bottega, segnale che ci si capisce nei gusti.
E’ ora di pranzo, il negozio sta chiudendo, il bar attaccato no e incontrato Giovanni Danieli è ora di ricaricare le batterie, sia del corpo con un toast e una Coca che di telefono e Virb che mi stanno coadiuvando nell’esplorazione del tracciato.

Fatta anche la pausa pranzo torniamo verso il percorso ufficiale, ma se all’andata ero rimasto sulla strada statale al ritorno Giovanni mi fa apprezzare le ciclabili del Garda, rimanendo al sicuro e incrociando un parco bici incredibile, inconcepibile per qualsiasi altra località turistica, ma Riva del Garda è terra di conquista tedesca, località di vacanza viva quanto una sul litorale adriatico, ma con l’eleganza e l’ordine trentino, e ci si incrocia tra ciclisti da strada, mountain bikers ed e-bikers con villeggianti in spiaggia.

Quindi è tempo di tornare a pedalare seriamente, Giovanni reduce da un incidente sciistico a dicembre sfoggia una e-bike che lo aiuta in salita sul passo del Ballino, la pendenza non è impossibile ma da quota 68 di Riva dobbiamo tornare a 750 ripassando per l’incrocio al lago di Tenno, il tutto in circa 15 km ben più pedalabili del percorso 2018, che nonostante tornantini aveva una pendenza media ben più aggressiva sebbene più corto di un paio di km. Dopo un’obbligatoria ripresa ad un tornante panoramico sul lago, una “pausa” a Pranzo per una foto, lascio Giovanni Danieli al bivio del lago di Tenno, lui deve tornare dietro la scrivania a perfezionare i tasselli ma la pedalata lo ha gasato e promette una forma ideale per il weekend della granfondo, smaltendo qualche kilo sedimentato con l’infortunio, ed io proseguo fino in cima al Ballino, inizio a sentire la fatica delle giornate ma mancano ancora 25 km al mio parcheggio e 55 all’arrivo della Granfondo, non fosse che mi sono già accollato ieri sera la salita a Madonna di Campiglio.

Sto scendendo e il panorama varia molto, inizio a vedere pascoli e coltivazioni che lasciano posto ai terrazzamenti vinicoli del Garda, torno a godere dei freni a disco della Cannondale, ogni tanto mi stupisco di avere una confidenza del genere con una bici che sto usando da un centinaio di km, davvero notevole.

Rientro nel percorso comune alla Medio Fondo.
Ho già svoltato a destra deviando dal percorso dell’andata, e finisco la discesa in località Ponte Arche, sono sceso di 350 m e sono a quota 400, e devo risalire a Stenico a quota 667, che farà da ultimo gran premio della montagna del mio rientro all’auto, passato questo sarà un veloce saliscendi per tornare a Preore.

Sento temporali alle mie spalle, come dicevo nel primo blocco sono in montagna e i cambi meteo sono veloci, per fortuna hanno deviato in altre valli lasciandomi asciutto ma accaldato tant’è che in questa finale sto bevendo molto, regalandomi anche una seconda Coca arrivato in paese a Stenico, dove la signora mi consiglia di riempire la borraccia in fontana a pochi metri dal bar, l’acqua è più fresca davvero. Adesso per una decina di km posso pedalare spedito ,leggera discesa e posso smaltire tossine in agilità, ma girata una curva inchiodo per godere della potenza di una cascata che vedo sulla destra, accendo telecamera e la filmo, fare una ricognizione mi consente di non pensare alla media o al cronometro ma vivere il percorso, troppe volte perdiamo “il momento” indaffarati in un allenamento o in una gara, oggi no.

Così ho finito il mio compito odierno, chiudo la 2 giorni nelle Dolomiti del Brenta con all’attivo tutto il percorso possibile, 146 km in due giorni (qualche deviazione inevitabile) e tutti i 3mila metri di dislivello disponibili, la disponibilità degli abitanti di Madonna di Campiglio, la gentilezza di quelli di Riva e delle signore dei bar di Stenico, la certezza che a settembre sarà uno spettacolo di Granfondo.