Terapia ortesica delle tendinopatie in campo sportivo

Terapia ortesica delle tendinopatie in campo sportivo

La tendinopatia è un problema che affligge molti sportivi nei periodi di attività più intensa, il Dott.Mattia Luca Castellani ci spiega come risolvere questo problema.

Mattia Luca Castellani

09 Giugno 2020

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La tendinopatia è un problema che affligge molti sportivi nei periodi di attività più intensa e quindi è sempre un dramma perché per curarsi devono fermarsi, rischiando di rimanere indietro con la preparazione o addirittura dover saltare un appuntamento importante.

La tendinopatia è una generica condizione clinica in cui è coinvolto il tendine o le parti immediatamente adiacenti che si presenta a seguito di un abuso di carico (overuse) o di altre condizioni.

Ogni muscolo alle sue estremità ha dei tendini, ma in base alla sede e alla funzione del muscolo anche la struttura del tendine cambia.

Dal punto di vista biomeccanico si distinguono infatti tendini di ancoraggio e tendini di scorrimento. Questi ultimi sono provvisti di una guaina (guaina tendinea o sinoviale) che li protegge durante la loro attività e sono quelli interessati da questo tipo di patologie.

All’interno delle tendinopatie vanno però distinte la tendinite, ossia l’infiammazione del tessuto tendineo vero e proprio, la tenosinovite, cioè l’infiammazione della guaina sinoviale che le riveste e la tendinosi, ossia il processo degenerativo di una o più strutture tendinee.

I tendini hanno una capacità di rigenerazione più lenta rispetto alle strutture muscolari a cui si legano, ma sono anche molto più resistenti e quindi difficilmente lesionabili in condizioni normali, sovente, nella mia professione il quadro della tendinite si presenta maggiormente rispetto a contratture muscolari.

Tuttavia i ripetuti sovraccarichi che gli sportivi percepiscono possono causare microlesioni che in breve tempo, le cellule del tessuto, non riescono più a riparare.

Nel caso del tendine di Achille, il sovraccarico può essere dato dai continui salti e relativi atterraggi, un eccesso di prono\supinazione del piede (decisamente più frequente nei supinatori) con una conseguente trazione al di sopra del normale del tendine ma anche dal correre con i muscoli affaticati visto che la tendinopatia dell’achilleo colpisce solitamente atleti che praticano sport in cui si corre.

Si tratta quindi di stress meccanici, a volte accoppiati a fattori congeniti, ma non si devono sottovalutare altre cause, per esempio quelle farmacologiche.

Con la mia professione di Dott. in Tecniche Ortopediche, sono abituato a trattare il corpo come un’unica entità valutando il quadro posturale e strutturale globale del singolo individuo piuttosto che  focalizzarmi semplicemente sul trauma.

Lavoro per identificare la vera causa del problema (soprattutto nel caso di tendinopatie da sovraccarico biomeccanico). È mio intento, nella maggior parte dei casi, sviluppare un programma di riabilitazione con l’ausilio di un’equipe che comprende medici sportivi e terapisti (fiosioterapisti o osteopati) e l’utilizzo di plantari progettati su misura.

L’80% dei traumi del corridore sono dovuti ad errori di allenamento, il resto ad infortunistica. La vulnerabilità del piede e dell’arto inferiore del corridore risulta evidente se si considerano questi numeri: 800 battute del piede ogni 1600 metri di corsa, da 3 a 8 volte il peso del corpo la forza trasmessa alle estremità ad ogni falcata.

Ogni maratona cittadina, ogni allenamento domenicale sono tonnellate di carico e spinta su ciascuna articolazione degli arti inferiori. Secondo la mia esperienza ed anche attraverso alcuni riscontri positivi sui miei assistiti, trovo nel corretto appoggio plantare, la “chiave di volta” di numerose patologie.

Tutto il nostro peso, alla fine, viene scaricato sull’estremità inferiore del nostro corpo che, tra l’altro, è anche quella deputata a condurci passo dopo passo nella nostra vita.

Nello Studio Castellani Tecniche Ortopediche di Torino, sede nella quale esercito, metto a disposizione i miei strumenti di indagine posturale quali pedane di pressione baropodometriche\stabilometriche, metodi di scansione Cadcam e ricerco sempre innovativi materiali per la costruzione dei nostri plantari ortopedici e sportivi su misura associati a materiali “shock-absorbers”.

I materiali ammortizzanti, quelli che ritengo validi per davvero e non prettamente i più commerciali, fanno parte della famiglia degli elastomeri vibro-assorbenti e sono composti da micro-cellule cristalline che fanno parte della grande famiglia del caucciù

L’elasticità del materiale anti-shock è fondamentale a permettere di assorbire l’energia, l’ammortizzamento che offre consente di disperderla distribuendo al meglio i carichi su tutta la regione del piede in modo omogeneo senza traumatizzarlo.

Consiglio inoltre ai miei pazienti che utilizzano plantari personalizzati, con loro grande soddisfazione dopo averle indossate per svariati chilometri, calzature da running con un assetto neutro o addirittura, le mie preferite, sono scarpe da corsa con la suola composta da materiali non eccessivamente morbidi.

Suola morbida non vuol dire necessariamente ammortizzata!!!

Queste cosiddette “suole ammortizzanti” vendute troppo facilmente, sono le principali generatrici del famoso “effetto molla”, spesso citato nella letteratura sulla biomeccanica. Ciò che caratterizza questi materiali è che decuplicano l’effetto dannoso delle onde shock anziché contenerlo, provocando la serie di problematiche evidenziate in precedenza.

Per quanto riguarda le tendinopatie achillee, che sono molto tipiche negli sport con molti spostamenti laterali del piede (basket, tennis…) o dove i sovraccarichi ripetuti sono al di sopra della media (maratoneti…) è fondamentale avere un appoggio del retropiede della calzatura ampio e non smussato (suola a trapezio) e la scelta della scarpa va decisamente fatta osservandola da dietro appoggiata su una superficie piatta.

Le parti mediali e laterali del retropiede della calzatura devono toccare entrambe a terra (vd Foto) per non creare un’ulteriore instabilità del calcagno e facilitare un’eccessiva supinazione del piede.

 

Sono  contrario invece a suole composte da aria (a meno che questi elementi siano contenuti in piccolissimi compartimenti da un materiale più rigido) che, a mio avviso, accentuano, perlomeno in una corsa la mal posizioni del piede.

Vietate categoricamente calzature con la suola usurata!

Un runner pronatore, per esempio, tende a correre con l’arco plantare che cede verso l’interno, un supinatore verso l’esterno accentuando il suo difetto utilizzando una suola morbida.

Questa esasperazione di appoggio scorretto mette a dura prova i nostri tendini con continue tensioni aggravate dall’impatto al terreno.

Gli sportivi e tutti quelli che svolgono attività che mettono in tensione gli stessi tendini in maniera ripetitiva.

C’è poi tutta una serie di fattori di rischio che predispone all’infiammazione dei tendini, tra cui l’età, a causa della naturale usura a cui vanno incontro tutte le strutture del corpo, tendini compresi e il sovrappeso, poiché i chili in eccesso gravano sui tendini.

Per evitare di incorrere in tendinopatie è necessario innanzitutto ridurre, dove possibile, i vari fattori di rischio. Se poi per lavoro o per sport si svolgono movimenti ripetuti e continui è bene sempre accertarsi di mantenere una postura corretta mentre si li svolge mediante l’utilizzo di un plantare su misura.

Il plantare andrà interamente progettato, previo diagnosi medica che confermi la patologia e successivamente ad una accurata valutazione baropodometrica statica e dinamica, con un notevole sostegno bilaterale del calcagno nella regione laterale, contenendo la supinazione nella fase di impatto del calcagno al terreno, trovando il giusto compromesso con la correzione antipronatoria differenziata tra piede destro e sinistro.

Nella mia esperienza ho notato guarigioni più veloci inserendo inoltre, sotto ad entrambi i plantari, delle talloniere da 5 mm che riduco del 50% dopo 30 giorni dall’inizio del trattamento ortesico e rimuovo definitivamente a 45\60 giorni per “accorciare” leggermente il tendine e facilitare la sua rigenerazione.

Durante il periodo di adattamento al nuovo plantare, eseguire qualche trattamento fisioterapico, non potrà che accellerare ulteriormente la guarigione.

 

 


MATTIA LUCA CASTELLANI

Dott. in Tecniche Ortopediche

Università degli Studi di Pavia

Studio: v. Fratelli Carle 7, 10128 Torino

Tel. 011 0371651  Mobile 3279334124

E-mail: info@plantaricastellani.it