Tecnologia e medaglie mondiali del nuoto

Tecnologia e medaglie mondiali del nuoto

Nasce per caso l’incontro con Nunzio Lanotte, ingegnere che lavora in una azienda che ha creato un sistema di studio della bracciata che la FIN (e altre nazionali) abbraccia per ottimizzare i talenti nazionali, una federazione avveniristica da portare ad esempio.

Andrea Toso

14 Agosto 2019

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I mondiali di Nuoto hanno regalato all’Italia un medagliere di tutto rispetto, con conferme incredibili come la divina Fede Pellegrini e quelle di Greg Paltrinieri in distanze varie, e nuovi talenti come nei 50 rana della 14enne , segnali di una federazione meritocratica e attenta ai talenti, che non ha paura di cambiare e cura i giovani atleti e allenatori, dato che proprio la punta di diamante è allenata dal 37enne Matteo Giunta, insomma non  si cercano “baroni” ma talenti veri.
Mi si faceva notare anche come ci sia una rigidità di protocollo gestione atleti ben differente dalla Fidal, federazione in cui spesso ci si trova genitori e zii ad allenare i talenti con situazioni che portano risultati troppo altalenanti e senza continuità, infortuni, variazioni di stagione etc… E alcuni talenti li avremmo davvero, specialmente nei settori giovanili dove facciamo incetta di medaglie salvo poi smarrirli in divenire, e credo la fatica sia paragonabile nei due mondi, ferma una diversa quantità di frequentatori in giovane età nel nuoto che può creare una selezione naturale di talenti più agevole, mentre l’atletica leggera sta diventando purtroppo uno sport di “serie B” salvo poi esplodere nei numeri nei master obbligati ad iscriversi alla federazione per partecipare alle gare.

Dopo questa piccola disquisizione sui meriti della FIN oltre che dei nostri medagliati vi racconto la collaborazione dell’ing. Nunzio Lanotte con i talenti nazionali e mondiali per studiare la qualità di bracciata e l’analisi delle componenti nel nuoto, un mondo che da training data NERD mi ha subito affascinato. Conosco Nunzio in una piovosa serata al museo M9 di Mestre in cui vengo chiamato a moderare il complicato dibattito etico su come usare la tecnologia nel ciclismo e nello sport in generale, lui dalla parte di Satana tecnologico, ovvio, e dall’altra il professore di filosofia morale all’università di Udine, Luca Grion runner, e nonostante abbia ceduto alla tentazione di un Garmin Fenix 5, alfiere della fatica e del talento puro, senza contaminazioni di carattere informatico o elettronico.
Durante la cena seguente ho chiacchierato amabilmente con i due partecipanti alla serata, scoprendo il focus del lavoro di Nunzio in APLab, una azienda che crea, tra le altre, tecnologie per lo studio nella qualità del nuoto: da circa vent’anni hanno creato un velocimetro Speed RT per valutare le fasi transitorie, tuffo, virata e fase subacquea, valori non quantificabili altrimenti nel totale cronometrico, “sempre migliorato negli anni, in particolare con l’introduzione di un potente software di analisi biomeccanica che si chiama BioMovie, prodotto da una azienda di Aosta. Grazie a al software i dati acquisiti col  velocimetro possono essere importati e sovrapposti a riprese video. Si possono inoltre misurare angoli di ingresso, distanze, moto del baricentro etc.” mi spiega l’ing. Lanotte, per altro con un passato da pentaleta e triathleta della prima ora.

A questo primo strumento di misurazione però è stato aggiunto un ulteriore innovativo strumento di rilevazione di cui mi ha parlato quando chiacchierando di potenza in bici e in corsa ho domandato se fosse possibile calcolarne anche nella nuotata “è il mio lavoro!” è stata più o meno la risposta girandomi poi questo link che presenta il lavoro delle palette KZ+, che come vedete hanno usato anche Greg e Fede… sono infatti delle micro palette da applicare sulle dita (come vedete niente a che vedere con le tradizionali) per misurare contemporaneamente ben 8 parametri, suddivise in 3 diverse accelerazioni, 3 velocità angolari e 2 pressioni, una quantificazione numerica di quanto un buon allenatore possa vedere analizzando la nuotata.

Viene quindi analizzata la capacità di avanzare velocemente in acqua generando propulsione azzerando gli attriti.

La maggior parte delle osservazioni sulla tecnica del nuotatore sono fatte a occhio, anche se spesso si tratta di occhi molto esperti. Per esempio un allenatore bravo si rende conto se un atleta spinge più con un braccio che con un altro, ma non ha modo di misurare questa caratteristica. Idem per la differenza tra tecnica hip driven (utilizzare una minore frequenza di bracciata ma, per funzionare bene, richiede gambe forti e una maggiore rotazione dei fianchi per sostenere la velocità.) e shoulder driven (utilizzare una maggiore frequenza di bracciata e siccome le braccia girano veloci si ha una minore rotazione dei fianchi. I più veloci sprinter utilizzano questo tipo di stile) nello stile libero: si vede a occhio, ma non si può misurare.
Con le palette si possono misurare questi e molti altri 
parametri, così da fare un ritratto preciso della tecnica dell’atleta e dei suoi eventuali difetti“.

Ovviamente anche i dati della KZ+ vengono trasferiti all’interno del software Biomovie completando l’analisi della nuotata degli atleti, che guarda caso poi magari vanno anche a medaglia in diverse discipline nonostante l’estetica non premi o l’età non sia più quella ideale per salire sul podio.

La fortuna non esiste, si materializza quando l’opportunità si incontra con il talento, giusto?

E questo è capitato ai nostri atleti, hanno ottimizzato il talento per arrivare alle gare azzerando le variabili e consolidando i dettagli, magari anche merito di Nunzio, io parlandoci ho immaginato che uno spicchietto di medaglia fosse anche suo.
E la FIN? Beh una federazione che investe in tecnologie futuristiche a me è simpatica, magari ne esistono tante altre, ma oggi vi ho raccontato questa piccola chicca…