Talenti assoluti o alchemici?

Talenti assoluti o alchemici?

Gregorio Paltrinieri nuota 1500m in meno di 15 minuti, campione olimpico, mondiale e bandiera del fondo italiano. Quindi 100m in […]

Andrea Toso

05 settembre 2018

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Gregorio Paltrinieri nuota 1500m in meno di 15 minuti, campione olimpico, mondiale e bandiera del fondo italiano. Quindi 100m in poco meno di 1 minuto per tradurre. Non ho un confronto reale istantaneo e limitato  sulla distanza, ma nel triathlon chi vince tappe nel circuito mondiale o alle Olimpiadi non si distaccherebbe poi molto dato che, per esempio Mario Mola in una recente gara si è cannibalizzato il nuoto in 17’35”, due minuti e mezzo vabbè, in acque libere lago o mare talvolta con muta, ma per poi salire in bici e pedalare oltre in 40 km/h e correre 10km, magari leggermente meno, sui 3’ per km. 

Oh tanto per dire Aleestar Brownlee era dubbioso se fare anche i 10.000 alle Olimpiadi perché alla fine gli viene benino già dopo le predette distanze, sai mai che senza riscaldamento molli via tutti. 

Ugualmente al recente mondiale di Ironman 70.3 abbiamo assistito a una strepitosa gara in cui hanno nuotato attorno al 1’05” per 100m, pedalato con bici da crono e senza scia a 44 km l’ora per 90 km e corso una mezza maratona in 1h06’ e spicci.

Oh (parte seconda) in Italia con 1h06’ potresti anche vincere qualche mezza, anche davanti a keniani di seconda fascia, il podio lo prendi sicuro.

Ma Ian Frodeno, fresco campione mondiale in Sudafrica, aveva già nuotato e pedalato, un lungagnone di 195 cm che sembra un manichino scolpito nella roccia, costole e ossa a vista, muscoli essenziali ma potentissimi, un piede nell’anoressia a vederlo, e un talento e una precisione meticolosità nella preparazione da far invidia all’esercito svizzero. 

Chi nuota, ha già capito che questi vanno, chi pedala è già smascellato, chi corre sta facendo conti per calcolare che questo ha corso a 3’10” 21 km. La mia curiosità sarebbe mettere questi campioni a paragone con professionisti puri delle specialità, anche se sono sicuro prenderebbero paga essendo iper specializzati nelle 3 frazioni in progressione; certo che vederli all’opera mi fa pensare davvero se esista solo talento o anche un pelo di alchimia.

E nel mio cinismo e con la mia minima preparazione su tempi di recupero e progettazione performance di endurance rimango sempre attonito nel vedere sforzi massimali ripetuti diverse volte l’anno per guadagnare punti per Kona nel caso Ironman full distance, ed arrivare all’appuntamento clou con tanta energia da spendere nel caldo umido hawaiano. Non sarà troppo?

Frodo ha 37 primavere, magari gareggia un pelo meno… ma quando parte vince l’85% delle gare, talento assoluto.

Palesando il pensiero chiedo davvero se sia tutta solo farina del suo sacco e dei suoi caffè, e non solo sua, ma anche degli altri pro che tengono medie simili così spesso è così a lungo. Noi atleti amatori capiamo più di tutti cosa significhino le loro performance, come un runner decente capisce che Kipchoge possa correre quasi 42 km a 2’40” al km(!!!), provate a tenere una ripetuta da 200 a quel ritmo… 

Esiste il talento, ma va centellinato, programmato, e sembra impossibile che a “pane acqua” integratori/allenatori/preparatori/assetto in sella/scarpe apposite e quel che si vuole un UMANO tenga tali ritmi così a lungo, anno dopo anno, limando anche qualche secondo. 

Io ammiro questi fenomeni, ma intelligenza mi spiega che siano casi unici, e forse addizionati. La mia paura è che il ciclista, runner o nuotatore in crescita, con qualche avvisaglia di carriera, si pieghi a compromessi chimici per vincere un salame alla gara di paese e non per centinaia di migliaia di euro e sponsorship altrettanto remunerativi. Fosse solo per i controlli medici cui vengono sottoposti i pro, fosse solo per la cultura di chi li segue.

Nel mio cinico mondo perfetto, più o meno NFL, i professionisti sono addizionati, è sotto inteso perché sono un investimento per lo spettacolo, lo fanno a spese loro e a loro rischio, dichiarando pubblicamente cosa ed i rischi reali cui si sottopongono. Pugno di ferro nel mondo giovanile e amatoriale, perché l’ignoranza è il reale rischio di chi si dopa per una “coppa”, intesa come salume…

 

Photo by Hal Gatewood