Sport e Social Network

Sport e Social Network

Corri più forte nella realtà o nei social? Quando ti guardi allo specchio vedi colui che gli altri vedono nei social?

Riccardo Mares

27 Maggio 2020

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Quando i social network hanno influito sull’attività sportiva? Come sono cambiate le abitudini sportive al tempo della condivisione su Facebook, Instagram, Strava?

Quando ero giovane, molto giovane, c’era una rivista che dominava la scena, si chiamava Skate (c’è la pagina su FB). Era un vero cult, con gli how-to e soprattutto i miti americani che facevano trip impossibili. La scena degli skater di città si divideva in: niubbi, regular, poser.

I poser erano quelli che facevano di tutto per potersi mettere in mostra a prescindere che fossero davvero i migliori. Oggi il mettersi in mostra non è più confinato al listòn dea piaza ma è globalizzato. Addirittura i confini nazionali o della lingua sono superati, con applicazioni come TikTok dove la comunicazione è quasi totalmente spostata verso immagini e video.

Dove troviamo oggi i poser? Beh gli spazi a loro disposizione sono molteplici: dagli screenshot Garmin taroccati, ai gruppi di discussione fino ad arrivare a quelli che vanno di fotoritocco mostrandosi in ruoli da sogno. Ma non voglio concentrarmi sui poser, già ebbri di attenzione. Voglio concentrarmi sull’effetto, incentivato da una newsletter fatta dal mio amico Skande.

Nella newsletter vengono citati due ricercatori che hanno analizzato come il fenomeno di “bella mostra” dei social network stia portando stati di depressione nelle persone NORMALI:

“Ho con interesse un post, firmato Sarah Snow, dal titolo: “How Facebook Changes How We Think and Feel”. L’articolo evidenzia come alcune persone siano soggette a stati depressivi indotti dai social network. Cita i dati ricavati da alcuni studi, secondo i quali l’insorgere della patologia depressiva negli ultimi anni è in forte crescita, arrivando a colpire il 7% della popolazione USA.”

Ancora:

Charlotte Blease “Questo potrebbe innescare sentimenti di tristezza e disforia in persone che non realizzano che quello che vedono è spesso frutto di esternazioni fatte ad arte per risultare superiori e farsi vanto di successi sporadici”

Così chi è più debole può sentirsi inadeguato di fronte al fisico scultoreo dello spartan racer sporco di fango o fuori forma davanti alla foto della trainer perfetta. 

Siamo costantemente di fronte a icone patinate, che mostrano una parte di loro stessi. Pochissimi di loro mostrano invece i momenti di difficoltà, gli allenamenti andati male, le foto non ritoccate e quelle mattina – magari post serataccia – in cui ti senti inguardabile con faccia gonfia e stato d’animo sotto ad un treno.

Da qualche giorno Strava, probabilmente il principale network di condivisione della attività sportive, ha reso le “Gare sui segmenti” disponibili solo al pubblico pagante (ad oggi 5€ al mese). Cosa significa tutto ciò? È così prioritario per noi confrontarsi sui risultati altrui, soprattutto in questo periodo di lockdown o transizione di lockdown in cui le gare non sono disponibili?

No, non ho risposte da dare. Volevo condividere con te quest’analisi su come è cambiato oggi lo sport, con questa sua messa in vetrina prima durante e dopo la prestazione. Quello che mi sento di dire, in linea con le indicazioni dell’ottimo Scandellari, è di godersi la nostra attività sportiva, di sfidare se stessi, di farsi guidare da chi è migliore di noi ma non sentirsi schiavi o inferiori. Ognuno di noi ha una storia, dei talenti, dei percorsi diversi e dobbiamo porci obiettivi arrivabili e che ci portano in uno stato di frenetica serenità senza crearci stati di ansia, di stress e di difficoltà.

Buona giornata e grazie per avere letto fin qui.

Ti  lascio anche altri 2 approfondimenti:

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