Should I stay or should I run?

Should I stay or should I run?

La maratona è una sfida con se stessi, una distanza universale dalle Olimpiadi di Londra del 1908, anno in cui per passare sotto la residenza dei reali venne calcolata in questa strana misura di 26.2 miglia o 42km195m.

Andrea Toso

10 Gennaio 2019

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È una sfida per noi comuni mortali ma è una distanza con cui si mettono alla prova anche i cosiddetti VIP, tra cui credo in tanti dobbiamo molto a zio Linus di Radio Deejay che smarronando delle sue maratone e portando l’entusiasmo di Aldo Rock, cui lui stesso deve la passione per lo sport endurance.
Nel mondo diverse persone famose si sono cimentate, ultimo forse Will Smith nella mezza di Cuba, tralasciamo il cronometro, ma sicuramente mi viene in mente Flea bassista dei Red Hot Chili Peppers con le sue Five Fingers che sta attorno alle 3h40’, una più quieta Alicia Keys verso le 6h, ma anche Sean Combs detto P. Diddy che a discapito di quanto urlasse in “in viaggio con la rockstar” “io sono nero! Non potete correre più forte di me” in una scena da piangere dal ridere (consigliatissimo sebbene politicamente   scorretto) impiega 4h14’, un super chef come Gordon Ramsey che oltre che Ironman chiude in 3h30’, mentre bontà sua Cannavacciuolo non me lo vedo competitivo in pantaloncini!
Ma se l’endurance è una moda che ha portato fin Pamela Anderson a correre una maratona la storia più bella di tutti i tempi è quella che segue, Should I Stay or Should I Run?
Joe Strummer
Bisogna tornare all’inizio degli anni 80, non sto a raccontarvi più di tanto della band o della vita di Joe Strummer, cantante dei Clash, se non che tornato dalla Jamaica nel 78 aveva contratto una qualche leggera di epatite. Aprile, era in uscita il nuovo album, Combact Rock a 3 settimane dalla pubblicazione, e nessuno in Inghilterra sembrava sapere dove fosse il cantante. Beh semplicemente era a Parigi con la sua ragazza, ospite a casa di un amico, e leggenda vuole abbia corso la maratona. Non risulta ne tra gli iscritti ne tra i finisher, ma così racconta lui in un’intervista del ’99 che riporto tradotta:
Intervistatore: sembra che tu abbia corso la maratona di Parigi.
Joe: già, ne ho corse 3!(corse due volte “certificato” Londra per finanziare la ricerca sulla Leucemia)
Intervistatore: correggimi se sbaglio, ma è vero che non ti sei mai allenato per nessuna delle 3?
Joe: non dovresti chiedermi niente sul mio regime di allenamento, credimi.
Intervistatore: perché?
Joe: perché non è salutare e non vorrei che nessuno mi imitasse.
Intervistatore: non farti pregare…
Joe: okay, lo hai voluto tu. Bevi 10 pinte (1 pinta 0,473 litri…) di birra la sera prima della maratona. Ci sei? E non fare neanche un passo di corsa nelle 4 settimane prima.
Intervistatore: non correre per un mese prima della gara?
Joe: esatto ma non tralasciare le 10 pinte la sera prima. Ma mi raccomando, metti un avviso sull’articolo “non provateci a casa”. Cioè, questo sistema funziona solo per me e Hunter Thompson, ma potrebbe non funzionare per una qualsiasi altra persona. Io vi racconto solo quel che ho fatto.
Joe Strummer
Tutto chiaro, noi viviamo di tabelle, migliaia di km annui, alimentazione, ore di sonno da rilevare con sofisticati cardio GPS ed un punk con diverse dipendenze, sicuramente la birra in cima, corre 3 maratone?!? Beh la volontà fa molto anche se non tutto, chiunque abbia partecipato ad una maratona sa la sofferenza in cui si può incappare, tanto da farci pensare “mai più” nel momento di crisi, per poi intontirci con una medaglia e iniziare la progettazione della successiva impresa.