Psicologia dello sport, effetti del virus sugli atleti

Psicologia dello sport, effetti del virus sugli atleti

Il Dott. Arturo Mugnai, esperto in psicologia dello sport, ci parla delle conseguenze psicologiche del CODIV19 sugli atleti, di vario livello e disciplina.

Arturo Mugnai

09 Marzo 2020

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Come prevedibile, le conseguenze della diffusione di COVID19 non hanno riverbero soltanto a livello socio-economico e sanitario, ma anche psicologico. In quest’articolo Il Dott. Arturo Mugnai, esperto in psicologia dello sport, ci parla delle conseguenze psicologiche del CODIV19 sugli atleti, di vario livello e disciplina.

Spostamenti limitati, impianti chiusi e le direttive in continuo mutamento mettono lo sport, comprensibilmente, in secondo piano almeno finché non vi sarà un ritorno al normale svolgimento delle attività quotidiane. Molti atleti si sono ritrovati dunque impossibilitati a partecipare a gare e competizioni, ma in tanti anche ad allenarsi. Parlando di salute lo sport detiene un ruolo fondamentale ed è quindi necessario fare una riflessione anche sulle conseguenze psicologiche della astensione dagli allenamenti e dalle competizioni.

E’ comprensibile che in questo momento molti atleti possano sentirsi scoraggiati, preoccupati o in ansia rispetto all’esito della propria stagione sportiva, che si parli di amatori o di professionisti. Non può essere altrimenti: hanno speso mesi strutturando e perseguendo i propri obiettivi. Si sono allenati a lungo. Hanno fatto sacrifici. Banalmente, dal proprio sport ricevevano benessere, soddisfazione, divertimento, mica roba di poco conto per la mente dell’individuo.

Ora si ritrovano in una situazione di stop molto simile a quella dell’infortunio sportivo, durante la quale avvengono dei processi psicologici che ci diranno come l’individuo uscirà dal momento di crisi e di lontananza dal proprio sport.

Rivedere gli obiettivi

Quanto stabilito ad inizio stagione dev’essere necessariamente rivisto, altrimenti il rischio è quello di incorrere in una percezione di fallimento personale: non sono riuscito a raggiungere l’obiettivo che avevo fissato ad inizio stagione. Certo, esattamente come tanti altri atleti.

Adesso è il momento di avere la forza mentale per mettere in stand by quei piani ed essere resilienti: compatibilmente con la situazione in cui mi trovo, quali obiettivi sono in grado di raggiungere? Questa è la domanda giusta da porsi per evitare di percepire un fallimento.

Gli obiettivi sono una vera e propria bussola per gli atleti di ogni livello e disciplina. Se la bussola punta verso una direzione irraggiungibile il viaggio, e dunque la condizione psicologica dell’atleta, rischia di finire ancora più in crisi.

Sopportare la mancanza

Al pari di quanto succede in un infortunio sportivo, stare lontani dal proprio sport per misure restrittive contro il contagio può generare una reazione di scoramento nell’atleta. Essere resilienti in un frangente simile significa anche avere la creatività (e il coraggio) di sostituire lo sport con altre attività in grado di darci simili sensazioni. Incaponirsi sull’impossibilità di allenarsi non renderà la situazione più facile da affrontare, anzi.

Tanto vale valutare la possibilità di allenare la propria mente leggendo, guardando e approfondendo argomenti legati o meno al proprio sport, che possono tornarci utili in altri ambiti della vita o anche in quello sportivo.

Nutrirsi non di chilometri, nel caso degli atleti di discipline di resistenza, ma di nozioni, storie e curiosità.

 

“Non sono solo un atleta”

In questo momento di difficoltà è necessario far leva sugli altri ruoli che l’atleta riveste nella sua vita: ruoli familiari, lavorativi e sociali. Spostando, almeno temporaneamente, l’investimento di energie, tempo ed emozioni sugli altri ruoli che riveste nella propria vita, l’atleta sarà in grado di bilanciare la mancanza di attività sportiva che adesso si ritrova notevolmente limitata.

 

Avere il coraggio di chiedere aiuto

Non tutti hanno le risorse e la resilienza sufficiente per far fronte a momenti così critici, indipendentemente dalla astensione dalla attività sportiva, e se ci si accorge di non saper reagire, o intorno a noi abbiamo persone in difficoltà, è bene chiedere aiuto a professionisti competenti e preparati. Molti psicologi che si occupano di psicologia dello sport, si stanno dotando della possibilità di offrire il servizio di sostegno psicologico anche a distanza attraverso mezzi telematici. E’ una situazione nuova e inedita per tutti e anche per questo dobbiamo mostrare coraggio nel saper chiedere aiuto.