Piste ciclabili ed educazione (civica?)

Piste ciclabili ed educazione (civica?)

La legge dice che se esiste una pista ciclabile ogni ciclista dovrebbe adoperarla, ma davvero una bici da corsa è un mezzo adatto a mischiarsi con quelle da trasporto?

Andrea Toso

20 Agosto 2019

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Oggi la notizia del nuovo incidente contro un’auto di un professionista, Domenico Pozzovivo, che salterà la Vuelta per frattura di un braccio ed una gamba. Ogni giorno si legge qualcosa, qualche incidente, omissione di soccorso, sgarri gratuiti ai ciclisti rei di esistere e circolare, magari anche in gruppo… odio razziale sui social insensato.
Son passati due giorni da un piccolo ed elegante alterco a gesti con un automobilista che mi contestava l’aver imboccato in bici da corsa un viale nella sede stradale anziché nell’apposita pista ciclabile, e a posteriori avendo cercato qualche notizia on line potrei anche scusarmi, fermo che andando a oltre 30 km/h e stando come sempre sulla destra, con tanto di radar Garmin per sapere se e quando arrivino auto, non penso di esser risultato un ingombro insormontabile, ma ragionando sulla sicurezza e fastidio delle bici vediamo insieme ad esempio pregi e difetti del ghetto “sicuro” in cui verrebbe richiesta la circolazione.
Credo innanzitutto dovrebbe essere fatta una divisione di intenti, un conto è la circolazione sportiva, un conto completamente diverso è la circolazione “civile” nel senso di spostamenti cittadini di lavoratori, anziani e bambini.
Noi ciclisti, seppur amatori, pedaliamo mezzi con ruote sottili e delicate, cerchi in alluminio più spesso in carbonio, freni efficienti che stanno diventando a disco, la velocità di crociera è importante ed il fine è percorrere distanza, non spostarci da A a B per necessità.
La circolazione civile al contrario utilizza mezzi di vario tipo, da mountain bike, city bike a grazielle vintage/nuove talvolta microscopiche come le Brompton, e sebbene esista una diversa fretta la velocità sarà diversa e la distanza limitata, questo in linea di massima almeno, eccezioni esisteranno sicuramente e non si fa mai di un’erba un fascio chiaro.
Dopo questa prima dissertazione vi chiedo subito se sia sensato che bici da corsa che sfrecciano oltre i 30 km/h convivano con quelle “civili” che girano sui 14/15 di media, velocità che rilevo quando sorpasso persone correndo a piedi nella ciclabile/pedonale sotto casa. Non diventerebbe un rischio per ambedue le categorie? Per farvi capire il rischio, in autostrada (dove per altro c’è un senso unico e non doppio di marcia) esiste un limite minimo di velocità da tenere di 90 con un massimo di 130 km/h, proprio perché i veicoli lenti diventano un rischio per tutti gli altri.

Bici da corsa insieme a bici da spostamento? Mmmmmmm…

Una seconda analisi esce dalla frequentazione delle piste ciclabili, “ghetti protetti” in cui quando va bene si trovano auto parcheggiate, il fondo stradale raccoglie tutti tombini possibili  condito da radici sporgenti che le rendono più utili per un allenamento acrobatico di bmx che la circolazione, si schivano mamme con passeggini, cani, vecchi col cappello e signore che sfidano la gravità pedalando sotto il passo d’uomo con borse sporgenti che richiederebbero cartelli appositi, o peggio del peggio i fenomeni con pedalata assistita che scambiano la bici per scooter dimenticando che il casco non sarà obbligatorio ma male non fa…
Poi ce ne rendiamo conto tutti, spesso le piste ciclabili sono budelli ricavati dal medesimo manto stradale pre esistente, con bordi pericolosi e marciapiedi, cui vengono  dipinte per qualche centinaio di metri delle linee, salvo poi sparire per esigenze di circolazione, lasciandoci nudi e senza difese per altrettanta strada, per poi ricomparire in un insensato slalom speciale tra cartelli e paletti non sempre elastici. Siamo proprio certi siano un dono alla nostra sicurezza o solo un utilizzo di fondi comunitari da campagna elettorale?

È vero.

Noi ciclisti non sempre rispettiamo il codice della strada, “nostra culpa”, circoliamo in gruppo fuori dai centri abitati (in cui è consentito in diversi casi), passiamo col rosso se possibile per non fermarci e staccare le tacchette e magari rovinare la media oraria, ma siamo esseri umani con sia diritti che doveri, famiglie a casa, ossa che si rompono e carne da ricucire quando le auto non ci rispettano, vale davvero la legge del più forte per cui dovremmo accostare a destra ad ogni auto che ci sorpassa, evitare passi montani per non disturbare le comitive di auto e moto che sfrecciano inquinando per andare in un’altra valle o per parcheggiare e fare un paio di km a piedi, sedersi in rifugio e terminarsi di cibo?

Diritti e doveri.

Rispettiamo la circolazione di auto e bici civili, cerchiamo di stare un po’ più in fila indiana anche se l’eventuale tempo che un’auto impiegherà a sorpassarci non determinerà mai un ritardo irrimediabile o la morte di un congiunto, solo qualche secondo in più e magari un po’ di rispetto per noi che amiamo vedere il mondo nella fragilità delle due ruote spalmate di fatica. E quando incrocerete una gara di paese o una granfondo sappiate che il calendario è stilato da mesi, non sono occupazioni proletarie del suolo stradale, una strada alternativa è prevista e se non lo avete saputo prima Google maps o Waze ve ne renderà partecipe.
Ma tornando alle piste ciclabili, a me pedalando capita di sorpassare scooter, non sarei forse più pericoloso e dannoso incrociando biciclette civili piuttosto che occupando si e no un metro di strada automobilistica?
Automobilista molesto che starai maledicendo i miei pensieri, potrebbe esserci tuo figlio o tua moglie sulla ciclabile, tanto quanto io posso essere figlio, fratello e compagno di qualcuno a casa ad aspettarmi, il metro e mezzo di distanza per il sorpasso non è ancora legge approvata definitivamente, non ci sono ancora multe e se il governo prosegue così, ciao! ma non per questo si evita di applicare il buonsenso.