Non ci fermiamo davanti alla paura

Non ci fermiamo davanti alla paura

Il coronavirus non si trasmette con lo smartphone. Ma l’allarmismo e le false notizie sì.

ENDU

29 Febbraio 2020

17

Scegli di indossare la mascherina in assenza di sintomi. Scegli di condividere le notizie spazzatura. Scegli di riportare i numeri allarmanti senza comprenderli a fondo. Scegli di autodiagnosticarti le patologie in corso. Scegli di guardare con sospetto gli altri. Scegli di nascondere la mano se qualcuno tenterà di stringertela. Scegli di fare una scorta alimentare senza alcun senso. Scegli di barricarti in casa. Scegli la paura. Diffondi la paura.

Oppure…

Scegli di dare ascolto alle fonti attendibili. Scegli di proteggere i più deboli. Scegli la dignità. Scegli di prenderti cura della tua salute fisica e mentale. Scegli di non discriminare le persone in base alla loro origine. Scegli di passeggiare all’aria aperta. Scegli di prenderti una pausa dal bombardamento mediatico. Scegli di non delegare agli altri la tua capacità di giudizio. Scegli di incontrare gli amici. Scegli di stare vicino a chi ne ha bisogno. Scegli di allenarti in compagnia. Scegli di ascoltare il battito del tuo cuore. Scegli le emozioni. Scegli la vita. Sceglila, perché sei vivo.

Il coronavirus non si trasmette con lo smartphone. Ma l’allarmismo e le false notizie sì.

I danni che ne derivano, allo stato attuale, sono più incontenibili della possibile epidemia, anche le decisioni più logiche sono ormai collegate a componenti emotive, psicologiche e pregiudiziali. La frenata dei consumi, anche in ambito sportivo sta avendo ripercussioni a tutti livelli. Organizzatori, timer, brand, enti turistici, atleti, tutti stanno subendo pesanti conseguenze.

La paura ci divide, ci fa prendere le distanze gli uni dagli altri, ma mai, come in questo momento, avremmo, invece, bisogno di collaborare e di rimanere connessi per tornare al più presto a una condizione di tanto desiderata normalità. Ed ora più che mai è importante rispettare le regole, importanti tanto nello sport quanto nella vita. Seguiamo pedissequamente le norme comportamentali che ci vengono fornite dagli organi competenti.

Noi siamo sportivi, proveniamo dagli sport di endurance, che ci hanno abituato tanto a competere quanto a sostenerci reciprocamente. È così la nostra essenza, il nostro modo di vivere e di affrontare le cose. Abbiamo fatto allenamenti estenuanti, corso migliaia di chilometri, pedalato salite impossibili, scalato montagne, sudato, sofferto, abbiamo osservato il nostro respiro nel gelido inverno, lasciato gocce di sudore nel deserto, abbiamo sputato rabbia, ci siamo rialzati da decine infortuni, ci siamo svegliati all’alba, abbiamo visto sorgere il sole e abbiamo sempre scelto di andare avanti, andare oltre le nostre paure. Già, siamo sportivi, e forse anche per questo, non abbiamo paura. Non ci fermiamo davanti alla paura.