Nike Zoom Fly Flyknit, spinta da campioni

Nike Zoom Fly Flyknit, spinta da campioni

Nike Zoom Fly Flyknit è la sorella minore della usata da Kipchoge per sfiorare il Breaking 2, la maratona perfetta sotto le 2 ore. In attesa della commercializzazione del nuovo modello usato a Londra testiamo questo modello.

Andrea Toso

05 Giugno 2019

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L’idea per questa recensione delle Nike Zoom Fly Flyknit ci è nata da un micro scandalo, ossia l’evidenza fotografica che alcuni top runners di altri brand stanno usando le scarpe col baffo (cammuffato) usate da Eliud Kipchoge, ossia le Vapor 4%, ma non avendo talenti sufficienti per godere di cotanta potenza ci siamo ridimensionati alla sorellina minore.

Minore ma neanche tanto: il piatto suola a tutta lunghezza in fibra di carbonio é lo stesso usato per VaporFly 4%, quindi la risposta elastica diventa molto simile, la differenza fondamentale risiede nella ammortizzazione donata dalla tecnologia Nike React che si sente appena calzata. La Nike Zoom Fly Flyknit sarebbe una scarpa intermedia, una A2 con il nome tradizionale ed i 234 gr della taglia campione (42 EU-8,5 US) ben spiegano il concetto, il drop è di 10 mm, 33mm sul tallone fino ai 23 del mesopiede, ma l’ammortizzazione che si sente come detto è davvero generosa, tanto da domandarsi se non si stia calzando una A3.

E quindi?

Quindi partiamo a correrci.

Partiamo piano, iniziamo a conoscere la scarpa. Ah no siamo già a 4′! Come a 4′?

Eh si, a pari frequenza e sensazione di spinta ci ritroviamo 15/20″ più veloce del previsto e non ci capiamo molto ma la soddisfazione è notevole. I dati del Garmin dicono che in un periodo di forma praticamente identico, 10 giorni di distanza, i watt medi sono ben diversi: 487w per le Nike Zoom Fly Flyknit e 464w per le altre che comunque sono ben aggressive. Il dato più clamoroso sta nella lunghezza del passo, 124 cm medi contro 115 cm e nonostante un leggerissimo aumento della Oscillazione media verticale da 7,8 cm a 8, ma si abbassa il rapporto verticale (lunghezza passo su oscillazione).
Noi però siamo nelle stesse condizioni fisiche, ammettiamo un giorno di buona forma? Ma neanche tanto garantiamo. Eppure sembra di volare, ogni passo viene addizionato dal ritorno elastico del piatto suola e quindi la lunghezza media ne guadagna, sebbene non si stia spingendo per quella velocità.
Bisogna però segnalare il rovescio della medaglia, la scarpa sembra fisica, molto propulsiva e chiede uno sforzo muscolare e a noi, sebbene una buona tonicità da triathleti va a pesare sui muscoli del gluteo, ad un altro tester ha reso affaticamento ai quadricipiti. La fisicità però non è detto sia un limite, è uno scotto da pagare per l’utilizzo del carbonio che leggero ed elastico chiede un lavoro per farsi piegare.

Non è una scarpa per tutti, ma sicuramente un’arma in più per runners in evoluzione e crescita che vivono under 4’30”, ne godono al massimo gli evoluti attorno ai 4′ e sotto, per cui la muscolatura è già ben sviluppata e possono andare a lavorare progressivamente fino ad arrivare alla distanza maratona. Nel running vige la regola della progressione, non si parte per una maratona senza avere mai corso 5 km, e queste Nike Zoom Fly Flyknit possono richiedere questa progressione per goderne a pieno.

Finendo le caratteristiche tecniche parliamo un attimo della calzata, erede delle Nike Flyknit Racer, è davvero un secondo calzino, quindi ottima per il triathlon anche senza calzini, impressiona l’assenza della conchiglia sul tallone ma la stabilità non ne risente grazie al corno della suola che risale leggermente e all’elasticità di tutta la tomaia Flyknit, traspirante e con struttura di trazione con forme e dimensioni differenti,  ossia ogni zona ha una trama differente, tallone, linguetta, avanpiede, fascia protezione unghie. La linguetta è tutt’uno con la tomaia, i lacci sono asimmetrici e seguono la forma un po’ “a banana” esasperata nella Vapor 4% e dalle prime immagini nella nuovissima ZoomX VaporFly Next% che hanno sfoggiato i top runners a Londra e ha visto Kipchoge vincere con il primato del percorso.
La calzata è abbastanza stretta specialmente sul tallone, forse anche per mediare l’assenza della conchiglia, ma una volta calzata si capisce che non si ha ai piedi una sneaker da passeggio ma una scarpa performante, per la quotidianità di allenamento lento e passeggiata nel tempo libero meglio rimanere sulla linea Pegasus o Epic React.
La suola battistrada si inserisce nella schiuma per tutelare trazione e appoggio della rullata, offre un bellissimo grip anche sul bagnato, una vera arma da velocità.

nike zoom fly flyknitUna scarpa davvero diversa questa Nike Zoom Fly Flyknit, fa capire come mai anche professionisti pagati da un brand possano provare in gara un modello della concorrenza a rischio magari di multe o peggio dalla propria casa madre, fermo che sono diversi i casi di calciatori che dipingevano le proprie scarpette con colori diversi per accontentare lo sponsor mantenendo la performance ed il comfort. Noi siamo amatori e raramente in vita saremo obbligati a indossare un modello, per chi vuole un po’ di innovazione e propulsione ulteriore un test lo consigliamo.

Una piccola curiosità, nella kermesse di coppa del mondo di Triathlon ITU a Cagliari queste scarpe erano molto molto presenti in zona cambio per gli atleti non sponsorizzati, combinazioni?
Non crediamo.

SCHEDA TECNICA DI VALUTAZIONE
marca:  Nike
modello: Zoom Fly Flynit
utilizzo: strada, triathlon
tipologia:  neutra
calzata:  stretta/normale (per il tipo di scarpa)
drop:  10 mm
reattività: molto reattiva
pianta: medio/stretta
tomaia:  saldata
intersuola: nike react
flessibilità:  poco flessibile
allacciatura:  classica/asimmetrica
valutazione generale:  9/10
valutazione su ritmo lento:  pur essendo neutra e leggera resta ben ammortizzata  e con un buon sostegno
valutazione su ritmo medio:  buona reattività sul medio
valutazione su ritmo veloce:  meno reattiva, ma più protettiva sul veloce
comportamento sul bagnato:  molto buono
comportamento su terreni asciutti ottimo