New York, New York, i detentori dei record della mezza vincono

New York, New York, i detentori dei record della mezza vincono

Curioso incrocio di vincitori alla New York City Marathon, i due vincitori sono i detentori dei record di mezza maratona, maschile per Kamworor e femminile per la Jepkogsei. Combinazioni?

Andrea Toso

04 Novembre 2019

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Se nel 1970 il premio della maratona di New York fu un trofeo di bowling riciclato, quest’anno il vincitore Kamworor si mette in tasca ben oltre 100mila dollari, primo classificato tra 53mila partenti ed un indotto turistico spaventoso, come ben sappiamo dai nostri amici che vediamo, ed incidiamo, partecipare dai social.

E il mito della maratona di New York ce lo si tira dietro chiacchierando con qualsiasi conoscente cui si racconta che si corre: “hai mai corso quella di NY?” come a valutare la qualità del runner dalla partecipazione solo a quella della Grande Mela.

Chiaramente la più famosa, la città che non dorme mai ha un fascino enorme per gli italiani, specialmente perché alla singola gara si va ad aggiungere il turismo nella metropoli per eccellenza per lo shopping, se poi si capita così sotto Halloween come quest’anno si fa davvero bingo nella potenzialità di intrattenimento.

E New York è una maratona complicata, i ponti sono dei bei colli da scalare, Central Park è un bel saliscendi continuo, il pettorale costa 449€ (in aumento nel 2020 a 499…) e non è acquistabile individualmente a meno che il PB (maschile) negli ultimi 2 anni non sia inferiore alle 3h, che già screma la partecipazione in maniera sensibile, altrimenti ci si dovrà affidare ad un tour operator che ci creerà un pacchetto più o meno ad hoc con viaggio, albergo e l’agognato bib number.

L’America è sempre l’America, se in Italia ci chiedessero una cifra del genere per una maratona, diciamo Roma, Milano, Firenze o Venezia credo scatterebbe una rivolta, ma per New York ci si vende un paio di mesi di stipendio, per sé e per la famiglia, perché diventerà il viaggio della vita, o almeno uno di quelli che segneranno.

Tanto desiderata New York, che dalle statistiche si arriva ad ogni costo, solo l’1% dei partenti si ritira, numero davvero esiguo considerata la distanza, e se Aldo Rock non rinuncia alla partecipazione da qualcosa come 15/16 anni e Linus lo abbia seguito finché i tendini lo abbiano supportato, bloccando fin la trasmissione su Deejay e facendone un evento mediatico, d’altra parte se in Italia l’endurance è diventato un movimento così vivo lo si deve in parte a loro, con pregi e difetti.

Non importa se ci si impieghi 2h30’ o 7h come anche un amatore a Venezia, concetto che approfondirà il nostro collega Paul Emic, a New York si va per correre LA maratona, come se i 42 km 195m che si corrono in Italia non fossero utili al titolo di maratoneta, ma sarebbe come dire che se non di è giocato a San Siro ma solo in un campo di calcio di periferia non si sia stati calciatori. Purtroppo lo stadio di San Siro non è acquistabile, ma la maratona ha lo strano campo di gara condiviso tra fenomeni e amatori.

Dopo aver scandito qualche dubbio sulla necessità di correre la New York City Marathon mi avvalgo dell’esperienza di un amico che di  gare ne ha corse tante ed organizzate che dice, cito, “Sono sempre stato un detrattore di New York fino a quando non l’ho provata. Vissuta. Sofferta. Amata. E di nuovo sognata.” Grazie Dario.

Tornando alla gara di ieri si sono corse due gare molto diverse, quella femminile molto presto isolata in una competizione a 3 con le compagne di allenamento Keniane Mary Keitany e Joyciline Jepkogsei e l’Etiope Ruti Aga, quindi anche tra le due aziende di scarpe, Adidas le prime due e Nike la terza. Rimaste sole le keniane la detentrice del record di mezza maratona Jepkogsei (1h04’51”) stacca verso il 37 km la grande Keitany che chiuderà a poco meno di un minuto dal tempo della socia, 2h22’38” per vincere a solo 7” dal record femminile che le avrebbe portato ancora qualche dollaro in tasca, media 3’23”. Un leggero negative split dato che la prima mezza chiusa in 1h11’39” contro una seconda di 1h10’59”.

La gara maschile vede ugualmente la vittoria del primatista del mondo di mezza maratona, compagno di allenamenti di Eliud Kipchoge, che impiegò solo 58’01” per fare 21,097 km e a New York stacca la vittoria annichilendo il connazionale Albert Korir quando decide di partire poco prima del 40mo km, chiudendo la seconda metà gara in 1h03’23” sul totale di 2h04’50”, per una media di 3’03” al km. Se tra i favoriti c’era anche il neo campione del mondo Lelisa Desisa vincitore lo scorso anno, che aveva corso placido a Doha, è stato evidente che non avesse ancora recuperato, un mese è troppo poco per mantenere ritmi del genere, incuriosisce che nel gruppo dei top runners ci fosse un atleta senza pettorale con il nome, ma solo il numero 443, l’etiope Girma Bekele Gebre che arriva a soli 25” dal vincitore, guadagnando il terzo posto e magari qualche sponsor ufficiale, che per un etiope di 27 anni può fare la differenza.

E questa sarà la favola che rimarrà della 49ma NYCmarathon, più dei vincitori, più dei 53mila partecipanti, anche se gli oltre 2mila italiani torneranno raccontandoci la loro personalissima New York, questa edizione speriamo sarà ricordata per questo “Carneade”, almeno per gli organizzatori, che sfidò i top runners come fece il nostro Tito Tiberti nel 2011, anche se fermò la sua giornata perfetta dopo 5 km…