Natura e nuove emozioni

Natura e nuove emozioni

Matteo Manfron ci racconta la sua avventura in Nuova Zelanda, un cammino interiore tra natura ed emozioni.

Matteo Manfron

18 Maggio 2020

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Credo di aver sottovalutato molto quello che avrei incontrato in questo viaggio. Mai prima d’ora avevo affrontato una situazione simile.

Una media di 30 km al giorno a piedi tra paesini, campagne, sentieri più o meno ardui, attraversando corsi d’acqua, foreste e montagne e anche costeggiando laghi favolosi mantenendo sempre il desiderio di andare avanti. Un paesaggio attorno a me, esplorato con uno sguardo diverso dal solito incuriosito e stupito.

Sapevo che stavo vivendo un qualcosa di unico ed irripetibile. Proprio per questo dove incombevano momenti di difficoltà lottavo con tutto me stesso in modo da riuscire a proseguire nella mia piccola grande impresa facendo leva nelle mie forze. Consapevole del fatto che se avessi sorpassato situazioni, al momento complicate, in un futuro, anche non troppo lontano, si sarebbero trasformate in efficaci lezioni di vita. E cosi è stato.

Già nelle prime due settimane di cammino l’incessante pioggia creava una forte situazione di disagio. Mi capitava spesso a riposare nella mia tenda bagnata e umida, direi al quanto sconfortevole, oppure le mie scarpe completamente inzuppate per l’intera giornata di cammino. Questo significava portare i propri piedi a consumarsi prima del previsto. Era mia preoccupazione prestare cura del piede cercando innanzitutto di mantenerlo il più asciutto possibile, vista la facilità nella formazione di fiacche. La scelta di adoperare due paia di scarpe è stata molto vantaggiosa.

I forti dislivelli da affrontare tra foreste e montagne Neozelandesi mi hanno portato ad avere un primo infortunio già al decimo giorno. Un’infiammazione alla bandelletta ileotibiale. Un mix di auto trattamenti ed allungamenti muscolari efficaci mi avevano portato dopo tre giorni a riprendere la mia strada. Non conoscevo ancora del tutto il mio corpo proiettato su un itinerario complessivo di 1400 chilometri.

Il mio zaino o meglio ancora la mia zavorra ha dato un forte contribuito nel crearmi situazioni di scomodità visto il suo peso, anche fino a ventidue chilogrammi. Questo perché avevo sezioni di percorso dalla durata di cinque giorni completamente immerso con la natura e quindi avere con me la scorta necessaria di cibo ed acqua per poter sopravvivere.

Il primo stop forzato mi ha dato la consapevolezza che anche le problematiche facevano parte del gioco ed io dovevo riuscire ad amministrare tutto ciò che mi potesse capitare. Ogni giorno mi si presentava in maniera diversa perché molti erano i fattori che potevano variare; dal tipo di percorso, alle condizioni meteo oppure al mio stato fisico/mentale ma mantenendo lo stesso obbiettivo. Arrivare a tutti i costi alla meta prefissata il giorno prima.

Il mio umore molto altalenante, a volte leggermente spaventato ma allo stesso tempo mi sentivo libero e fiero di vivere un’avventura simile. Tanti i momenti di sconforto; uno su tutti la mia fortissima infezione al mio orecchio, il quale mi ha portato a fermarmi per ben nove giorni. Un dolore insopportabile. Ero sotto antibiotico. Questa è stata la vera svolta del viaggio. Ho alloggiato all’interno di un ostello.

Uno stop fisico ma vi assicuro che in questi nove giorni ho camminato di più rispetto a tutto quello che è stato il viaggio. Ho camminato dentro il mio cuore e questa volta non da solo, ma con persone che sono riuscite a diventare una sorta di piccola famiglia. E’ stato uno scambio reciproco in tutti i sensi, oltre ad offrirmi vitto e alloggio in cambio di aiuto nel loro ostello, Harry e Linda mi hanno trattato come un figlio.

Dopo la mia ripresa completa è arrivato il momento di ripartire, zaino in spalla e via. Già dai primi passi ho riflettuto di quanto, l’aiuto di persone conta nel percorso di un umano. Ho avuto la fortuna di vivere situazioni mai provate prima, confrontarmi con persone appena incontrate pronte a offrirti la loro bontà. La semplicità dietro ad un gesto spontaneo fa capire quanto sia rilevante scambiare del bene tra le persone. Innescare una sorta di catena. Tutto cambierebbe.

Un obiettivo iniziale impostato sotto l’aspetto fisico/ atletico, trasformatosi poi, in un cammino puramente interiore.