Milano e i monopattini, amore e odio

Milano e i monopattini, amore e odio

Notizie di questi giorni chiamano in gioco Milano, la città italiana in cui si vive meglio ma in cui al contrario sembra impossibile circolare per il traffico assurdo e lo smog consequenziale.

Andrea Toso

03 Gennaio 2020

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Da qualche anno gli abitanti si stanno arrabattando per scoprire nuovi mezzi di trasporto cercando di incastrare auto, metropolitana con parcheggi scambiatori, quindi strada aperta a bici pieghevoli, sperando di avere un anfratto in cui piazzarle in ufficio e, croce e delizia dei milanesi, i monopattini elettrici.

Se da una parte sono una intelligente modalità di spostamento, con ingombri minimi nei mezzi pubblici, dall’altra come sempre in Italia, erano diventati un incubo per pericolosità nell’uso sconsiderato da parte di alcuni, viziando l’indiscussa intelligenza del mezzo per tutti.

Senza mezze parole, diciamolo – alcuni utenti si sono comportati davvero male, investendo pedoni, senza avere la minima educazione stradale ritenendosi padroni della strada, mettendo a rischio la propria incolumità quanto quegli automobilisti che li hanno incrociati. D’altra parte, la mancanza di regolamentazione ha creato dei monopattini mostro che sfrecciano a 50 km/h, tanto quanto un cinquantino che richiede assicurazione e patentino, che escono dal negozio senza limitazione alcuna e diventano quindi un vero rischio per la circolazione, la fretta metropolitana unita a un’educazione poco sentita aveva portato al divieto di circolazione in città. A regolamentare questo insensato utilizzo selvaggio è arrivato un decreto ministeriale: a Milano saranno imposti dei limiti di velocità a seconda delle zona, sono già stati acquistati 120 cartelli per regolamentare i varchi, i mezzi a noleggio saranno calmierati a 2000 con GPS per localizzazione ed identificazione, limitatore di velocità, luci, una cauzione per il noleggio, assicurazione, una tutela al noleggio selvaggio, per i pedoni e le auto. E nuovi limiti, 20 km/h nelle piste ciclabili, 6 nelle zone pedonali, 30 in altre da definire, considerando che le biciclette a pedalata assistita dovrebbero avere motore solo fino ai 25 sono limiti generosi posti dalla municipalità.

Il Ministero infatti si è ben guardato dall’inserire i monopattini elettrici nel codice della strada ma ha lasciato libertà ai singoli Comuni sulla gestione e regolamentazione dei mezzi elettrici, monoruota, segway, ed hoverboard che SE usati con coscienza e buonsenso possono essere un valido aiuto per decongestionare il traffico urbano tanto quanto il bike sharing.