Margherita Acampora: 42,195 Km, il mio unico pensiero era arrivare al traguardo

Margherita Acampora: 42,195 Km, il mio unico pensiero era arrivare al traguardo

Erano il mio obiettivo sin da quando ho iniziato a gareggiare

Matteo Simone

17 Giugno 2019

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La maratona è una bella sfida per tanti runner che iniziano ad approcciarsi alla corsa, è necessario allenarsi adeguatamente facendo allenamenti mirati e soprattutto allenamenti di lunga durata per abituare il fisico e la mente alla fatica prolungata per non rischiare di andare a sbattere contro il temuto “muro” del maratoneta che potrebbe presentarsi virtualmente tra il 30° e il 35° km.

Di seguito Margherita Acampora, squadra: “La sbarra & i grilli”, racconta la sua esperienza rispondendo ad alcune mie domande:

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita?

Dopo aver concluso la mia prima regina. Quei famosi 42,195 Km che sembravano impossibili. Km che sognavo e che erano il mio obiettivo sin da quando ho iniziato a gareggiare. Quel giorno, senza pensare al come e in quanto tempo avrei compiuto la missione, il mio unico pensiero era arrivare al traguardo. Una volta all’arrivo mi sono voltata ed esultato “ci sono riuscita. E’ fatta!

Nella mente dell’atleta si prefigura la voglia di fare qualcosa di importante, una gara sfidante come la maratona per esempio, ma deciso l’obiettivo bisogna impegnarsi e crederci, trovare voglia, spazio e tempo per allenarsi e mettere un po’ da parte qualcos’altro ma si tratta di un periodo di tempo che procura benessere all’atleta per farlo sentire efficace, autoefficace, sempre meglio e più vicino al raggiungimento del proprio sogno:

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica?

Diciamo che se sono così vicina allo sport e se ancora oggi non ne posso fare a meno, è anche grazie ai miei genitori che all’età di 6 anni mi hanno “buttato” in piscina. Da quel giorno non ho passato giorno senza sport. Ho cambiato sport di frequente passando dalla piscina, alla pallavolo, al tennis, alla palestra; prima frequentando corsi di step e poi sala fitness, fino all’incontro con la corsa e le gare.”

Lanciarsi o essere lanciati in uno sport e poi si prosegue sperimentando benessere praticando gli sport che più ci aggradano, notando progressi e cambiamenti:

Quali sono i fattori e le persone che hanno contribuito al benessere e performance nello sport?

Le persone che hanno contribuito sono stati i miei genitori. Sono loro che hanno dato il “la” per poi farmi camminare con le mie gambe e scegliere lo sport che più preferivo. I fattori, o meglio il fattore, il benessere che mi porta sia a livello fisico che mentale. Una liberazione, uno sfogo e un vero e proprio scarico.

I genitori possono invogliare senza insistere, possono consigliare, coinvolgere e poi dipende tutto dal ragazzo/a la continuità e la motivazione in base all’ambiente che trova, amici, allenatori, educatori:

Qual è una esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport e nella vita?

Ultima mezza maratona a Padova 2019. Siamo partiti già zuppi d’acqua e il freddo non faceva presagire nulla di buono. Una volta in griglia con gli amici saltellavamo per mantenere alta la temperatura e l’umore. Poi siamo partiti e da lì la sfida. Diluvio universale, scarpe pesanti come piombo sin da subito, ma nonostante tutto continuavo a gridare a me stessa “ormai sei in ballo……testa alta e vai avanti”. Poi l’arrivo. Una grande gioia mixata al freddo che mi ha portato all’ipotermia, mai accaduto prima. L’amico che mi aspettava al traguardo si è preoccupato per me e non sapeva come aiutarmi. Non riuscivo a smettere di tremare. Lui mi abbracciava per riscaldarmi, ma i suoi abbracci ostacolavano il mio tremore e non mi portavano giovamento al punto tale di dirgli “non abbracciarmi”. Anche nel parlare avevo difficoltà. L’unico cambio che avevo era una maglietta e una felpa. I piedi continuavano a sguazzare nelle scarpe bagnate. A quel punto dovevamo raggiungere l’hotel che si trovava a 2.5km. Traffico e mezzi bloccati e la pioggia continuava imperterrita senza sosta, come se la sfida non fosse ancora finita. A quel punto ho pensato “qual è il modo che mi può aiutare per smettere di tremare?” L’unica risposta che mi è balenata per la testa è stata “continua a correre”. Così ho detto al mio amico, corriamo e raggiungiamo l’albergo. Il mio amico non ha proferito parola e ha cominciato a correre con me. Una volta in albergo ho realizzato quello che avevo fatto e solo in quel momento ho fatto uscire quelle lacrime di gioia, che forse prima sarebbero state di disperazione. Tutto questo mi ha insegnato che in molte situazioni quando tutto sembra impossibile/difficile, la via di fuga c’è sempre. Sta tutto in noi. Nel riflettere, capire dove siamo, dove ci troviamo, rimanere lucidi quanto più possibile, per poi dare spazio alla nostra reazione e forza.”

Interessante testimonianza che fa comprendere come ci si può comportare sotto stress o in condizioni di panico, e quindi bisogna capire cosa si può fare senza troppa fretta, organizzarsi, essere fiduciosi che almeno una soluzione c’è, comprendere quali possono essere le nostre risorse a disposizione e in questo caso la corsa che ci permette di riscaldarci e arrivare a destinazione e anche amici che possono sostenere, una volta risolto ci si arricchisce dell’esperienza avuta:

Cosa pensano i tuoi familiari e amici della tua attività sportiva?

Mio padre fa il tifo per me, mio fratello è sempre più incredulo dei miei tempi e traguardi (lui ha iniziato da poco a correre), mia madre nei casi come quelli di Padova (situazioni atmosferiche che potevano causarmi problemi di salute) mi reputa incosciente e mi dice “quando cresci” ma alla fine è la prima che mi chiama per sapere com’è andata la gara. Tutti sanno che la corsa/lo sport mi fa bene e quindi se io sono felice loro sono felici. Mi reputano spesso pazza quando sanno che il sab e la domenica mi sveglio presto per un allenamento lungo ma alla fine sanno che più che un sacrificio per me è passione.”

La corsa diventa una passione impegnativa e faticosa che fa trovare tempo per allenamenti lunghi e faticosi anche la mattina all’alba ma i benefici che si sperimentano sono tanti e compensano tutto l’impegno:

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?

Nulla di particolare a dire il vero. Ricordo che una volta ho preso parte alla 3 Comuni. La mia intenzione era fare un allenamento lungo in compagnia. Non mi sono applicata molto. Rimanevo con un filo di gas per poter scherzare e ridere con chi mi stava accanto. Ad un certo punto passiamo davanti una pianta piena di fiori. A quel punto chiedo ai maschietti vicino “chi di voi si ferma a raccogliere qualche fiore per noi femminucce?” Proprio il ragazzo che mi stava accanto esclama ridendo “Wow super concentrata eh!” A quel punto decide di starmi a fianco per finire in serenità la sua prima gara lunga. Mi sono trovata a fare il pacer senza saperlo.”

Più è dura la gara e meno bisogna preoccuparsi per evitare di spendere troppe energie nell’essere insicuri di terminarla o di soffrire troppo, l’umorismo e la buona compagnia diventano due armi a disposizione dell’atleta per gareggiare con serenità e fiducia:

Quali capacità, risorse, caratteristiche, qualità possiedi nella pratica del tuo sport?

Sono una persona molto diligente (forse anche troppo mi viene detto). Costante e determinata. Quando devo seguire una tabella o un particolare allenamento, la/lo seguo in maniera “ossessiva”. Spesso mi definisco “autistica” ossia, anche se non devo dar conto a nessuno di com’è andata una gara piuttosto che un allenamento, io devo mettere in atto tutto ciò che è richiesto. Devo fare quanto programmato. Es. se mi viene detto di fare 10km, beh saranno 10.01km e non 9,99Km.

Importante è definire l’inizio e la fine dell’allenamento in modo da delimitare l’eventuale ossessività, decidere che quando bisogna allenarsi ci si allena e poi si può recuperare e fare altro, c’è un momento per faticare e un momento per fare altro, ogni cosa a suo tempo:

Che significa per te praticare attività fisica?

Libertà, sfogo, uno spazio solo mio. A volte evito anche di uscire in gruppo perché ho necessità di sentirmi sola. Significa ritrovare quella scarica di adrenalina che vivevo pre e post esame all’università. Ripensandoci, è stato proprio al termine degli studi che ho deciso di trovare qualcosa che mi facesse sentire quel “peso” sullo stomaco, quello stesso stato d’animo che provavo nel pre e post sessione d’esame. Quando ho iniziato a partecipare alle gare competitive ho capito che l’avevo trovato. Dove? Sotto il pallone prima dell’inizio e all’arrivo dopo la gara.”

Le persone sanno cosa le fa star bene e cosa no e cercano di ricercare le situazioni per sperimentare, anche sperimentare di superare situazioni spiacevoli, a volte si ricercano situazioni di sofferenza per goderne quando se ne viene fuori, e così la corsa fa sperimentare l’ansia pre gara che comune poi finisce e la soddisfazione dell’arrivo e della riuscita vale molto di più:

Quali sensazioni sperimenti facendo sport?

Tante e diverse tra loro. Molto dipende dalle giornate e dalla mia soddisfazione in quello che ho fatto e/o dato. Se un allenamento tecnico non è andato come speravo non sono serena, anzi mi crea un bel po’ di domande e scoramento. Se tutto è andato bene l’unico pensiero è…. non vedo l’ora di riuscire di nuovo.”

Tutto serve, le criticità servono per migliorare, per apprendere, per studiare e documentarsi, le cose riuscite servono a darsi pace, a essere sereni e soddisfatti:

Quali sono le difficoltà e i rischi nella pratica del tuo sport? A cosa devi prestare attenzione?

Le difficoltà maggiori riguardano il tempo che bisogna incastrare nella giornata per dedicarsi alla cosa che ci fa star bene. Quando per eventi esterni non posso allenarmi, mi arrabbio e quindi mi rendo conto che questa passione ogni tanto si trasforma in frustrazione e quindi invece di trarne giovamento ne “soffro”. Quindi il rischio è che mi si rovinino le giornate per un allenamento mancato.”

La vita è fatta di ambiti e orti da coltivare e bisogna sviluppare la consapevolezza che non si può investire tutto in qualcosa di specifico ma distribuire un po’ l’attenzione attorno a ciò che ci circonda che comunque continua a farci sperimentare benessere:

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica dell’attività fisica?

Per fortuna non ho mai avuto grandi problemi fisici che mi hanno richiesto momenti di pausa. Per quanto riguarda le condizioni ambientali non mi faccio fermare dalle nuvole ma a volte mi rifugio in palestra sul tappeto se eccessivamente burrascoso fuori. Magari anche quando mi sento più debole o poco sicura di uscire da sola.”

Importante conoscersi bene e capire cosa possiamo fare e come, sviluppare sempre più consapevolezza delle nostre sensazioni corporee e organizzarsi per stare nel miglior modo possibile:

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare?

Si ho rischiato di mollare o meglio ho ridotto parecchio le uscite. Proprio la sensazione di malessere che mi provocava l’assenza delle mie uscite però, è stata la spinta affinché non mollassi mai del tutto e mi ha guidato nella ripresa.”

Bisogna sempre capire cosa è meglio per noi, trovare un equilibrio, tra fare e non fare, correre e non correre, cosa mettiamo da parte ed evitiamo, dove fuggiamo, a cosa andiamo incontro ed è importante assumersi sempre la responsabilità delle proprie scelte con la consapevolezza che ora è così e quando vogliamo possiamo cambiare modalità o direzione:

Ritieni utile lo psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti ed in quali fasi?

Secondo me è molto importante. Io in ogni aspetto della mia vita (non solo nella corsa) nasco come una persona molto severa con me stessa. Se sbaglio un allenamento piuttosto che una gara non lo accetto facilmente. Io mi definisco la mia peggior nemica e quindi sono in una lotta continua. Forse ascoltare qualcuno esterno a me stessa mi aiuterebbe a immagazzinare e accettare che sono un essere umano e che i giorni “no” possono accadere. Seppur penso che anche ascoltando tali pareri esterni finirei comunque col dirmi “niente scuse, potevi fare meglio.”

Nella vita succede di avere sensi di colpa, rabbia, incredulità, sfiducia e a volte si dimentica a che punto della nostra vita siamo, cosa abbiamo fatto finora, dove siamo arrivati e come, quali sono state le nostre migliori esperienze, quali nostre caratteristiche e qualità ci hanno permesso id arrivare finora, la figura di un professionista psicologo può aiutare anche ad evidenziare risorse, a far emergere il positivo di ognuno di noi perché a volte ci focalizziamo sul negativo, sulle criticità e perdiamo di vista le cose belle cha abbiamo a disposizione, che possiamo riscoprire, che possiamo coltivare:

Qual è stata la gara dove hai dato il meglio o hai sperimentato le emozioni più belle?

Maratona di Roma 2018. PB 3’15. Mi sono dedicata così tanto che non avrei accettato un risultato diverso. Soprattutto per la maratona, il grande lavoro lo si fa in allenamento; la gara diventa un test di ciò che è stato fatto e come è stato fatto. Mi ricordo ancora la tensione come se fossi alla partenza ora. Ero cosciente che sarei stata per ore da sola e che avrei dovuto considerare la sfida come un’amica e non nemica. Ho gestito la gara ristoro per ristoro e spugnaggio per spugnaggio, a piccoli obiettivi. Alla fine ho vinto io tagliando il traguardo neanche troppo sfinita e con il tempo che volevo. Non scorderò mai quel momento.”

Interessante una gara vinta non chilometro per chilometro, ma ristoro per ristoro, spugnaggio per spugnaggio, sì perché a volte è determinante l’integrazione in gara, il prevenire la disidratazione, il focalizzarsi sul momento presente considerando la gara una serie di 5km da fare nel miglior modo possibile e continuativamente la cui somma ti dà la regina maratona:

La tua gara più difficile?

La Maratona di Roma 2018 visto le alte aspettative e la non accettazione di un risultato diverso da quello prefissato.”

Se si è tropo severi con se stessi, si diventa troppo rigide e allora non si può sbagliare tutto deve filare liscio e il rischio è che non si vuol rischiare di fallire, il rischio è di abbandonare, di spendere energie utili alla partenza o prima per l’insicurezza della prestazione eccellente, si può cambiare atteggiamento e viverla serenamente ma prima bisogna cambiare la persona che si dovrebbe mettere in gioco anche prendendosi in giro in modo sfidante lo stesso ma con ironia:

Come superi eventuali crisi, sconfitte, infortuni?

Sconfitte: all’inizio mi piango addosso, sono arrabbiata per giorni. Poi cerco di metabolizzare e ritornare lucida. Inizio a pensare che tale atteggiamento non mi porterà a nulla di costruttivo ma solo frustrazione e ancor di più ad odiare ciò che amo. E io non voglio odiare la corsa. Crisi: cerco di andare avanti a piccoli obiettivi (un cartello stradale, piuttosto che una persona davanti a me. Penso al benessere che proverò all’arrivo e alle persone che stanno facendo il tifo per me. Cerco di partecipare con tutta me stessa: testa, cuore e gambe. Cerco di accettare la crisi e farla diventare mia complice. A volte inizio a parlare con me stessa e a ricordare cosa ho fatto in passato.”

Interessante testimonianza di un’atleta che attraversa diverse fasi successive a criticità come l’accettare, riorganizzarsi, riprendere, definire nuovi obiettivi da raggiungere gradualmente immaginare cosa ci aspetta all’arrivo, aiutarsi con esperienze precedenti per andare avanti con più fiducia:

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?

Vivete all’aria aperta, respirate a pieni polmoni, divertitevi e condividete i vostri spazi. Frequentate vostri coetanei o coloro dai quali potete imparare. A testa in giù su un display non vi darà nulla se non calo della vista e solitudine. Scegliete uno sport e ponetevi obiettivi. Lo sport è educazione e disciplina, una scuola di vita a 360° che vi servirà come bagaglio nella vita. Che sia di squadra o individuale dallo sport potete imparare a gestire le diverse situazioni e sensazioni, le vostre debolezze e paure; massimizzare il vostro potenziale con il minimo sforzo.”

Questo è lo sport che vogliamo, che fa sperimentare benessere all’aria aperta e lontano dalla tecnologia che costringe ad essere poltroni e sedentari, lo sport che fa organizzare per raggiungere mete e obiettivi, per sfidare altri, per apprendere da tante esperienze da soli o in condivisione con altri:

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? Un messaggio per sconsigliarne l’uso?

Non mi ha mai sfiorato il pensiero. Sport è benessere. Benessere non va di certo a braccetto con prodotti chimici che migliorano la performance ma creano danni con il tempo. Se il raggiungimento di un obiettivo deve essere una sfida per capire i nostri limiti, che gusto c’è a rendere il gioco più facile? Il mio consiglio è solo uno: anche con la competizione bisogna rimanere se stessi. Veri e leali, prima con noi e poi con le persone che condividono questa passione e fanno i nostri stessi sacrifici per riuscire. Giocare sporco che soddisfazione da? Meglio arrivare ultimi avendo dato tutto noi stessi che sorpassare qualcuno e non avere il coraggio di guardarlo in faccia una volta al traguardo.”

Dipende da noi l’eventuale performance o il fallimento se siamo sereni e siamo più fiduciosi vedrai che la performance prima o poi arriva senza spingere troppo e senza barare, perché l’impegno paga sempre soprattutto se non si hanno pretese e si è disposti ad aspettare apprendendo dall’esperienza:

Cosa hai scoperto di te stessa nel praticare attività fisica?

Che devo credere di più in me stessa. Che quando mi balena per la testa “ma oggi come farai a portare a termine l’allenamento/la gara?” devo pensare alle volte in cui a questa stessa domanda ho trovato la risposta nella performance portata a casa.”

Bisogna sempre guardarsi attorno e capire come stiamo, come vogliamo stare, come stanno gli altri, cosa possiamo cambiare per star meglio:

Hai un modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno?

Non ho mai avuto un modello specifico di riferimento. Per quanto riguarda le persone alle quali mi ispiro sono maggiormente quelle persone che, seppur con grandi problemi fisici, in qualsiasi ambito della loro vita, riescono a raggiungere i loro obiettivi grazie alla loro mente, forza di volontà e voglia di vivere. Perché loro vivono, non si lasciano vivere. Beh loro sono il più grande esempio per me soprattutto in quelle giornate in cui sono più lamentosa e negativa per un motivo o per un altro.”

A volte dimentichiamo dove siamo arrivati, da dove siamo partiti, il percorso che abbiamo fatto, i problemi che abbiamo superato, tutto ciò ci aiuta a considerare in ogni momento tutto noi stessi, negatività e positività, stress e rilassamento, nostre bellezze e bruttezze e ci permette di accettare tutto e poi noi stessi interamente nel complesso:

C’è una parola o una frase che ti aiuta a crederci e impegnarti?

Ogni volta che mi giro indietro e vedo quello che ho raggiunto. Allora esclamo ‘visto? eppure ti sembrava impossibile’.”

Nella mente degli atleti ci sono sempre dubbi e desideri, sogni da voler trasformare in realtà, obiettivi prossimi e lontani, strade e direzioni da prendere:

Prossimi obiettivi? Sogni da realizzare?

Al momento non sto vivendo un periodo tale per il quale posso fare programmi. O meglio evito una pianificazione perché se mi prefissassi dei programmi che poi per un motivo o un altro non potrei portare avanti, soffrirei per frustrazione. Al momento mi vivo quello che si presenta senza pretendere nulla da me stessa perché so di non essere nella situazione mentale per poter chiedere troppo. Il fisico è ok ma la maggior parte delle volte ultimamente è la testa che non mi segue.”

Quello che sembra avere dalla sua parte Margherita è tanta consapevolezza delle sue capacità e dei suoi limiti, ora si tratta solamente di decidere di continuare così o lavorarci per capire cosa vuole da se stessa e come:

Un messaggio per le donne del mondo?

Siete forti e lo dimostrate in tutti i campi. Nonostante il vostro hobby o lo spazio che vi ritagliate, riuscite a non far mancare nulla ai vostri cari. Siete presenti e forti anche quando l’unico vostro pensiero sarebbe sedervi in un angolo e recuperare le forze. Invece no. Imperterrite e come macchine da guerra portate a termine tutto ciò che amate senza dimenticare che siete donne e che vi dovete amare in quanto tale.”

A proposito di donne il 2 Giugno, in occasione del “Cross Trofeo città di Nettuno”, Elisa Tempestini e l’Associazione Spiragli di luce mi daranno la possibilità di presentare il libro “Lo sport delle donne” edito da Prospettiva Editrice e altri miei libri quali: Sport, benessere e performance; Ultramaratoneti e gare estreme; Sviluppare la resilienza; O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia.

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

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