Maratona, maratona, maratona e domani farei un’altra maratona

Maratona, maratona, maratona e domani farei un’altra maratona

Un paio di settimane in piscina si parlava con Barbara Pozzobon campionessa nuotatrice di fondo a livello mondiale e con […]

Andrea Toso

12 settembre 2018

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Un paio di settimane in piscina si parlava con Barbara Pozzobon campionessa nuotatrice di fondo a livello mondiale e con la sua allenatrice Barbara, io stupito chiedevo quanto ci mettesse a recuperare sforzi massimali come ad esempio 57 km della Santa Fe/Coronda a fine luglio, vinta nel 2017 e seconda piazza per il 2018 nuotando per 7ore e 42’. Il mio stupore sta nel calendario fitto di questo circuito, in cui distanze oltre i 25 km sono più o meno mensili.

Detto questo Barbara, 24 anni, è una professionista e milita nelle Fiamme Oro, insomma è il suo lavoro. L’allenatrice mi ha comunque spiegato che post 57km c’è stato un calo di brillantezza (e vorrei pure vedere) che sta ancora pagando, nonostante ieri abbia vinto la Capri Napoli, ma che essendo più o meno sempre gli stessi atleti i partecipanti al circuito, i valori rimangano abbastanza inalterati. Professionisti, come i ciclisti in una corsa a tappe di due o tre settimane concettualmente in cui le salite e le tappe sono equivalenti per tutti ed i valori assoluti emergono nella media della distanza.

Ma abbiamo tutti un qualche amico “seriale”, questo è il tema di partenza, quelli che preparano non UNA maratona o ultra che sia, ma domenica dopo domenica girano Italia ed Europa in cerca di (almeno) 42km195m per portare a casa una medaglia, magari correndo poco niente durante la settimana. E weekend per weekend corrono la distanza regina senza la competitività a mio gusto necessaria, un obiettivo cronometrico realizzabile ed ambizioso che sia la festa di fine allenamento, ma fanno lunghissimi su lunghissimi, sempre “lenti” per il puro piacere della strada, direi quasi una dipendenza.

Di Re Giorgio Calacaterra ce n’è uno solo, padrone per anni dei 100km del Passatore, con un talento che gli permette di correre la maratona singola in circa 2h40’ e di completarne 10 consecutive poco sopra le 3 ore come fatto a fine agosto, o raddoppiare la Maratona di Roma per allenamento e beneficienza arrivando accompagnando l’ultima runner amatore. Anche per lui, talento assoluto ed ex tassista, la corsa è diventata un lavoro spostando in un negozio specializzato l’attività ufficiale, supportato comunque da qualche sponsor.

I nostri amici forse, collezionano patacche e pettorali per numerare le maratone, “ne ho fatte 100, sono a 115 tra maratone e ultra” è la tipica sentenza, e noi ne rimaniamo un inizialmente ammirati, fino a sentire i cronometri da ritmo shopping. Tacche sul fucile.

La questione che vorrei porre è se sia davvero giusto “impegnare strada” ogni domenica godendo dei ristori ogni 5km, lasciando comunque fondi alle singole competizioni, o sia più etico massimalizzare gli allenamenti mirando a una/due maratone all’anno, così da compiere un viaggio di allenamento ed avvicinamento, che porti alla ottimizzazione della performance/gara e soprattutto ad un sensato periodo di scarico post. Compiere un ciclo.

La libertà innanzitutto, chiaro e necessario rispettare ogni idea e obiettivo, ma certe distanze diventano dannose al nostro organismo, in radicali liberi, danni muscolari e traumi al sistema scheletrico. Le endorfine sono la droga naturale del nostro organismo e come da battuta costano meno di uno psicologo, ma tra scarpe esauste viaggi ed iscrizioni esiste forse un bilanciamento.