Maratona: ancora una volta

Maratona: ancora una volta

Ricordo come fosse ieri quando sognavo la maratona e mi chiedevo: ce la farò mai? Oggi di medaglie al collo ne ho quattro e l’emozione non cala mai. La regina si fa sempre rispettare e non dimenticare.

Riccardo Mares

10 Dicembre 2018

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Ho iniziato a correre solo nel 2013, esattamente il primo gennaio 2013, dopo essermi guardato allo specchio ed essermi reso conto che quei novantadue chili stavano diventando decisamente ingombranti.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di fare tanti sport, volley su tutti e rugby in chiusura (con i mitici “Veci” Old RossoBlu), coronando un sogno che da bambino non avevo affrontato. Un infortunio alla spalla a novembre 2012 e un lungo stop. Mi sentivo pesante e la sensazione di robustezza si trasformava in pesantezza. Così ho infilato un paio di scarpe da tennis qualsiasi e ho fatto una corsetta.

Da quel giorno sono passati migliaia di chilometri, decine di scarpe, decine di medaglie, qualche scelta sbagliata e qualche infortunio. Ricordo come fosse ieri quando sognavo la maratona e mi chiedevo: ce la farò mai? Guardavo le schede su Runtastic e dentro di me la risposta era no… Poi è arrivata Garmin a regalarmi un sogno e a convincermi che ce l’avrei potuta fare: #RoadToVenice. Oggi di medaglie 42k al collo ne ho quattro e l’emozione non cala mai. La regina si fa sempre rispettare e non dimenticare.

L’ultima esperienza è stata il 25 novembre, con la partecipazione alla Firenze Marathon, trentacinquesima edizione, in occasione del meeting degli #AsicsFrontRunnerItaly (a cui da un paio di anni ho l’orgoglio di poterne far parte). Arrivati a Firenze il venerdì, ho passato due giorni con i compagni d’avventura tra foto, incontri tecnici e il sabato in Leopolda con uno speech assieme all’amico Luca su Running e Presenza Digitale.

Perchè quest’ultima maratona è così importante per me? Perché il percorso per arrivarci è stato tortuoso. Noi umani siamo davvero fatti strani: ciò che ci fa maggiormente soffrire  alla fine è ciò che ci regala le gioie maggiori. Edward Abbey diceva:

Possa il vostro cammino essere tortuoso, ventoso, solitario, pericoloso e portarvi al panorama più spettacolare. Possano le vostre montagne elevarsi fino alle nuvole e oltrepassarle.

La voglia di mettersi costantemente alla prova, di sfidarsi, di cercare avversari in anonimi compagni di gara o in se stessi, ci fa intraprendere sfide folli.

Il mio percorso per Firenze è stato complicato: una fastidiosa fascite plantare a fine estate mi aveva fermato dal correre per almeno 3 settimane, con risultati sulle performance disastrose (il running è uno maledetto). Saltata la mezza di Bologna che doveva essere una pietra miliare della preparazione, un test, per poi ripianificare – con l’aiuto di Pitt – gli allenamenti in tutta fretta, ovviamente con la consapevolezza di non poter ambire ad un personale e sapendo che le antenne dovevano essere stratese, per prevenire una ricaduta o altri infortuni: tempi per settimane di scarico non ce n’erano proprio.

Lungo il cammino si è messo un po’ di tutto: meteo impazzito con vento e pioggia, la fidata app della sveglia in crash m’ha fatto saltare quasi una settimana di allenamenti, fascite che ogni tanto ricordava di esserci stata e una contrattura al polpaccio sinistro, andata e venuta senza chiedere il permesso. Per finire, un dolorino all’inizio del femorale destro che mi ha accompagnato anche durante il meeting. Che casino. Dimenticavo: il lungo dei lunghi era stato l’unico allenamento andato male, demoralizzandomi non poco anche se poi i segnali successivi erano positivi.

Il giorno della gara ricordo di essermi alzato dal letto e la prima cosa che ho fatto fu guardare fuori dalla finestra: pioggia, tanta pioggia. E’ iniziata così l’avventura Firenze. Assieme agli altri amici ci siamo incamminati – corricchiando – verso la consegna sacche e la griglia di partenza. Poncho antipioggia addosso e sul limite del tempo per entrare all’ultimo minuto.

Ha piovuto per tutta la gara, ma per fortuna la temperatura era apprezzabile senza il pericolo di surriscaldarsi,ecco! Non voglio annoiarti col racconto della gara, ognuno la vive a proprio modo. Solo qualche aneddoto tipo:

  • Mi sono reso conto in griglia di non aver indossato la fascia HRM, quindi niente rilevazioni postume su potenza dinamiche di corsa più precise
  • Mi sono reso conto al secondo km che stavo confondendo il passo medio con il passo degli ultimi 10 secondi del Race Screen
  • Mi sono reso conto più o meno al 20° km che avevo sbagliato i conti del passo e del tempo d’arrivo… un genio
  • Mi sono reso conto che ero ancora in gioco, che ero lì e km dopo km sentivo che quel traguardo era sempre più un’altra medaglia al collo, a prescindere da tutto

La gara è andata bene, fin troppo bene. Non ho avuto problemi particolari al più di una forte stanchezza dal 35° dovuta probabilmente ad un’alimentazione non perfetta il ven-sab e ad un po’ di stress (non si scherza con la maratona!!!). Ho fatto il personale, che non ci avrei mai scommesso e soprattutto per quattro giorni le gambe mi hanno ricordato che in gara ho dato tutto quello che potevo, che non dovevo farmi rimorsi, che è andata bene così e che doversi attaccare per fare le scale è davvero ridicolo (no, non ho fatto il video!!!).

Durante la corsa, in centro a Firenze, un bimbo reggeva un cartello con scritto “Papà sei il mio eroe”: buona che pioveva perchè una lacrimuccia mi sa che mi è scesa, pensando ai miei pupi distanti da me e che avrei tanto voluto fossero lì ad urlare “Vai babbo”.

Al trentesimo km mi aspettavo di trovare i miei amici di Asics, quelli che avevano corso la staffetta il giorno prima. Il passaggio di quel km è stato duro perché non c’erano. Poi l’entrata al campo d’atletica e nella curva…

Non commento nemmeno: totale, immagini sensazioni emozioni abbracci che non dimenticherò mai.

Così si conclude questa avventura con la solita sensazione, tagliato il traguardo, che qualcosa iniziava già a mancare e che probabilmente ciò che serve è un’altra gara, un’altra sfida, un’altra prova da superare e superarsi.

Hai corso anche te Firenze o un’altra maratona? Dai raccontami i tuoi aneddoti qui nei commenti o sui social, ti aspetto.