L’importanza della gara

L’importanza della gara

Molti iniziano a fare sport per i motivi più disparati: chi per fuggire da qualcosa, chi perché ha un po’ di pancetta, chi per emulare qualcuno… in tutti questi e in molti altri casi almeno una volta abbiamo osato pensare a qualche campione.

ENDU

03 dicembre 2018

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Sono in bici in salita e mi vengono in mente le parole del compianto De Zan “scatta Pantani”, oppure nuoto e mi immagino le bracciate della Pellegrini, corro e alla fine scatto come nel finale della maratona di New York!

A noi però non interessa diventare campioni, l’unica cosa che conta è piuttosto metterci in gioco. Già. Il problema è proprio quello. In tanti hanno paura di provare, di osare… mi capita troppo spesso, quando incrocio qualcuno che corre a cui chiedo qual è la prossima gara che farà, che mi risponda,” ma nooo, io non faccio gare, al massimo una all’anno…” e io mi domando “ma perché? Ma lo sa costui cosa si sta perdendo?”

Il problema è che molti pensano che la gara sia un lotta, un qualcosa da cui scappare, in realtà stanno solo scappando dalle loro paure invece che affrontarle. Nessuno ci chiede di vincere (vince solo uno) ma di partecipare e giocare, questo si! Tutti gli sforzi che facciamo devono avere un obiettivo, una sfida, che il più delle volte è con se stessi.

Allora uno si domanderebbe, ma, se tanto è con se stessi, perché devo buttarmi in mezzo a 5000 persone che fanno una maratona? Non la posso fare da solo nel parco dietro casa?

In realtà i motivi per cui bisogna gareggiare sono due: uno tecnico e uno morale.

Partiamo dal tecnico. Nessun allenamento, per quanto tu creda di andare forte e essere concentrato, sarà mai come una gara. Lì vengono messe a nudo le carenze che uno ha. Facciamo un esempio: allenandomi da solo per il triathlon con un combinato devo fermarmi in bici a riempire la borraccia, andare su a casa a mettere a posto il casco, cambiarmi i pantaloncini, mettere le scarpe, dare retta al cane e poi ripartire. Invece solo in gara acquisisco quegli automatismi che in allenamento non riuscirò mai ad ottenere.

Ora arriviamo a quello morale. E qui entriamo nella sfera privata di ognuno di noi, in quell’angolo più remoto dove si annida la paura di affrontare le sfide, che continuamente rinviamo. Recentemente mi sono imbattuto in un ragazzo che per i suoi 50 anni si è deciso a iscriversi al suo primo triathlon sprint. Alla fine della gara tutto entusiasta, nonostante sia stato squalificato, mi ha guardato con gli occhi raggianti dicendomi “…e io mi sono perso tutto questo? Quando è la prossima?”

Ma io dico, dovevi aspettare 50 anni?

 

Photo by John Cameron