L’importanza della gara

L’importanza della gara

Molti iniziano a fare sport per i motivi più disparati: chi per fuggire da qualcosa, chi perché ha un po’ di pancetta, chi per emulare qualcuno… in tutti questi e in molti altri casi almeno una volta abbiamo osato pensare a qualche campione.

ENDU

14 Marzo 2018

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Da dove deriva l’importanza della gara? Perché è fondamentale per noi amatori? Sono in bici in salita e mi vengono in mente le parole del compianto De Zan “scatta Pantani”, oppure nuoto e mi immagino le bracciate della Pellegrini, corro e alla fine scatto come nel finale della maratona di New York!

A noi però non interessa diventare campioni, l’unica cosa che conta è piuttosto metterci in gioco. Già. Il problema è proprio quello di mettersi in gioco, tant’è che in tanti hanno paura di provare, di osare, di andare oltre la propria zona di confort.

Mi è capitato, incrociando qualcuno, di chiedergli quale sarebbe stata la sua prossima gara e la risposta: “ma nooo, io non faccio gare, al massimo una all’anno…” mi ha sempre lasciato perplesso.

Perché certa gente non capisce l’importanza della gara?

Il problema si trova nella percezione di molte persone, convinte che la gara sia esclusivamente una competizione serrata con gli avversari. Certo, in parte lo è, altrimenti non esisterebbero le classifiche e i cronometraggi, ma è altrettanto vero che la gara è uno stimolo di confronto con sé stessi. È importante e motivante quando gli sforzi che facciamo sono mirati al raggiungimento di un obiettivo, una sfida, che il più delle volte è appunto con sé stessi.

La domanda a questo punto potrebbe sorgere spontanea… se si tratta di una lotta con noi stessi, perché dovremmo buttarci in mezzo ad altre 5000 persone che fanno una maratona? Non potremmo correre per i fatti nostri dietro casa?

In realtà analizzando la ragioni che determinano l’importanza della gara emergono due aspetti: uno tecnico e uno morale.

Partiamo dal motivo tecnico. Nessun allenamento, per quanto tu creda di andare forte e essere concentrato, sarà mai come una gara. Lì vengono messe a nudo le carenze di ognuno. Facciamo un esempio: allenandomi da solo per il triathlon con un combinato devo fermarmi in bici a riempire la borraccia, andare su a casa a mettere a posto il casco, cambiarmi i pantaloncini, mettere le scarpe, dare retta al cane e poi ripartire. Solo in gara sarò in grado di acquisire quegli automatismi che in allenamento non riuscirò mai ad ottenere.

Per quanto concerne la motivazione morale, dobbiamo per forza entrare nella sfera privata di ognuno di noi, in quell’angolo remoto dove si annida la paura di affrontare le sfide, che continuamente rinviamo.

Recentemente mi sono imbattuto in un ragazzo che per i suoi 50 anni si è deciso a iscriversi al suo primo triathlon sprint. Alla fine della gara tutto entusiasta, nonostante sia stato squalificato, mi ha guardato con gli occhi raggianti dicendomi “…e io mi sono perso tutto questo? Quando è la prossima gara di triathlon?”

Ma io dico, dovevi aspettare 50 anni?

 

Photo by John Cameron