La vita delle scarpe da running

La vita delle scarpe da running

“Io porto le scarpe a 800-1000 km prima di cambiarle”. Sento gente vantarsi della lunga vita delle proprie scarpe, ma è possibile farne una regola universale?

Andrea Toso

18 Dicembre 2018

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In giro si vedono scarpe in condizioni da pensionamento e ci si domanda come il proprietario ci corra ancora, magari anche la singola gara, episodio che può comunque creare danni se non irreparabili, decisamente sconvenienti alla nostra struttura, spalmati su piedi, caviglie, tendini di Achille, ginocchia, anche/bacino, fino alla schiena.
Il motivo lo capiamo facilmente, se la scarpa è l’unico baluardo che ammortizza il nostro impatto al suolo, avere un battistrada consumato, una suola compattata, crea un effetto peggiore di un potenziale barefooting, in cui per lo meno si è consapevoli della situazione in cui si sta correndo.

Ma quali sono le cartine tornasole di un consumo eccessivo della scarpa che ci porterà alla decisione di investire altri soldi in un modello nuovo o nel riacquisto dello stesso usurato?

Beh, intanto vorrei suggerire che “il corpo ci parla”, se a parità ritmo, preparazione e percorso ad una gara iniziamo ad avere fastidi immotivati, a me capita un indolenzimento ai polpacci per esempio, già è un segnale che vale la pena guardare la suola della scarpa e studiarne le crepe laterali in corrispondenza del tallone, che sono una confessione di quanta elasticità abbia perso il materiale ammortizzante. Chi pesa molto dovrà anche rassegnarsi a battezzare una vita minore alle scarpe rispetto a un peso medio, vi direi dagli 80 kg in poi, specialmente se si tratta di scarpe intermedie o gara che tarate per atleti leggeri mal sopportano gli attriti provocati da 85/90 kg, storia personale.

Più delicata come lettura la vita del battistrada, perché il consumo quotidiano procede un po’ come la crescita dei capelli, ci vediamo giorno per giorno e scopriamo solo il momento in cui il taglio non sta più che è ora di tornare dal barbiere, così capita alla scarpa. Una soluzione sarebbe fotografare la suola e comparare a distanza di un paio di mesi quanta ne abbiamo mangiata e quanti km abbiamo fatto.
Già quanta strada facciamo con un paio? Spesso ci si sorprende di quanta ne si faccia, motivo per cui sulle app come Garmin Connect o Strava abbiamo la possibilità di collegare quella che stiamo usando all’allenamento così da tenere conto della vita che sta facendo ogni modello in uso.
Eh si, ogni modello in uso, un investimento iniziale di più paia allungherebbe la vita delle nostre care scarpette, specialmente allenandoci 4/5 volte a settimana,  perché avendo delle strutture elastiche hanno una memoria potenziale, che impiega circa 24 ore a tornare ad efficienza piena, non basta il giorno di riposo settimanale che ci diamo a recuperare tutto il lavoro svolto. Acquistare due paia, non dico identici, magari con pesi diversi per differenziare i lavori, può allungarne la vita magari di un 20% ad ambedue le paia.

Come avrete capito esistono tante variabili che differenziano la vita di ciascuna scarpa, qualità di corsa, il nostro peso, l’utilizzo alternato o continuo, oltre che la qualità dei materiali: la corsa alla leggerezza di tutte le aziende sta minando la durata della vita media delle scarpe, per cui visto che diventa obbligatorio acquistare scarpe di nuova concezione dobbiamo essere noi guardiani della nostra salute e controllare una volta in più lo stato delle nostre scarpe.

Photo by Angel Santos