La chimica della corsa

La chimica della corsa

Come nella popolare serie Breaking Bad anche noi runner abbiamo la nostra cantina dove ci produciamo “sostanze” in proprio. Vediamo come!

Riccardo Mares

28 Maggio 2019

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“Correre fa bene” è il mantra che spesso si legge in giro, contrariamente a quanto diceva un giovane Maurizio Costanzo che lo sport fa male. Diciamo che correre ha notevoli effetti benefici sul nostro corpo e sulla nostra mente, anche se non sono da escludere infortuni e effetti logoranti, ma ne ho già un po’ parlato.

Oggi voglio concentrarmi sugli effetti benefici della corsa. Mettiamo subito in lista quelli più noti e popolari ovvero:

  • Permette di mantenere il corpo attivo
  • Permette di allenare oltre ai grandi muscoli anche cuore e polmoni
  • Permette di stare meglio con se stessi e con gli altri, tant’è che molti la usano come forma di meditazione
  • Permette un buon controllo del peso (o lasciarsi andare a tavola…)

La corsa, come gli altri sport di endurance, è quindi un ottimo toccasana per mantenersi bene e mantenersi giovani. Volendo però approfondire gli effetti chimichi della corsa, si può addirittura evidenziare risultati scientificamente rilevati.

L’università dell’Arizona ha rilevato come, comparando runner buoni amatori con non-runner, fossero evidenti le seguenti differenze:

  • Attività cerebrale superiore per i runner nelle zone del cervello deputate agli aspetti esecutivo-funzionali e in quelle deputate alla memoria
  • Riduzione dell’attività cerebrale per i runner per quelle zone definite “default mode network”, che in modo volgare sono le zone d’ombra in cui finiamo quando andiamo in para e siamo assaliti da pensieri, paure rimorsi. Le stesse zone ove si riscontra iperattività per le persone che soffrono di depressione.

Altro effetto benefico è quello che contrasta la quantità di chinurenina, ovvero il prodotto della conversione dell’aminoacido triptofano in caso di stress, associato alla depressione e alla schizofrenia. Con l’allenamento il corpo produce un enzima (kynurenine aminotransferase) che riduce la quantità di chinurenina evitando che raggiunga il cervello.

Procedendo con gli effetti dell’allenamento sin dagli anni 80 si è potuto constatare come la corsa sia in grado di aumentare i livelli nel sangue di beta endorfina, un ricettore paragonabile agli oppiacei in grado di avere effetti molto positivi sull’umore. Identico processo riguarda la produzione della serotonina, sostanza che ha effetti benefici per la regolazione di molte parti del nostro corpo (metabolismo, sistema nervoso centrale) ma soprattutto è principio attivo principale per i farmaci contro la depressione.

Per chi invece si accosta a gare o comunque a stati competitivi, si può accedere anche ad altre due sostanze “divertenti”. La prima è la dopamina, scatenata dal nostro cervello in vista di un evento importante che ci vede protagonisti, il cui effetto è di inibire la fatica, aumentando i livelli di soglia che tutelano il nostro corpo (ecco perché in gara vai più forte) e permettendoci performance di livello migliore durante le competizioni.

E poi, oltre alla medaglia, arriva la ossitocina. Si… è lo stesso ormone che stimola il parto ed è lo stesso ormone associato agli abbracci, tant’è che è chiamato ormone dell’amore. Raggiungere il risultato sperato (vincere una gara, arrivare al traguardo, battere il Personal Best, …) scatena una bella scossa di felicità in grado di rallegrare noi e migliorare le relazioni con gli altri.

A questo punto mi chiedo: hai davvero ancora qualche motivo valido per non uscire a correre? ;)

 

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