Kipchoge da brividi, 1h59’40” – 1:59 INEOS missione compiuta

Kipchoge da brividi, 1h59’40” – 1:59 INEOS missione compiuta

Ce l’ha fatta! 1h59’40”, incredibile performance di Eliud Kipchoge a Vienna ha abbattuto di 20″ il muro di 2 ore che stava sfidando.
Un piccolo passo per l’uomo un grande passo per l’umanità.

Andrea Toso

12 Ottobre 2019

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Eliud Kipchoge potrebbe essere considerato un Don Chisciotte, correre senza ronzino contro i mulini a vento del cronometro, ma IL sogno lo rincorre da un paio di anni: il primo uomo a chiudere 42km e 195 m in un tempo inferiore alle due ore, tanto che la sua impresa si chiama 1:59 INEOS.
Basterebbe 1 secondo per fare la storia, come è bastato “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità” per Neil Armstrong per diventare il primo uomo sulla luna, il paragone che sta portando avanti il main sponsor della sfida.
I puristi della maratona hanno sempre storto il naso, i record si fanno in gara, con rilanci, curve, condizioni incognite, e non con pacer a tagliare l’aria, scarpe con intersuola in carbonio, un percorso perfetto fa ripetere più volte, condizioni climatiche perfette e senza lo stimolo della gara.
Ah ma perché il record dell’ora in bicicletta?

Le cronometro a squadre?

Le staffette 4×100 non sono una truffa contro chi corre da solo il “giro della morte”?

Sono altri sport, altre specialità, e così è questa strepitosa performance umana.

Che poi a guardar bene siamo davanti a un UFO della maratona, anche se sembra ci sia gara quando corre, come a Berlino o Londra, percorso in cui ha stracciato il record del mondo il primo, e strappato il record locale nel secondo, è lapalissiano che gara non esiste, sta solo giocando come un gatto col topo, quando decide sia momento di staccare gli avversari, li stacca.
Certo, Kenenise Bekele (37 anni) ha mancato di 4” ( 2h01’41”) il record del mondo (36”) a Berlino un paio di settimane fa in una giornata uggiosa e piovosa, ma non sappiamo cosa avrebbe fatto Eliud impegnato nella lotta col tempo.

Il tempo da limare (26 maledetti secondi! 26”…) rispetto al precedente tentativo “Breaking 2” a Monza nel maggio del 2017, e il tempo stringe, lo sta facendo invecchiare, questo stato di grazia, il culmine delle sue potenzialità non durerà per sempre, a novembre le primavere saranno 35, meglio sbrigarsi, con o senza Nike, che comunque gli ha preparato delle scarpe ancora più performanti, tanto che, non so se avete notato, ai mondiali a Doha di una settimana fa le scarpe dei maratoneti, quelle erano, chi rosa come quelle dei Pacers oggi, chi verdi come lui in allenamento…Eliud corre la storia in bianco, come la canotta ed i manicotti.

Ma qui non eravamo in gara, il vantaggio aerodinamico studiato, cercato e dichiarato, si stava cercando di abbattere un limite umano, per tenere un passo di 2’49” per km (c’avete mai provato a fare 2’49” in una ripetuta?) o 21 km/h per tutti i 42 km e 195 m era necessario sfruttare tutta la fisica nota per ridurre al minimo la pressione dell’aria come già era stato per Kipchoge ed i suoi soci Lesisa Desisa e Zensenay Tedese, i pacers si erano poi divisi a tirare i 3 una volta scomposto il terzetto delle meraviglie.
Io adoro da sempre Eliud, la sua corsa ha una perfezione nel gesto, una compostezza che si vedeva anche al Breaking 2 confrontato ai suoi compagni per niente scarsi, e non per niente è stato l’unico a perseguire il sogno, a continuare a usare ciclisti anziché svolazzini ad ogni gara, perché anche lì si limano i centesimi di passo per km, segnale ai miei occhi di aver ben imparato la lezione, la tecnologia dice che sono utili, lui le usa.

Al Prater di Vienna va in onda la storia, non so quanti fossimo incollati a youtube per vivere ogni passo di Kipchoge.
Le previsioni meteo hanno toppato l’umidità, anziché l’ideale 80% siamo al 90% e qualche parametro può variare…

Il passaggio alla mezza vede Eliud in vantaggio sul tempo di 9″, i km girano sempre attorno al ritmo previsto, uno a 2’52” uno a 2’48”, poi si assestano a 2’50” ci si può assestare l’orologio, vedere i pacers correre fa capire un gioco di squadra, nelle interviste si è capita l’ammirazione per Kipchoge, tutti parlano di Storia, un limite umano che viene abbattuto, i loro passi sul laser che segna il tempo da tenere proiettato sull’asfalto provoca emozione.
Mancano 14 km e 10 secondi di margine. Il km 29 accelera a 2’48”,  negative split? Scherziamo???

Accanto a Kipchoge ci sono le bici supporto, con tablet e cellulari sul manubrio, degli uffici viaggianti a controllare i dati momento per momento, al Prater di Vienna c’è un tifo da stadio e si soffre a non essere lì a vivere la storia, ma grazie a INEOS (suona male?!?) la diretta Youtube è perfetta, uno spettacolo con commentatori competenti che rendono viva una diretta di 2 ore.

E mancano 5 km, la storia ad un passo, 10″ sotto le due ore, fantascienza, la faccia di Kipchoge rilassata viene inquadrata tra i pacers, la performance più veloce di sempre prosegue, il tempo scorre velocissimo, 2’50” ogni km e tempo di scrivere siamo già al 39mo fatto. Tempo di farsi un caffè Kipchoge ha strappato un altro kilometro.

2’50” 2’50” 2’50″…

Sarà poco etica la macchina che segna il tempo, non saranno etici i pacers, ma si sta correndo a una media oltre i 21 km/h.
Questo è un limite umano in abbattimento, un uomo sulla luna senza dubbi e complottismi, la tecnologia ci mette a disposizione la Storia.

Ce la fa, manca 1 km.

BRIVIDI.

Vi auguro di essere stati incollati su youtube, canale 20 del digitale o eurosport, Eliud passa i pacers e incita la folla, BRIVIDI.

Ma ci rendiamo conto???

E accelera.

E festeggia sorridendo a 22 km/h perché ha rubato altri 10″

1h59’40

Storia.