Je suis Kipchoge

Je suis Kipchoge

L’evento sportivo del weekend passato è stata la stratosferica impresa di Eliud Kipchoge: abbattuto il record delle 2 ore in Maratona. Ma siamo tutti come lui!

Riccardo Mares

14 Ottobre 2019

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Da sabato non si parla d’altro: Eliud Kipchoge ha abbattutto il muro delle 2 ore in maratona, sfondando uno di quei tabù ritenuti impossibili per anni e anni. Un mission sfiorata l’anno passato e che quest’anno è stata ampiamente completata, con venti secondi di vantaggio e una serenità che fa pensare a nuove grandi sfide.

Non sono qui a descrivere l’evento in sé, per quello potete leggere le parole di Mastro Toso su Ineos 1:59. Sono qui a porre una riflessione, perché tra le mille polemiche su lepri, laser verdi, scarpe al carbonio, intersuole, deodoranti, alieni, metampsicosi, meditazione, merendine, … siamo tutti come lui, siamo tutti come Kipchog. Je suis Kipchoge, Nous somme Kipchoge.

La stragrande maggioranza di noi, me compreso, non salirà MAI su un podio. Siamo tutti in cerca di una gloria personale che condivideremo solo con chi ci vuole bene, o con gli amici di Facebook/Instagram. Siamo dei bastardi senza gloria, pazzi scatenati che si massacrano di allenamenti per raggiungere un traguardo che pubblicamente non esiste (chiedete a mia moglie…).

Molto spesso non abbiamo nemmeno un acerrimo nemico da rincorrere, tant’è che Garmin ha creato il Virtual Partner, che per quanto utile, può sembrare l’estensione tecnologica dell’amico immaginario. Anzi un’acerrimo nemico ce l’abbiamo e siamo NOI STESSI, che ci decliniamo in km e minuti.

C’è chi ha come obiettivo la mezza in due ore (non la maratona…!), chi la maratona sotto le 3h e chi sotto le 4. Non è il tempo assoluto che conta, ma il tempo relativo. Continuo a ripeterlo, almeno in altri ventordici post l’ho già scritto: il running è relativo, la velocità è relativa.

Così ci troviamo immersi nella nostra impresa e cerchiamo di costruirci il nostro piccolo INEOS con la mission che ci cuciamo addosso. Alle 41 lepri, pagatr e iper professionali, sostituiamo 2-3 pacer voltontari con un palloncino legato alla canotta. Al laser probabilmente la visione della medaglia, del cronometro sotto all’arrivo o magari un anonimo inconsapevole concorrente che una volta che sorpassiamo dimentichiamo in cerca di un altro. 

Nel nostro piccolo cerchiamo di allenarci al meglio, di rispettare l’alimentazione, di smanettare con gli sportwatch e se leggiamo di una scarpa che da un po’ d’aiuto, ci disegnamo una favola sopra, sperando che ci supporti nel compiere la nostra missione.

Chiudo gli occhi e penso: i miei primi 10 km, i primi 10 km sotto l’ora, i primi 21, i primi 21 a 5:00, la prima maratona, il muro delle 3:30… la mezza sotto 1h 30m… sfiorata per un pugno di secondi e come se fosse ieri ricordo quel maledetto 1:29:43 uscito dalla curva di Prato della Valle a Padova: ma ci riproverò.

Ci riproverò, finché avrò gambe, fiato, cuore… per un grande enorme motivo. Anch’io, si anch’io, Je suis Kipchoge! 

ph. Mirror.co.uk