Ironman Cervia, notizie da insider

Ironman Cervia, notizie da insider

Ci sono vari modi per vivere un evento, io lo racconto avendo incontrato per “lavoro” diversi personaggi.

Andrea Toso

24 Settembre 2019

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Alla terza settimana di expo devo dire che ho accusato il colpo.

Settimana 1: Eurobike, settimana 2: Bike Festival, settimana 3: Ironman Cervia. E se dalle prime due ho tratto abbondante materiale per articoli e video, a Cervia ero presente con diversi incarichi, ma non per questo non ho assorbito notizie e curiosità da trasmettervi.

I primo grande risultato degli italiani è uscito dall’immenso Alex Zanardi che al momento delle foto con amici e tifosi se ne è uscito con un laconico “non tagliateci le gambe eh!?!” che ben disegna l’enormità del personaggio e l’ironia che rimane addosso dopo una tragedia, in un mondo in cui si urla al politically correct.
Con l’onore di farci quattro chiacchiere e stringergli la mano ho ovviamente domandato della folle idea di aggiungere un 70.3 dopo un full Ironman, e la risposta è stata, “si, se va tutto bene nel nuoto non dovrei aver problemi a recuperare, l’anno scorso avrei potuto, se il mare fosse come oggi (ben grosso ed onde contrarie all’uscita…) saran dolori” e il Fato meteorologico gli ha regalato un bel mare calmo ed il suo talento il record mondiale di Para Ironman in 8h25′ e spicci.

Detto questo, l’ho incrociato post Ironman e gli ho richiesto per l’impresa del giorno successivo, e con il suo sguardo serafico si è detto tranquillo, il resto è storia. Io lo avevo sentito e visto sfrecciare accanto nella tempesta del 2012 alla Venice Marathon, ponte della Libertà, trainando un altro ciclone e occhi come tizzoni ardenti. Quella volta in riviera Sette Martiri scese un metro prima del traguardo e spinse i cicloni per far arrivare primo il compagno di avventura cui si stavano congelando le mani.
Vederlo partire per il 70.3 con la sua cuffia rosa spalleggiato da due angeli custodi ha fatto pelle d’oca a tutti, ma avendolo sentito progettare allenamenti e fare richieste al limite dell’ingegneria aerospaziale per il Tacx Neo 2, che già di per se sarebbe un prodotto avvenieristico non mi sono stupito più di tanto; abituati a assestare una macchina da F1 tarare una hand bike può sembrare riduttivo, ma si vede quanto si diverte lo si legge negli occhi ancor più che nelle dichiarazioni.

Gli italiani avevano un altro alfiere che era ben lanciato per un grande risultato, Giulio Molinari, terzo al traguardo con cui ho avuto l’onore di festeggiare il suo podio e sentire dire da una ferrata standista (giuro) “ma che bravo, si è laureato e arrivato terzo nell’Ironman lo stesso giorno!”. E vabbè se sei li perché bella non è necessario essere anche competente, ma ci ha rallegrato la giornata.
Nelle chiacchiere post gara ho chiesto a Giulio quando fosse stato sorpassato dello sloveno Kovacic mi ha guardato sornione e mi ha detto di non essersi accorto neanche del sorpasso da quanto fosse in crisi nera, ma doveva forzare per avvicinarsi alla forma post infortunio, tant’è che al traguardo nei festeggiamenti con il popolo dell’ironman italiano si è guardato indietro per 3-4 volte per non rischiare di essere “fagianato”,  lo split finale è stato di 43” dal cronometro del quarto, 8h08’52”.

Adesso si lancia nella sfida per le 8h, 7h59′ va!, per Ironman Texas al suo compleanno, 25 aprile 2020, Texas. Tornando al sorpasso, ad occhio e croce direi che tra il km 31 e 35 quella media 5’17” segnano il classico muro su cui Giulio ha sbattuto.

L’unico italiano qualificato per Kona 2020 è Daniel Fontana, e quindi vederlo tra i partecipanti a Cervia faceva curiosità; in realtà era dichiarato l’intento di fare swim e bike per poi saltare la frazione run, un lunghissimo competitivo scappando dal suo splendido erede dato che “io mi riposo da lui in gara!” è la sua battuta, tant’è che sghignazzando diceva anche di aver pianificato qualche km di corsa per completare la iron-pennica, ma ha vinto il buonsenso, a 44 anni anche gli Ironman Pro devono gestire il recupero.

L’evento Ironman è un carrozzone importante e costoso, si narrano numeri a 6 zeri devoluti dalla Regione per supportare l’evento ma la folla di supporter dei 6mila atleti tra full, half e 51,50 ha riempito la costa di Cervia per quasi una settimana, i bagni Fantini teatro della partenza e zona cambio erano presi d’assedio che neanche ferragosto, gli stand espositori hanno fatto buoni affari, il tendone Ironman ha vissuto momenti di coda epica per tutta la lunghezza alla cassa assediata, insomma fermo il “disagio” dei residenti per strade chiuse, in una località turistica a fine stagione direi che si è rivelata una manna, un progetto da studiare e consolidare.
Io stesso sono stato “colpito” dal disagio di una minima pecca organizzativa, avendo visto partenza e arrivo dei pro sono corso (ero uscito per allenarmi di corsa alle 7 incastrando i tempi con albergo a 4 km dalla spiaggia) dalle 8.30 ho atteso un’ora, dopo aver visto la partenza in bici di alcuni di loro, l’uscita degli age group incastrato nell’unico passaggio regolato da giusta security per tutelare gli atleti, io in t-shirt e pantaloncini sudati, il mondo in piumino, ma ho ammirato i futuri ironman, ho provato a consolare un ragazzo che aveva preso un colpo sull’occhialino in acqua e sedeva ritirato su un muretto, mi sono sentito male per lui, un anno di impegno calciato via, sembra impossibile, ma è Ironman life anche questo, non so il tuo nome ma ti avrei abbracciato amico mio…

Ma è stato davvero un disagio o una lezione di vita e rispetto?