Intervista insolita a Stefano Baldini

Intervista insolita a Stefano Baldini

Una delle cose più belle nel mio percorso nel mondo del running è stato quello di poter conoscere persone di grandi valore.

Riccardo Mares

09 Maggio 2019

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Stefano “Capitano” Baldini è assolutamente una di queste. Un’eccellenza sportiva internazionale, un simbolo per l’Italia nel mondo e una persona deliziosa con cui trascorrere il tempo parlando di sport, di figli, di… beh non posso dirti tutto. Buona lettura.
Ho voluto approfittare di questo prezioso rapporto per un’intervista fuori dai soliti canoni:

Ciao Stefano, grazie per la tua disponibilità in questa intervista. Iniziamo subito con la prima domanda. Quale di questi tre lavori è più difficile: runner, padre o allenatore?

Fare il padre è senza dubbio il lavoro più difficile, che ha d’altra parte il vantaggio di regalare ricadute positive sugli altri che hai menzionato. Un padre sereno e impegnato è sicuramente un atleta o un allenatore maturo e responsabile.

Qual è la tua visione dell’attività sportiva per i piccolissimi e per l’adolescenza? Quali consigli ti senti di dare a genitori e allenatori?

(su Endu ho scritto due post per questo argomento: uno e due)

Lo sport organizzato ha sostituito il gioco libero. Un po’ per necessità e sicurezza (sono rari i genitori che lasciano figli Under 14 uscire a giocare da soli), un po’ per comodità, un po’ perché abbiamo bombardato i nostri ragazzi di aspettative e li inquadriamo subito in un ambiente che ha schemi e regole. Sono favorevole all’agonismo, soprattutto quando è accompagnato dal lavoro motorio e tecnico prima che tattico. Mi fanno sorridere i genitori che portano i figli in un campo sportivo dichiarando che “non deve giocare partite o fare gare”  quando nella realtà ogni bambino è agonista dal primo giorno di vita. Ancor più importante è lasciare ai ragazzi la scelta e seguirli a debita distanza.

Sport per gli anta: la tua visione sullo sport in età avanzata per chi è un habitué e per chi invece si “risveglia” tardi

Avere degli obiettivi personali, che siano agonistici o di salute è sempre uno stimolo a mantenersi in forma. E’ bello vedere gente che si muove, e dobbiamo ancora fare enormi passi in avanti rispetto ai paesi che da questo punto di vista sono davvero evoluti.

Personal branding e sport: quanto è importante oggi per uno sportivo (forte amatore o professionista) avere una gestione ottimale della propria presenza digitale?

(anche qui avevo scritto per Asics dell’intervento a Firenze)

Importanza vitale, lo era anche senza i social media. Così come è importante rendere consapevoli gli atleti che le fondamenta della presenza digitale restano i risultati sportivi e la propria credibilità personale.

Cosa significa praticare sport da professionisti? Quali consigli ti senti di dare a chi volesse intraprendere quella strada (o ai genitori)?

Il professionismo è un matrimonio. Ogni azione, ogni scelta, va a condizionare quotidianamente la nostra attività principale. Ai ragazzi che fanno questa scelta consiglio sempre di viverla senza perdere occasioni. La maturità per l’alta prestazione è una parentesi breve nella vita di una persona e non c’è tempo da perdere. Il consiglio ideale per i genitori non esiste, ogni famiglia e ogni storia sono diverse: in certe situazioni la presenza familiare deve essere forte, in altre può anche non esserci.

Come sta cambiando il mondo della corsa da quando hai iniziato te ad oggi?

Numericamente siamo tanti di più, qualitativamente si corre più piano. Oggi iniziare è più facile e accessibile. E’ tutto molto organizzato e divertente, una volta era più romantico e spartano ma l’allenatore c’era sempre ed era fondamentale.

Baldini campione olimpionico, conduttore radio, scrittore, testimonial, coach, … chi sei e chi sarai?

Mi sento un appassionato del movimento, più uomo di campo che da scrivania. Diciamo che lo sport me lo sono sposato da tempo e non lo mollo più.

Grazie infinite.