Intervista a Francesco Ferrucci (Kilian Jornet)

Intervista a Francesco Ferrucci (Kilian Jornet)

Su le mani chi conosce Kilian Jornet. Su le mani chi ha letto un libro di Kilian e soprattutto chi ha letto “Correre o morire”.

Riccardo Mares

20 Dicembre 2018

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Per chi non ha alzato le mani, Kilian è un ultra runner spagnolo o meglio catalano, i suoi libri sono scritti in catalano e lui è reputato uno dei corridori estremi più grande di tutti i tempi. Ma torniamo al libro…

Quandi leggi il libro di un autore straniero, non pensi mai che chi fisicamente l’ha scritto non più l’autore, ma un personaggio stra-prezioso che si chiama traduttore? Io ci penso spesso, provando dapprima una sensazione di rimorso per non poter leggere in madrelingua, poi una grandissima sensazione di rispetto, perché chi traduce non solo deve essere in grado di tradurre, ma deve avere capacità da scrittore e l’anima di tradurre le emozioni dell’autore.

Così nasce quest’articolo e l’incontro (virtuale) con Francesco Ferrucci, grande runner, macchietta toscanaccia e un fantastico autore. Prima di dimenticarmi un grazie all’amico Alessio che me lo ha presentato, oltre ad avermi insegnato un sacco di cose su lavoro e corsa.

Ciao Francesco, grazie mille per aver accettato questa intervista. Parto con una domanda facile, anzi due. Francesco tu corri o fai sport di endurance? Hai mai corso con Kilian?

Sì, corro dal 1985. Ad oggi ho all’attivo 63 maratone su strada e una trentina tra ultratrail e ultramaratone (fa parte del Marathon Club Pisa e del Club Super Marathon Italia, ndr). La distanza massima su cui mi sono cimentato finora è di 103 km, ma l’idea è quella di provare a spingermi oltre. Non ho un fisico adatto al podismo e mi alleno senza nessuna tabella, e questo, se da una parte non mi porterà mai a fare dei grandi tempi, dall’altra mi fa vivere la corsa senza stress: corro da sempre a sensazione, con il divertimento come unico scopo .

Purtroppo non ho mai corso con Kilian e per ora non sono nemmeno riuscito a incontrarlo.

Cavoli, altro che traduttore chino sulla scrivania. Quali sono le emozioni che hai provato leggendo l’originale di Kilian? Pensi che la tua lunga esperienza di trailer e runner abbia dato un valore aggiunto alle sue parole?

Ho vissuto a Barcellona dal 1999 al 2011 e quindi conoscevo già le gesta di Kilian grazie alla TV e ad alcune riviste. Il mio primo incontro con i suoi libri è stato emozionante e anche molto originale: quando fui contattato da Vivalda Editore per tradurre “Correre o morire”, oltre a richiedermi la consueta prova di traduzione e il mio CV professionale, mi richiesero anche il CV sportivo.

Di fronte alla mia sorpresa,mi spiegarono che erano alla ricerca di un traduttore dal catalano (è bene ricordare che Kilian scrive nella sua lingua materna) che, avendoli vissuti in prima persona, fosse capace di trasmettere le emozioni, la sofferenza, i pensieri ricorrenti in una corsa di lunga distanza.

È evidente che accanto alle prestazioni da Formula Uno di Kilian io sono una semplice utilitaria, ma certe sensazioni provate sono simili e quindi puoi renderle meglio in italiano se ci sei passato anche tu. E quando qualche compagno di fatiche mi dice che leggendo i libri di Kilian gli sembra di essere lì con lui nelle sue imprese, beh, devo dire che provo una grande soddisfazione perché significa che ho svolto bene il mio compito.

Tradurre libri così “intimi” ho il sospetto porti ad impersonificarsi molto. Ti capita mai di correre in gare difficili e rivivere le sensazioni di Kilian come fossero le tue?

Mentre traducevo il suo primo libro, incentrato sulle sue imprese podistiche, a volte mi capitava di andare ad allenarmi con addosso quell’esaltazione che si prova da bambini quando si vede un film d’azione con i nostri attori preferiti. Quindi uscivo di casa e andavo a correre sulle montagne – basse – qui vicino a Pisa come se dovessi affrontare il Kilimangiaro o la traversata dei Pirenei ma, dopo pochi minuti, il mio corpo mi ricordava impietosamente che di Kilian ce n’è uno e che i tapascioni come me è bene che si accontentino di trottare godendosi il paesaggio.

Per fortuna che mi guadagno da vivere traducendo, perché se dovessi campare con le corse a quest’ora sarei a dormire sotto un ponte, ah ah ah!  

Ho avuto uno “sbarellamento” simile leggendo Born To Run tant’è che avevo iniziato a correre con sandali o scarbe natural/barefoot. Diciamo che poi l’Anima Sana In Corpore Sano mi ha riportato in carreggiata. Scrivi “di Kilian ce n’è uno” e mi lanci l’assist per l’ultima domanda: Kilian sicuramente è d’un altro pianeta. Ma rispetto agli altri “esseri” come lui, cosa lo distingue? Il fisico, la testa, la storia (paradossalmente simile a quella di Agassi ma declinata diversa) o il team (giunto però in un momento successivo al successo)?

Di sicuro Kilian ha un fisico adatto a fare ciò che fa, ma sono certo che l’essere cresciuto in un rifugio lo abbia aiutato a scoprirlo. Se fosse nato in una grande città, magari sarebbe un campione in un’altra specialità o forse sarebbe uno sportivo anonimo, chissà…

Credo però che la sua grande forza, la marcia in più rispetto agli altri, sia soprattutto a livello mentale. Una volta, in un’intervista per la televisione catalana, gli chiesero come vivesse il pre-gara, soprattutto di quelle competizioni leggendarie come l’UTMB o la Hardrock 100, e la sua risposta fu:

“Corro tutti i giorni dell’anno, e il giorno della gara devo correre, quindi sto tranquillo perché non faccio niente di diverso dal solito”

Con un simile atteggiamento, è chiaro che non rischia di logorarsi già prima di partire, cosa che invece capita alla maggior parte degli atleti.

Grazie mille Francesco per il tempo che ci hai dedicato. Sarebbe bello un giorno correre insieme io te e Jornet, ma solo a dirlo mi sembra più simile a una classica barzelletta (ci sono un catalano, un pisano e un rovigoto…). Grazie ancora, spunti davvero preziosi. Avevo detto ultima domanda? Dai ultimissima e sintetica: 3 libri che ci vuoi consigliare.

Per quanto riguarda i libri, in questo momento me ne vengono in mente tre, e sono molto diversi tra loro:

  • Una passeggiata nei boschi
    di Bill Bryson (Traduzione di Giuseppe Strazzeri) – Editore TEA

  • Se consideri le colpe
    di Andrea Bajani – Editore EINAUDI

  • Muschio
    di David Cirici – (Traduzione del sottoscritto) – Edizioni Il Castoro  
    [NOTA: Questo è un libro per bambini a cui sono legatissimo per ovvi motivi. È una gran bella storia, che non dispiacerà nemmeno agli adulti e che consiglio vivamente, anche se non ho percentuali sulle vendite]

Grazie a voi e buoni km a tutti!