Intervista a Daniel Ladurner: “La montagna è vita, silenzio e fatica…”

Intervista a Daniel Ladurner: “La montagna è vita, silenzio e fatica…”

Quando l’umiltà si sposa con il coraggio di chi ha scalato le cime più impervie: Daniel Ladurner, 27anni, nato a Bolzano e Ambassador Suunto, dopo sommità irraggiungibili e pendii con dislivelli spaventosi non smette di tenere sul comodino corde, sci e moschettoni e ogni suo momento libero si chiama montagna.

ENDU

25 Ottobre 2019

0

Di recente ha aperto la “Wasserläufer”: una nuova via d’arrampicata accanto al fiume Rio Margherita a Terlano in Val d’Adige.

La tua passione per la montagna è iniziata molto presto. Puoi raccontarci le emozioni delle tue prime scalate?

“Le prime scalate le ho fatte con mio padre quando avevo 5 anni e dopo un paio d’anni ho fatto il primo 3.000 metri; a 11 anni ho scalato la mia prima cima di 4.000 metri sempre con lui. Di quelle prime scalate ricordo la grande emozione e l’impegno. Mi piace tutto della montagna, essere in cima, fare fatica, il silenzio. Fino a 16 anni sono sempre andato in montagna con lui, ho fatto vari 4.000 metri, poi sono andato avanti a scalare con gli amici”.

Le tue imprese più “folli”?

“Con mio padre abbiamo fatto 4 cime di 4000 metri in una giornata: Nadelhorn, Stecknadelhorn, Hohberghorn e Dürrenhorn (Nadelgrat, ndr) a soli 11 anni. È stata la prima esperienza lunga e faticosa realizzata da così piccolo mi resta sempre in mente”.

Ci puoi raccontare dell’impresa in Patagonia realizzata lo scorso anno? “La Patagonia è stata l’impresa più importante realizzata fino ad ora, le montagne sono più difficili lì, l’avvicinamento è più lungo, è molto diverso e molto più pericoloso dalle Alpi. La spedizione è durata un mese. Sono stato lì con un amico, Aaron Durogati, Campione del Mondo di parapendio. In Patagonia abbiamo incontrato altra gente come Tommaso Lamantia (anche lui Ambassador Suunto, ndr) e abbiamo continuato a scalare insieme, siamo diventati amici e continuiamo tutt’oggi a condividere questa passione insieme”.

Ci racconti di Wasserläufer? Avevi il tuo Suunto 9 al polso?

“Sì il mio Suunto 9 mi ha seguito anche qui. Era una parete che avevo già visto da un paio d’anni, proprio vicino a casa mia e ho sempre pensato che si potesse aprire una nuova via. Non avevo mai visto nessuno scalare lì. Due anni fa sono andato ad ispezionare il posto per osservare come era la roccia e capire se fosse possibile scalarla. Abbiamo aperto con spit da sotto tutta la via. È stato molto più difficile di quello che avevamo pensato, le difficoltà sono intorno a 6c – 7a e un pezzo di 8a. Abbiamo fatto moltissimo lavoro per aprire la via da sotto, c’era tutta la roccia marcia, ma è stata una bellissima esperienza”.

La pericolosità di queste avventure accompagnata da strumenti di alta precisione può contribuire a ridurre alcuni rischi? Quali funzioni di Suunto sono state più utili nelle tue avventure?

“In montagna è indispensabile avere un orologio per capire a quale altezza ci si trovi. Io utilizzo Suunto 9 Baro è la scelta migliore per la montagna perché ha un altimetro barometrico molto preciso. Quando sei su un ghiacciaio non hai nulla e non sai dove sei. Risulta importantissimo avere l’altimetro, per trovare l’attacco e qualsiasi altra cosa. L’altimetro è uno strumento utile per sapere quanti metri hai già percorso, quanti ne devi ancora fare per arrivare fino in cima inoltre tutti i rifugi, cime o punti importanti nell’alpinismo vengono segnalati con la quota e quando sei in una zona che non conosci o c’è nebbia e non riesci a vedere il riferimento è fondamentale. Arrivati in cima, con il GPS sempre acceso, rimane comunque un documento, un dato inconfutabile della riuscita della tua impresa”.

Sci estremo, freeride, arrampicata sono solo alcune delle discipline che pratichi a livelli altissimi. Quali altri sport ti piacciono e come ti alleni?

“Non sono und pro e non ho neanche un livello alto ma mi piace andare in montagna. Corro, vado a scalare, vado in palestra, faccio un po’ di tutto: dopo il lavoro, la sera se ho qualche ora libera mi alleno correndo o vado in palestra. Dipende per cosa mi sto allenando, quando mi preparavo per la Patagonia, per una spedizione di quel livello, andavo a correre almeno 20 km 2 volte alla settimana. Quando vado in montagna a scalare rimango lì tutto il giorno, 10 – 15 anche 20 ore tra salita e discesa”.

Adrenalina vs Paura. Come si vanno ad equilibrare questi stati emotivi?

“L’adrenalina serve quando ti trovi in situazioni estreme, non senti freddo, non senti paura e ti aiuta a valutare bene la situazione. Ma io non vado in montagna per provare adrenalina, perché può veramente diventare pericoloso”.

Nella scorsa intervista pubblicata (gennaio 2018) avevi raccontato che tra gli obiettivi in agenda c’erano la Siberia e alcune vie di Ghiaccio sulle Dolomiti. Sei riuscito a realizzarle?

“Sono stato in Siberia nell’aprile del 2018, abbiamo fatto una discesa dal ‘Aktru’ ca. 4.030m nella zona di Altai. Siamo stati lì tre settimane, 30 gradi sottozero, vento e neve tutto il giorno, è stata un’esperienza dura, ma bellissima. Nell’ultimo inverno, da dicembre 2018 a marzo di quest’anno, ho aperto un paio di vie di ghiaccio e misto nelle Dolomiti”. Su quali vette ti accompagnerà per le prossime imprese Suunto? “Non ho ancora nulla di programmato, mi piacerebbe scalare nel Nord America nella zona Yosemite e Utah. Spero di riuscire il prossimo anno”.