12H Cycling Marathon (a scatto fisso) - ENDUmag
12H Cycling Marathon (a scatto fisso)
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12H Cycling Marathon (a scatto fisso)

Per chi segue gli sport motoristici sa già che questo giugno sarà da ricordare con una delle più belle e clamorose edizioni che io ricordi della 24 ore di Le Mans.

Parte da un’idea folle di correre con un auto per un giorno intero su di un tracciato ormai diventato leggendario, stressando la meccanica, i piloti e il team per un tempo capace di portare al limite tutte le componenti meccaniche e umane in gioco. Beh, allora vi racconto che il weekend precedente, su di un tracciato altrettanto celebre come quello di Monza, si è svolta un’analoga competizione: una gara di endurance, ma dal tempo dimezzato, 12 ore, e soprattutto non si udiva nell’aria il rombo di motori da competizione, perché in quel caso i motori erano degnamente rappresentati dalle nostre gambe: la 12h cycling marathon!

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L’occasione datami da SDAM è di quelle davvero uniche, ovvero, mettermi alla prova su di una gara lontanissima dalle mie caratteristiche e abitudini. Non sono, infatti, solito fare giri molto lunghi in bici, preferendo allenamenti corti e mirati e, di conseguenza, rivolgendomi molto spesso a gare dalla durata attorno all’ora e da affrontare tutte a “gas aperto”. Questa volta, invece, mi misurerò su un tempo lunghissimo dodici ore, appunto, in solitaria, e per aggiungere un po’ di pepe al tutto, lo farò pedalando sulla mia bici da pista che, come prevede questa disciplina, ha la trasmissione a scatto fisso, un solo rapporto ed è sprovvista di ruota libera. In pratica si pedala sempre, senza possibilità di interrompere la pedalata, perché, in quel caso, l’inerzia stessa della ruota in movimento trasmette lei il moto ai pedali. Cercavo da tempo una sfida del genere, che fosse, sulla carta, al di sopra delle mie possibilità, per poter capire fino a dove sarei stato in grado di spingere mente e corpo nell’esercizio fisico e, conseguentemente, conoscere me stesso molto più in profondità. Ma andiamo con ordine.

Arrivo in autodromo con un paio d’ore di anticipo. Sembrano molte in assoluto, ma in rapporto a una gara del genere mi saranno quasi strette e le impiegherò interamente tra controllo tecnico della bici, sistemazione al box, ritiro pettorale e una buona pasta mangiata un’ora prima per incamerare la dose maggiore possibile di carboidrati da spendere nella notte.

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Nonostante sia una gara di endurance, lo schierarmi alla partenza mi mette in circolo ripetute scariche di adrenalina come se fosse una criterium da 45 minuti, mi godo la sensazione e cerco di concentrarmi per la sfida che mi attende. Neanche a farlo apposta i primi due giri insieme al gruppo principale sono proprio come una criterium, sul filo dei 50 orari! Chiaramente è un ritmo insostenibile per la maggior parte dei solitari schierati al via (n.d.t.: nonostante tutto ben 3 atleti concluderanno le 12 ore senza soste e insieme al gruppo principale a oltre 40 di media, chiamiamoli pure alieni!) e quindi decido di accodarmi a un sottogruppo che sembrerebbe mantenere un’andatura comunque brillante, ma decisamente più consona al mio ritmo.

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Come per la leggendaria Le Mans, anche questa 12 ore è ricca di imprevisti. Il primo, benché le previsioni meteo siano ormai sempre piuttosto attendibili, è la pioggia, sotto forma del classico temporale serale che sta tormentando la vita e gli allenamenti di tutta la comunità ciclistica, per lo meno del centro nord italiano.

È trascorsa poco più di un’ora, ma decido comunque di fare una breve sosta per modificare il mio abbigliamento in condizioni “rain”, quindi, copriscarpe impermeabili, cappellino e occhiali trasparenti e smanicato antipioggia. Col senno di poi la scelta risultata essere la più saggia, da lì seguirà il mio turno in pista più lungo, con oltre 3 ore senza sosta e attorno ai 37km/h di media. A chi non mastica di ciclismo tutti i giorni sembrano cifre alte, ma in questi casi la scia del gruppo, unito al pressoché nullo dislivello, fa sì che si riesca a tenere un ritmo alto, restando comunque in una zona di dispendio energetico  discreto. Il tutto condito da una costante e incessante pioggia battente, ininterrotta, che mi costringe a usare la massima perizia nelle curve e nelle varianti per non rischiare uno scivolone che potrebbe compromettere la gara, anche solo per il colpo al morale.

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Il ritmo di corsa mi lascia comunque lo spazio per mantenere la giusta cadenza in merito alla necessaria idratazione e alimentazione. Da questo punto di vista, dopo essermi scottato un paio di volte in passato, mi conosco bene, e riesco a impormi di bere e mangiare anche senza gli stimoli relativi. Nel ciclismo, infatti, se si mangia quando è arrivata la fame e il “buco allo stomaco”,  molto spesso è troppo tardi e la crisi risulta essere davvero dietro l’angolo. Avverto la pioggia calare di intensità e le energie iniziare a flettere: è il momento di fermarsi, e sono già trascorse 4 ore e mezza di gara. La sosta tecnica mi permette di cambiarmi completamente, di mangiare un buon piatto di pasta, ma soprattutto di incrociare gli sguardi degli altri ragazzi impegnati come me in questa prova di coraggio e resistenza in solitaria. Sono occhi che fanno già vedere la stanchezza, provati dalle ore passate a mantenere la concentrazione sotto la coltre di acqua nel buio quasi completo, ognuno cerca l’altro non come avversario, ma per un conforto nell’affrontare le prossime ore. No, decisamente questa non è una gara come le altre, e penso che sia la notte ad essere la variabile che più la caratterizza, per me è un’esperienza nell’esperienza pedalare nel buio e percepisco la mia sensibilità nello stare in sella affinarsi e avvertire tutte le sensazioni che spesso sono oscurate dal fiume di informazioni visive a pieno giorno.

Riparto e sono nel cuore nero della notte. Non piove più, ma le ruote sollevano ancora  molta acqua, quindi non è il momento di abbassare la guardia. Di tanto in tanto mi affianco a qualche volto conosciuto per scambiare anche solo una battuta o un gesto di incoraggiamento reciproco. Sembra poca cosa, ma ha un valore altissimo, e man mano inizio a darmi dei piccoli traguardi mentali per poter affrontare questa parte decisiva e centrale della mia dodici ore. La temperatura non sale mai sopra i 12°C, che con l’umido addosso, la rende ancora più bassa nella percezione corporea, nonostante ciò riesco a stare sopra i 35 di media per quasi due ore, ma poi avverto allarmante il segnale della stanchezza. Non è quella fisica che mi sarei aspettato, è proprio sonno! Sono le 3 di notte, chiaramente non ho dormito tutta la mattina precedente alla gara, quindi sono davvero arrivato al limite, e mantenere l’attenzione mi costa tantissimo ad ogni curva e variante. Devo scegliere ora, e la scelta è quella di tornare ai box e provare a fare uno di quei micro sonni da meno di 20 minuti che spesso faccio nei viaggi notturni in auto, quando anche lì la prudenza ha il più alto valore possibile. Mi fermo, mi cambio nuovamente del tutto, punto la sveglia del cellulare e mi stendo usando un asciugamano ripiegato come cuscino. In pochi istanti sento le voci e i rumori del box farsi sempre più ovattati. Il mio corpo sta entrando in auto-protezione addormentandosi, e io semplicemente lo lascio fare. Ho già percorso 228 chilometri, mai nella vita ne avevo fatti così tanti in una volta sola. La notte è però ancora molto lunga…

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Suona la sveglietta e sembrano passate ore, buon segno. La teoria dei micro sonni è inconfutabilmente vera, e dopo una bibita energetica, dal marchio famoso anche in campo ciclistico ( :-D), e aver sgranocchiato qualcosa mi riporto sul tracciato. Ora sono le gambe a dare i primi segnali forti di stanchezza. Smuoverle per ripartire mi costa qualche dolore di troppo, e i primi nuovi chilometri servono per riportare alla temperatura di esercizio ciclistico tutto il mio corpo. Ma dopo questo nuovo warm-up, le sensazioni tornano buone e riesco pure nella piccola impresa di agganciare e restare nella pancia del gruppo principale. Sì, perché il gruppo è una specie di ottovolante che senza sosta percorre costantemente il tracciato, per prenderlo non si deve fare la fila come a Gardaland, ma tocca spremere un po’ di fibra muscolare e scattare in modo da accodarsi alla massa in movimento. L’effetto è strabiliante, nonostante siano un po’ troppo lenti e impacciati nelle curve, la velocità di crociera è molto al di sopra di quella che si potrebbe tenere con un plotoncino di ciclisti, e star lì in mezzo ti fa sentire davvero un po’ come al seguito di Scorza e Guizzo dentro la COA (n.d.t.: C.O.A.= Corrente Orientale Australiana, chi ha visto “alla ricerca di Nemo” se la ricorda benissimo).  Saranno solo sei giri nel “blue tornado” del ciclismo notturno, ma sufficienti a farmi chiudere il blocco da due ore ai 38 di media, e decido così di fermarmi superata la soglia psicologica del trecentesimo chilometro. Solo qualche tempo fa una cifra simile era in grado di farmi tremare i polsi, ora invece la vedo lì, scritta a grandi caratteri sul mio Garmin edge 520, e mi fa sentire un po’ speciale. Di fatto i 300 km sono anche lo spartiacque che separa le vere randonèe dai semplici giri lunghi, chissà che un giorno non mi ci avventuri, ma questa è un’altra storia.

Questa volta cerco di contenere la durata della sosta con un veloce cambio di abiti (l’ultimo), un pieno di zuccheri e un po’ di training autogeno, per convincermi che ci sono ancora  due ore piene da poter pedalare. Mi viene in grande aiuto una delle più livide albe che abbia mai visto. Cambiano i colori dell’asfalto e dal polmone verde del circostante parco di Monza arrivano ventate di profumi di terra e fiori di tiglio. Sono fuori da una delle notti più lunghe e difficili di sempre, non piove più e la pista si è asciugata nella fascia di traiettoria ideale. Fossi il team manager della Porsche, a questo punto avrei dato ordine di montare le gomme slick e ripartire a tutta, ma qui il motore più ecologico di un’auto ibrida ha già quasi 40 anni di utilizzo più o meno ortodosso, e 10 ore continuative di pedalata, per cui raduno le forze e mi convinco che, come dice il saggio James Voight: “it’s only pain!”. Questa volta la stanchezza e un gruppo a cui mi accodo dove regna un po’ di confusione non mi aiuta e ci impiego quasi un’ora e venti per giungere al mio ultimo traguardo mentale, ovvero i 350km. Da qui in poi, come sì dice, è tutto guadagno e valore aggiunto all’obiettivo che mi ero preposto. Un’ultimissima sosta, dove entro direttamente con la bici dentro il box, con qualche slalom tra i borsoni degli atleti, un ultimo gel di maltodestrine, e mi tolgo lo smanicato per il rush finale, perché voglio che la maglia Cinelli che porto con orgoglio sia visibile a tutti!

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Come d’incanto sento man mano scomparire tutti i dolori che si sono accumulati nella notte, sento l’energia del gel diffondersi tra i muscoli e so che il suo effetto non durerà molto, quindi non c’è tempo da perdere, trovo prima un buon gruppetto, e poi salto di nuovo dentro il calderone del gruppo principale. Se nella parte finale della notte il ritmo era accettabile, ora anche loro sono galvanizzati dal traguardo in vista. Saranno tre giri finali tanto veloci quanto entusiasmanti, e la mia sensazione per qualche attimo è stata quella di aver ripreso quel ritmo da criterium dei primi due giri… dodici ore fa! Quasi 39 di media nei 10 chilometri conclusivi della mia avventura mi fanno far pace con il mio corpo, dopo gli acciacchi del passato inverno e il sempre poco tempo per allenarmi, arrivare con questa condizione sotto la bandiera a scacchi è una gioia che raramente si prova. Voglio dilatare al massimo questo momento e allora subito dopo la curva parabolica rallento un po’, resto da solo e sento il sottile fruscio della bicicletta sotto di me, la sua trasmissione a scatto fisso con la sua linea di catena perfetta tra corona e pignone non emette alcun suono nonostante le 12 ore di fatica e tutta l’acqua presa. Ancora una volta ritrovo così tanto in una bici all’apparenza così spoglia ed essenziale, che va capita, ma sa donare sempre grandi emozioni a chi ha la voglia di sfidare se stesso.

PS: a questo link mySDAM trovate tutte le classifiche della gara: marathon_Monza


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