Il test di Cooper e VO2max

Il test di Cooper e VO2max

Un paio di volte l’anno toccava, nonostante l’insegnamento dell’educazione fisica (media) nelle scuole italiane fosse (o sia?) insufficiente, un paio di volte l’anno il professore complice una giornata di sole il test di Cooper ci obbligava a fare sta faticaccia.
Pensa che pigri eravamo!

Andrea Toso

11 Marzo 2019

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Ma da 40enni malati di sport scopriamo finalmente in cosa consiste e che legame esiste tra il test di Cooper ed il famoso VO2max.

Il test di Cooper venne ideato nel 1968 dal Dott. Kennet H. Cooper guarda caso, un medico della NASA ed i fini erano di efficienza fisica, mirata ad usi militari e consiste in una corsa di resistenza, in teoria costante, della durata standard di 12 minuti, quindi dopo un buon riscaldamento che possiamo consigliare di almeno 15 minuti, magari con anche un po’ di stretching.
Fatto?
Fatto. Ok, la teoria del test di Cooper definisce il risultato in base all’età mixata alla distanza che si è coperta in questi 12 minuti ed esistono delle tabelle facilmente recuperabili on line che determineranno il nostro stato fisico a partire dai 13 anni con delle fredde votazioni scolastiche che vanno dall’insufficiente, scarso, medio, buono ed eccellente, per le persone “normali” ed uno per atleti avanzati che da giudizi assoluti in base alla distanza senza incrociarsi con la data di nascita e diventa decisamente selettivo.

tabella test di cooper
tabella per la determinazione del proprio stato di forma dopo il test di Cooper

Quindi con uno sport watch o uno smartphone si può agevolmente calcolare la distanza, fino a una decina di anni fa era necessario fare in pista il test di Cooper con un compagno che segnasse giri di pista e ti bloccasse sul posto al minuto 12…

Come si arriva dai voti scolastici al valore di VO2max?

Intanto definiamo questo importante valore che sta diventando più importante di altre misure più intime: si intende VO2max il massimo volume di ossigeno consumato per minuto. ” Il massimo consumo di ossigeno è una misura globale ed integrata della massima intensità di esercizio che un soggetto può tollerare per periodi di tempo abbastanza lunghi”, si ma cosa significa? Supponiamo che ad ogni respiro noi inglobiamo 100 unità di ossigeno, il valore del VO2max consiste nella percentuale che le cellule sotto sforzo sono in grado di assorbire, perché mi spiace rompere un dogma, non tutto quel che inspiriamo riesce ad essere utilizzato! Quindi un ottimo 60 significa che sprechiamo almeno il 40% di ogni respiro, ma involontariamente il cuore starà battendo troppo forte per “lasciare” la ossigeno, e le cellule troppo indaffarate a produrre energia non seguono la catena di montaggio e via… Niente di grave va da se che allenandosi a pari sforzo il cuore batterà più lentamente in quanto si allenerà, e quindi (parlando di corsa ovviamente) a pari velocità saremo in grado di utilizzare più ossigeno e quindi rimanere in soglia aerobica, ritardando il tempo di produzione di acido lattico.

Noi tecnologici utilizziamo il valore che ci propone lo sport watch, io ho avuto un picco epico a 68 in autunno 2016, adesso latito sul 62, forse essere bradicardico mi aiuta nei valori, ma volendo si può fare una prova empirica calcolando la distanza col test di Cooper e applicando la formula che segue:

                            VO2 max in ml/min/kg= (Distanza percorsa in metri – 504,9) / 44,73

Facendo un paio di prove si capisce che bisogna fare davvero uno sforzo massimale correndo il test di Cooper, ossia bisogna arrivare alla sirena del 12mo minuto davvero esausti per avere un valore attendibile, tant’è che le proiezioni che ne escono sugli sportwatch sono davvero davvero molto ambiziose, ma a noi runners le sfide fanno da base alla vita.

 

ph. Skeeze