Il rischio dell’overdressing

Il rischio dell’overdressing

Gli inglesi hanno un vantaggio su noi italiani, la contrazione delle parole che porta a un concetto veloce: overdressing significa “vestirsi troppo”, che mentre si fa sport può diventare un problema.

Andrea Toso

05 Ottobre 2020

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Overdressing? Cosa vuol dire?

Gli inglesi hanno una vantaggio su di noi, la contrazione delle parole che porta a un concetto veloce. Overdressing significa “vestirsi troppo“, che mentre si fa sport può diventare un problema.

Questo concetto che in italiano potrebbe essere “stravestirsi” mi è tornato alla mente sabato mattina, in una giornata autunnale piovosa: devo svolgere un allenamento di corsa, metto il naso fuori sul terrazzo per capire che temperatura ci sia, mi aspetto una sferzata di freddo dato che la notte è stata piovosa, tutta la mattina sembra essere un trailer alla creazione dell’arca di Noè. La mia esperienza va in crisi. Il meteo fa davvero schifo ma la temperatura non è drammatica, anzi, devo dire sembrava caldino…

E da questo conflitto tra vista e sensazione è nato il mio errore di overdressing.

Nonostante avessi capito che non sarebbe stato freddo ho voluto indossare un gubbino antipioggia maniche lunghe, che per quanto leggero, mi inibiva la traspirazione. (vi ricordo che uno dei miei contenuti più letti è stato sui consigli per correre sotto la pioggia …)

Sciocco!

Mi limito nell’insultarmi, ma i pensieri che mi hanno attraversato la mente durante la corsa in overdressing sono stati ben più scurrili.
Primo pensiero è stato sulla regola, universale, dei 10°vestiti come se il termometro segnasse 10 gradi in più. Se segna 18° vestiti per 28°, il movimento porterà a scaldarti in maniera importante, quando esci potresti sentire un brividino che sparirà nel comfort dell’allenamento. 
E io l’ho trascurato.
Il termometro diceva 20°, il clima a mezzogiorno non era per niente ostile, solo piovoso.
Aggiungiamo il fatto che per 3/4 dell’allenamento non abbia piovuto, epic fail!

Abbigliamento di Andrea: maglia maniche corte in tessuto tecnico, pantaloncini corti, giacca leggerissima antipioggia tutto di primaria ditta, cappello impermeabile con zone di aerazione per traspirazione.

Inizio a giudicare i miei errori, impietoso come so essere: non sono fatto di zucchero, la pioggia anche fosse caduta copiosa con una base di 20° non mi avrebbe raffreddato, considerando poi la durata dell’allenamento di 45′ alla peggio sarei risalito a casa in modalità pulcino bagnato. La giacca non era affatto indispensabile, tant’è che come il peggior tapascio dopo 1 km è stata legata in cintura con assoluto disagio!
A questo primo errore di quantità sommo la sciocca scelta di una maglia tecnica morbida e non una attillata, un doppio errore: primo quando piove i capi morbidi sono un nemico, in quanto si inzuppano in maniera ben maggiore di una maglia attillata, la cui trama è spesso ideata per drenare il sudore lontano dal corpo, e l’acqua fa la stessa fine. I capi morbidi inzuppati di acqua o sudore, oltre un livello critico, possono strusciare sulla pelle e bruciare i capezzoli, nel mio caso scoperto con una canotta testatissima in allenamento, ma l’umidità e gli spugnaggi durante la prima mezza nel lontano 2009 mi hanno insegnato la lezione.
Secondo errore, avendo scelto di mettere l’antipioggia avrebbe avuto ancora più senso indossare una maglia attillata, sapendo che avrei sudato di più, ma niente, testardo ho sbagliato tutto, tanto da scrivermi in testa questo contenuto che state leggendo.

Il terzo errore, anche se davvero lieve in confronto ai precedenti è stato nel battezzare il cappello impermeabile anziché un semplice visor o frontino, dato che la temperatura era già che piacevole, il fine è riparare gli occhi dalle gocce, non tenere i capelli asciutti. Il miglior cappello prima o poi cederà alla pioggia, e se non cedesse la mancata traspirazione ci farebbe sudare tanto da bagnarci i capelli.

Già, il sudore.

Tutto questo problema dell’ overdressing è proprio legato alla sudorazione, dato che la nostra prestazione è legata anche a quanto sudore espelleremo e quanti liquidi potremo recuperare durante l’attività.
Ogni litro di sudore che perdiamo, che sia dovuto al caldo o all’attività, il nostro cuore aumenterà di 8 battiti al minuto, che non è davvero poco.

 

Uso i miei dati da amatore allenato: la mia soglia aerobica (Z3) in corsa è stata misurata in 156 bpm per una velocità di 4’33” al km.
Mettiamo io corra in condizioni tali da perdere un litro d’acqua nella prima ora,  per mantenere la stessa velocità il mio cuore passerebbe a 164 bpm uscendo anche dalla zona di soglia (Z4) che è a 158 bpm.

E quindi?

Quindi cadrei inevitabilmente “fuori soglia”.

Il mio cuore non potrebbe portare abbastanza ossigeno ai muscoli, al che le cellule dei muscoli sarebbero obbligate a utilizzare solo zuccheri come energia creando come scarto l’acido lattico.
Fine dei giochi.

Un insieme di motivi, tra cui non ultima la diminuzione di quantità del sangue per la disidratazione, basti pensare che la media di sangue in un individuo è di 5 litri, e nella perdita di liquidi anche il trasportatore dell’ossigeno ne va inevitabilmente a soffrire.
(Quanto sangue abbiamo in base ad altezza e peso sfruttando la formula di Nadler è calcolabile così: Maschi = 0,3669 * Altezza (m)3 + 0,03219 * Peso (kg) + 0,6041. Femmine = 0,3561 * Altezza (m)3 + 0,03308 x Peso (kg) + 0,1833.)

Quindi anche contro la tipica freddolosità del genere femminile spezzo una lancia per la regola dei 10°: guardando la previsioni meteo ragioniamo su come ci vestiremmo in condizioni di 10 gradi superiore, se proprio volessimo essere precisi guarderemo alla temperatura percepita per wind chill (di cui trovate tabella sul link) perché anche l’umidità ed il vento avranno un peso, condizioni che sommate all’esperienza non ci faranno più sbagliare abbigliamento, ottimizzando gli allenamenti e rischiando meno malanni di stagione in un periodo in cui un colpo di tosse o uno starnuto sono guardati a pari rischio di una pistola…