Il Campione Italiano di Trail running, Stefano Rinaldi

Il Campione Italiano di Trail running, Stefano Rinaldi

Il nuovo Ambassador di ENDU ci racconta il suo passaggio dal mondo degli skateboard al titolo Italiano nel Trail running su lunga distanza.
Correre è alla portata di tutti!

Stefano Rinaldi

10 Febbraio 2020

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Mi presento sono Stefano Rinaldi, ho 32 anni, lavoro come  grafico pubblicitario nel reparto marketing di una ditta metalmeccanica e sono papà di due bimbi di 5 e 2 anni (Pietro e Amelia),  da circa 4 anni pratico trail running, ho vinto il titolo italiano di Trail lungo nel 2018 ed ho ottenuto diverse vittorie e podi sia in campo nazionale che internazionale.

Ho iniziato a correre come tanti altri un po’ per gioco e un po’ per dimagrire e rimettermi in forma dato che ero arrivato a pesare circa 86 kg, si perchè dopo aver corso in bicicletta per circa 10 anni fino all’età di 17 anni ero un po’ stufo dell’ambiente agonistico e sportivo.

Smesso di gareggiare in bici ho iniziato a praticare lo skateboarding e mi sono appassionato al mondo dei tattoo e delle moto custom iniziando a frequentare feste e raduni con il conseguente aumento di peso dato dalle birrette e dal cibo non proprio sano.

Circa 4 anni fa iniziando una dieta ho deciso di affiancare alla dieta qualche corsetta, da li è partito il tutto, la corsa ha iniziato a prendermi sempre di più, ora fa parte integrante della mia vita.

La mia prima gara

Vi racconto come è andata la mia prima “gara” una 10km non competitiva a 5 minuti da casa.

Incoraggiato un po’ da tutti gli amici mi faccio convincere ad iscrivermi a questa garetta, c’è da dire che ancora fumavo e avevo qualche kg di troppo.

Mi presento puntuale ritiro il mio pettorale ricevo il pacco gara, ore 9 si parte. Parto letteralmente “a tutta” dopo 3km volevo morire non c’è la facevo più il fatto di non essere neanche a metà mi faceva impazzire, ma non mollo per niente forse o sicuramente rallento un pochino ma stringo i denti fino alla fine, taglio il traguardo completamente morto in 39 minuti. Appena oltrepassata la linea di arrivo mi sono promesso di non correre più.

Se fa male corrici su

Suona la sveglia, mi alzo sono le 6 e 30, appoggio il piede per  terra faccio il primo passo e ahia, cavolo questa maledetta fascite plantare non mi da tregua, è 2 mesi che mi porto dietro questo maledetto dolore sotto al piede non vuole proprio passare, ma è tre giorni che non mi da proprio tregua.

Di sicuro non ho fatto nulla per cercare di guarire o per alleviare il dolore, no periodo di STOP no STRETCHING no esercizi specifici. Tutti noi runner siamo uguali, si può dire quello che si vuole, predichiamo bene ma poi alla fine facciamo tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare ed il bello e che  siamo consapevoli di tutto questo.

L’umore durante i periodi di infortunio va letteralmente sotto i piedi sembra che tutto ci rema contro, lavoro, famiglia qualsiasi cosa, tutto perché ci manca il nostro gioco la nostra valvola di sfogo la nostra “droga”.

Tante volte mi devo sforzare per rimanere sereno perché divento abbastanza irascibile  e nervoso, il pensiero è sempre li su quel maledetto tendine, continuo a ripetermi che gli altri non centrano nulla, la colpa è solo mia, sono un maledetto testone.

Sono tornato a casa da lavoro, mi convinco che oggi il dolore sia diminuito un po’, cosa facciamo? Ma si dai proviamo a fare una corsetta e vediamo come va…  parto con l’idea di fare 30 minuti e poi tornare indietro nel caso mi facesse male, il male c’è ed è anche molto intenso , ma fare meno di un ora proprio non se ne parla.

Il rientro verso casa è faticoso, il dolore è molto intenso,  zoppico vistosamente ma l’importante è aver portato a termine l’allenamento anche oggi.

Ora dovrei riposare un po’,  si come non detto ci vediamo domenica in gara.