il Cammino dei Parchi Naturali, Mauro Maiolli ci racconta la seconda impresa dell’anno.

il Cammino dei Parchi Naturali, Mauro Maiolli ci racconta la seconda impresa dell’anno.

Mauro Maiolli dopo il suo viaggio con ENDUdream2, questa volta in compagnia di Antonio Di Manno è partito Lunedì 7 settembre da L’Aquila con l’intento di percorrere i 430 km per 16.000m D+ del Cammino Naturale Dei Parchi (CNP) in 7 giorni e 6 notti, per arrivare a Roma la domenica successiva.

Mauro Maiolli

22 Settembre 2020

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Ebbene si, ce l’abbiamo fatta..

Io e Antonio Di Manno  siamo partiti Lunedì 7 settembre da L’Aquila con l’intento di percorrere i 430 km e quasi 16.000m di dislivello positivo del Cammino Naturale Dei Parchi (CNP) in 7 giorni e 6 notti, arrivando a Roma la domenica successiva. Un percorso fatto in autonomia dove il giorno avremmo corso e la sera pernottato in dei b&b prenotati in precedenza .
Per rendere tutto più impegnativo abbiamo deciso di non avvalerci di un team di supporto ma di provare questa esperienza contando solo sulle nostre forze e seguendo le tracce gps scaricate sui nostri orologi. L’ intento era quello di misurare i nostri limiti sportivi e caratteriali, cercando un’uscita endurance che ci mettesse alla prova a 360°.
Chi corre lunghe distanze sa benissimo che la difficoltà più grande non è tanto affrontare  i limiti imposti dal fisico, ma bensì con  quelli imposti dalla propria mente. La partenza era fissata per lunedì 7 settembre alle 6 di mattina, la prima tappa prevedeva di coprire la distanza L’Aquila-Amatrice, 63km e oltre 2700m di dislivello.  Presi un po’ dall’entusiasmo di inizio avventura, dalla freschezza fisica e mentale e dalla bellezza dei luoghi nei quali correvamo, la prima giornata è volata via in un batter d’occhio. Siamo arrivati ad Amatrice dopo poco più di 9 ore e 30 minuti di attività ed  in una buona condizione generale. In questa prima giornata, come in tutte le altre, la nostra integrazione alimentare prevedeva l’assunzione di 4\5 barrette energetiche, 5 carbogel ed un po’ di frutta secca.
Per quanto riguarda invece l’idratazione siamo sempre partiti con 2 borracce d’acqua da 500ml che puntualmente riempivamo alla prima fonte disponibile (mediamente bevevamo circa 6 litri d’acqua in ogni sessione di corsa

 

Il secondo giorno abbiamo raggiunto il chilometraggio più alto, 74km e 2.200m di dislivello.
Lì abbiamo dovuto affrontare due diversi problemi: il primo riguardante la presenza di cani di taglia molto grande lasciati liberi sul percorso, vi posso assicurare che trovarsi di fronte  diversi Pastori Maremmani di almeno 50 kg è veramente un’esperienza molto forte e, data la loro territorialità, spesso siamo stati costretti a delle deviazioni di percorso; il secondo problema lo abbiamo avuto una volta arrivati a Cittareale dove, dopo 46 km, avevamo previsto una piccola sosta per il pranzo.

Una volta giunti nel  paese ci siamo però accorti che non c’era la minima possibilità di rifocillarci ed abbiamo dovuto correre per altri 14 km prima di trovare un punto di ristoro.

La nostra seconda giornata si è conclusa dopo poco più di 11 ore di corsa e, dopo aver cenato e fatto una doccia, ci siamo messi velocemente  a letto per affrontare al meglio il terzo giorno.
Nella nostra mente sapevamo benissimo che quella sarebbe stata una delle giornate più dure, la nostra traccia prevedeva circa 60 km ed oltre 3200m di dislivello. Solita partenza alle 6 e via, subito in salita. Nei primi 4 km siamo andati su di 1500 metri, tutto reso più difficile dalla stanchezza accumulata nei due giorni precedenti.  Il nostro passo ora era si veloce ma non più brillantissimo. Una volta arrivati in vetta, a quasi 2.000 metri di altitudine,  ogni sforzo è stato ricompensato dalla magnifica vista che ci si è prospettata davanti. Ma i km da correre erano ancora molti e dopo aver scattato un paio di foto, ci siamo rimessi in marcia in direzione Pescorocchiano. Dopo 11 ore e 20 minuti siamo arrivati alla meta finale della nostra giornata.

Entrati nel b&b ci siamo resi conto che le nostre articolazioni ed i nostri piedi iniziavano a sentire il peso dei tanti km già fatti, ma la cosa bella era che non eravamo neanche a metà della nostra avventura. 

Il giorno seguente, il quarto,  rappresentava per noi la quiete prima degli ultimi tre giorni di tempesta: la tappa prevedeva la partenza da Pescorocchiano e l’arrivo ad Orvinio, 46km con “solo” 2.000 metri di dislivello ma ben distribuiti, oltretutto attraversando due laghi bellissimi, quello del Salto e quello del Turano. Abbiamo impiegato poco più di 8 ore e ci siamo goduti ogni chilometro immersi in quello scenario da film.

Nulla a che vedere con quello che ci aspettava il quinto giorno, non tanto per il chilometraggio di poco inferiore ai 60km ma perché i poco più di 2.000metri di dislivello per salire sul monte Livata erano  concentrati nella parte finale della tappa. Per questa ragione abbiamo anticipato la partenza di un’ora, iniziando inoltre a correre con la consapevolezza che il meteo non sarebbe stato dalle nostra parte, le previsioni davano infatti una forte  pioggia già dal primo pomeriggio. Le cose comunque sono andate meglio del previsto ed a parte un paio di distorsioni capitate ad entrambi la giornata è scivolata abbastanza veloce, anche se, abbiamo un po’ sofferto tutto quel dislivello con tante ore di corsa già accumulate nelle gambe.
Poco prima di arrivare sul Monte la bellezza del paesaggio era arricchita da una serie infinita  di cavalli in totale libertà, la loro presenza e la mancanza della tanto temuta pioggia, che avrebbe reso tutto più difficile, ci hanno spinto dopo poco meno di 11 ore alla conclusione della tappa. Li sicuramente è stato il momento più bello della giornata perche accanto al nostro alloggio ci siamo gustati una magnifica pizza  ed un paio di birre nel momento esatto in cui un forte temporale ci ha raggiunti. La stanchezza accumultata, il caldo del punto di ristoro dentro e la pioggia battente fuori, hanno reso tutto veramente magico.

Quella sera ci siamo messi a letto con la pesantezza dei già 300 km corsi, ma con la consapevolezza che ci stavamo avvicinando a casa in maniera molto veloce. Avevamo entrambi  la certezza che a quel punto nulla ci avrebbe impedito di finire la nostra avventura. Il giorno seguente il percorso prevedeva la discesa dal Monte Livata per raggiungere dopo circa 57 km il piccolo paesino fuori Roma di Palestrina. Questa è la tappa in cui abbiamo corso più chilometri su asfalto perchè si passava dentro ai centri abitati di Subiaco, Canterano e Cerreto. La difficoltà più grande erano comunque, dopo circa 18 km dalla partenza, i 1700m di dislivello per raggiungere, passando per il sentiero “Wojtyla”, la località di Monte Guadagnolo, nella quale siamo arrivati verso l’ora di pranzo.  Dopo poco più di 10 ore e 30 minuti abbiamo concluso la nostra giornata ed una volta giunti a Palestrina, già potevamo respirare l’aria di casa.

Sarà stata l’emozione dell’ultima sera, saranno stati i dolori articolari ormai sempre più forti, fatto sta che la sesta notte siamo riusciti a dormire poco e niente, anche perché, per paura di non riuscire a completare l’ultima tappa in orario (60km, 1200metri di dislivello)  la nostra sveglia era impostata alle 3 di notte con partenza alle 4. Torcia in testa, zaini pronti e sorrisi sui volti, alle quattro in punto di domenica mattina  eravamo già per strada. Qualche cane randagio, una piccola sosta per un caffè in un bar che all’inizio ci sembrava un miraggio e piano piano abbiamo raggiunto le località di Rocca di Papa e Castel Gandolfo, luoghi nei quali io ed Antonio ci alleniamo quasi ogni sabato per mettere nelle  gambe un po’ di dislivello.
Dopo una ricca pausa pranzo non ci restavano che i 22 chilometri finali da correre tutti sulla Via Appia Antica, storica Via dell’Impero Romano che ci portava alla conclusione del nostro viaggio.

Intorno alle 17 ed a circa 4 km dall’arrivo ci sono venuti incontro dei nostri amici che ci hanno accompagnato, correndo accanto a noi, all’arrivo.

Lì ad attenderci, visibilmente emozionati, c’erano le nostre famiglie ed i nostri amici più stretti. Inutile nascondere la nostra emozione  nel vedere tutta quella gente li per noi, ricordi che ci porteremo sempre dentro.

A distanza di qualche giorno dall’arrivo posso affermare che sono stati sette giorni molto intensi dove abbiamo dovuto fare appello alle nostre forze più remote. Sicuramente è stata un’esperienza bellissima ed estremamente emozionante,  ci sono stati anche  diversi momenti di “crisi” dove ogni minima difficoltà ai nostri occhi sembrava un problema insuperabile.

Quando però sei in una situazione come la nostra non hai ne il tempo ne lo spazio per piangerti addosso e l’unica cosa da fare per superarli è cercare dentro di te ogni minimo appiglio e motivazione per continuare a mettere un piede dopo l’altro fino ad arrivare a raggiungere l’obiettivo prefissato. Ringrazio innanzitutto il mio amico Antonio per aver condiviso con me questa fantastica esperienza ed in secondo luogo tutte quelle persone che, in un modo o nell’altro, non ci hanno fatto mai sentire soli.

Viva la corsa!