Il battito animale

Il battito animale

BPM e tracciato cardio ci dicono tantissimo sulla qualità di allenamento e del nostro stato di forma. Andiamo a vedere il perché.

Andrea Toso

28 Marzo 2019

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“Ah la fascia cardio a me non serve! Mi da fastidio, mi opprime! No ma io mi conosco… Mi sega la pelle con il reggiseno! Ah no in gara mai…i BPM?

Avete presente, si?!? Cose d’altri tempi che però sentiamo tuttora come giustificazioni a non usare alcun device per controllare i nostri BPM durante l’allenamento o ancora più importante per un amatore la gara. A parte gli smartwatch con sensore da polso per rilevare i battiti anche le fasce di nuova generazione sono morbide e confortevoli, oggetti ben più moderni delle vecchie in plastica che ci inondano di dati oltre ai puri battiti.

Ma perchè i BPM, battiti per minuto, ricoprono questa importanza nella qualità di allenamento e di forma?
Il paragone che calza di più è quello con il contagiri della macchina, né più né meno!

Quanto stiamo sfruttando il nostro motore?

Quanto stiamo consumando?

E ogni motore ha il proprio regime, chi ha BPM alti di natura, chi ha battiti a riposo da walking dead, magari raramente poi sale oltre i 160 e così via. E come per i motori non esiste un giusto e sbagliato, il bene ed il male, perché come ogni motore ha il proprio regime, ognuno di noi ha la propria soglia, anzi LE proprie dato che per chi fa diversi sport come i triathleti si avranno diversi valori per ogni sport, ci torneremo.

Ma da cosa dipende questa variabile?

Una persona “normale” si dice che abbia 60 battiti minuto in condizioni normali, noi atleti amatori ne abbiamo spesso molti meno arrivando a condizioni di bradicardia per cui al risveglio abbiamo poco più di 30 e magari (storia di vita vissuta) la nostra compagna controlli se siamo vivi non sentendo il respiro mentre dormiamo! Se stiamo leggendo sappiamo che i battiti cardiaci servono a trasportare ossigeno ai muscoli, quindi più allenati saranno i nostri muscoli ad utilizzare O2 e meno necessità ci sarà di spingere per il cuore, e meglio il nostro muscolo cardiaco starà battendo (“più forte”) meno necessità ci sarà di lavorare.
E il cuore è un muscolo, involontario ma un un muscolo, e quindi allenabile e con un “talento” genetico nella capacità di lavoro, recupero e possibile sviluppo. Quando un allenatore vi dice che copiare le tabelle di un amico è insensato uno dei motivi è questo, i bpm del nostro amico non sono quelli del nostro cuore, e i nostri di due anni fa non sono quelli del 2019, perché siamo più vecchi e magari diversamente allenati, quindi rivalutiamo sempre la nostra forma istantanea eseguendo i test di soglia che gli smartwatch gps ci propongono dato che spesso gli allenatori per ovviare ai limiti appena segnalati ci parlano di Z1,2,3,4 e 5 più che di BPM puri.

La data di nascita ha un peso sicuramente, non così imperativo come la regoletta per la soglia aerobica (spero) in disuso 80% della risultante 220-età, ma è reale il fatto che le pareti del muscolo cardiaco si inspessiscano danneggiando l’elasticità, mutando il bilanciamento “esplosività-resistenza” verso la seconda, motivo per cui noi amatori endurance siamo tendenzialmente over 40 e che over 55 difficilmente si raggiungeranno PB a meno che non essere davvero nuovi della dipendenza.

La buona notizia è che il cuore come ogni muscolo è allenabile, quindi è uno dei valori da osservare nella nostra crescita in preparazione ad una gara, a pari velocità e ritmo quanti BPM medi avremo dopo 3 mesi di allenamento di corsa? Se avete uno storico guardate l’evoluzione negli anni, ma anche solo negli ultimi 6 mesi, tenendo conto che anche l’umidità ed il caldo possono influire sulla quantità di battiti perché la prima diminuisce l’ossigeno nell’aria e con temperature alte la disidratazione porta all’aumento di 3 battiti per litro di sudore perso.

Capite quanto sia un valore da monitorare?

Avevamo lanciato un sasso sulle diverse soglie a seconda delle diverse frazioni del triathlon, il semplice concetto sta nel fatto che utilizziamo muscoli diversi con stati di forma diversi anche se ottimali, ciò non toglie che in bicicletta si usi meno il busto che a piedi e praticamente niente in proporzione al nuoto, giusto? Il cuore batterà in maniera diversa respirando a piedi che in acqua, sia per il timing del nuoto ogni 2-3-4-n bracciate che porta una apnea controllata, ed allenabile, che per la pressione dell’acqua su scatola toracica che muta anche i BPM. Esistono le fasce cardio anche per il nuoto, ma come mi spiegava Sergio Contin, super allenatore di grandi talenti italiani, tarare la soglia reale è un lavoro molto complicato, meglio usare la sensazione personale mediata con l’orologio.
In fondo finché riusciamo a contare le vasche siamo lucidi, quindi in soglia aerobica!

Quindi incrociamo sempre i dati di velocità con quelli cardio, anche un sensore da polso, per quanto abbia dei limiti di precisione per diversi motivi, darà un feedback sul nostro stato di forma.

Minuti per km non significano niente se non sappiamo quanta fatica abbiamo fatto per concludere l’allenamento. I BPM ci diranno proprio questo.