I Fabians in quarantena

I Fabians in quarantena

Com’è passare la quarantena chiusi in casa con un triatleta professionista?… Ce lo racconta Valeria Barbieri

Valeria Barbieri

28 Maggio 2020

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Com’è passare la quarantena con un triatleta professionista?

Tutto sommato, non molto diversa da quel che è sempre stata la nostra vita da ritiro. La modalità “leone in gabbia” Fabian l’ha da subito gestita piuttosto bene: non si è rammaricato troppo per non poter uscire, le giornate erano comunque scandite dagli allenamenti, rivisitati in chiave indoor, e ha approfittato di questo periodo per fare PR tra interviste, chiamate e progetti vari.

Che poi, chiamarlo allenamento indoor non mi sembra corretto: dov’era possibile, Ale ha sempre fatto tutto comunque fuori. Non avevamo un tapis per correre, quindi, come già detto, ha corso tra il giardino e le scale per le prime due settimane, fino a che il vicino, impietosito, gli ha offerto il suo campo, dove ha letteralmente lasciato il segno, battendolo almeno un’ora al giorno, sempre in tondo.

C’erano poi i rulli per la bici: anche quelli, il più possibile fatti fuori sul terrazzino, all’aria aperta. Lo stesso gli esercizi di palestra, aumentati per sostituire il nuoto. Un pomeriggio si è messo a fare yoga fuori, nella parte riparata della terrazza, mentre scendeva il diluvio universale: per lui l’apoteosi del contatto con la Natura. Non avevo molti dubbi, comunque: sapevo che, in qualche modo, non avrebbe perso il contatto con il “fuori”.

Devo dire che in questo periodo, nonostante l’assenza di gare e appuntamenti fissati, non ha perso neanche un altro aspetto tipico degli atleti: la competitività. Da quella prima sfida a scala 40, persa ovviamente da lui e perciò mai più ripetuta, siamo passati alla sfida seria, quella nel suo campo. Un giorno l’ho sentito dire al telefono che aveva fatto 13 ore di bici in una settimana; ho fatto il conto delle mie, e ho scoperto di averne fatte 11. Cioè, quasi come lui. Mi sono sentita una PRO! Ho poi scoperto che in realtà lui aveva contato da domenica a sabato, mentre io da domenica a domenica, ossia un giorno in più. Ma lì, ormai, mi era già partito lo schizzo. A me, mica a lui. Volevo arrivare a fare più ore di lui in una settimana, contata da domenica a sabato (da domenica a domenica sarebbe stato controproducente per me, visto che lui ha sempre il lungo da almeno 4 ore, anche sui rulli). I primi due giorni ho fatto finta di niente, ma mi sono sparata due ore e mezzo alla volta. Al che, lui ha capito che stavo tramando qualcosa. Nel momento in cui gli ho spiegato le mie intenzioni di batterlo nel suo stesso campo, gli si è chiusa la vena. Ho dovuto iniziare a controllare che rispettasse le sue tabelle di allenamento, prima di vederlo salire in bici gli chiedevo: “Quanto devi fare oggi?”, e puntualmente mi rispondeva: “Avrei due ore… ma quasi quasi ne faccio 2 e mezza..” “Avrei 3 ore…Ma potrei allungare a 3 e mezza…”. E così mi toccava essere lì a farlo scendere dalla bici allo scadere del tempo. Dopotutto, la sfida l’avevo lanciata io, e le regole le avevo fatte io, in accordo con me stessa. Lui doveva solo attenersi al suo programma. Che comprendeva anche un giorno, il giovedì, senza bici. Oh, quella settimana non voleva saperne di non pedalare! Stava proprio in fissa, e mi ripeteva: “No, proprio non mi va giù che tu vinca una sfida in cui ti sei fatta le regole da sola, e in cui io non posso pedalare di più anche se voglio…”.

Alla fine, comunque, ho vinto io. 16 ore mie, contro le 15.30 sue. Perché ovviamente, nel frattempo il monte ore settimanale era pure aumentato rispetto alla settimana prima, che mi sembrava così raggiungibile. Fabian era ovviamente contrariato. Ma nel momento in cui, tutta orgogliosa, ho pubblicato il risultato finale su Instagram, un amico mi ha risposto: “Però di solito vince chi pedala più chilometri in meno tempo”; ok, vero, se avessimo contato quello avrebbe vinto lui a mani basse, ma la sfida era solo sul tempo passato in sella… Un giorno, a sfida inoltrata, vantandomi con un altro amico, gli ho detto di essere in vantaggio su Fabian di ben mezzora. E lui:  “Mezzora? La fa pedalando con una gamba sola mezzora Ale, mica come te che manco attacchi il rullo alla corrente…!”. E insomma, dopo aver stracciato Fabian, neanche il minimo riconoscimento ho avuto. Anche se, effettivamente, il vero valore si vede sul lungo termine: la settimana successiva avevo male ovunque, e ho boicottato un sacco di allenamenti. Il campione, invece, se ne stava sempre in sella alla sua biciclettina, con un sorriso beffardo: “Che dici, la prolunghiamo la sfida contando anche questa settimana? Troppo facile essere esplosivi tutto insieme, ma è la ripetitività che fa la differenza… A te è la costanza che ti frega Vale…”. Mi sa che alla fine, questa quarantena ha fatto diventare più competitiva anche me…