#GRAVELROADSERIES: sarà il futuro delle gare amatoriali?

#GRAVELROADSERIES: sarà il futuro delle gare amatoriali?

Non lo so, ma intanto mi godo il (suo) presente! La mia #gravelroadseries stage n.2 ad Alba Sinceramente, non vedevo […]

riky76

11 luglio 2017

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Non lo so, ma intanto mi godo il (suo) presente!
La mia #gravelroadseries stage n.2 ad Alba

Sinceramente, non vedevo l’ora di partecipare questa gara. Ero combattuto tra un misto di grande curiosità e la solita enorme voglia di scannare sui pedali, per il gusto stesso di poterlo fare. Avevo già introdotto le sue potenzialità nel mio articolo sul portale ENDU, ma ora siamo alla prova del pedale e tutto è rivolto innanzitutto a divertirmi e a provare questa idea, nata dal superenduro mtb, e trasmutata nel neonato panorama gravel.

L’arrivo ad Alba è rapido, è una strada che conosco a memoria. Era la strada che mi portava dai miei nonni, nel cuore delle Langhe e ripercorrerla oggi è già di per sé una emozione. Quando iniziano le colline è una vera meraviglia per gli occhi e cibo per la mente.

Il villaggio di partenza è ben strutturato ed arrivo abbastanza presto da trovare un parcheggio comodo e vicino agli stand. Appena sceso mi trovo già dei volti conosciuti. Questa gara ha già un suo primo, grande, punto a suo favore: riesce a riunire ciclisti da tante estrazioni diverse, trovo i frammenti di chi girava in scattofisso già prima del 2011, chi incontro solo negli autunni dedicati al ciclocross, chi viene dalla strada (nel senso buono del termine), quelli innamorati dei viaggi in bici (e non importa quale che sia il fondo stradale),  e molti MTbiker duri e puri che oggi sperimentano questa neo disciplina del panorama ciclistico amatoriale. Che poi amatoriale fino ad un certo punto, ritrovo il meglio del ciclocross, tanti corridori elite e, ciliegina sulla torta, il più volte iridato Sauser che oggi giocherà con noi e si divertirà alla grande alla guida della sua bici.

Sbrigate velocemente le formalità di registrazione mi ritrovo a chiacchierare in attesa della partenza. La formula per il via è anche qui nuova. Vengono chiamati i corridori, cinque alla volta (prima le teste di serie tra cui il mio amico Emanuele dei romagnoli di supernova), a cui viene assegnato uno sticker con su gli orari entro i quali presentarsi alle varie speciali, tre per questa gara, e successivamente all’arrivo. Questa piccola cosa già mette addosso quel tot di emozione ed adrenalina che alimenta il clima di gara. C’è il tuo nome lì sopra, tu sei responsabile della gestione della gara ed in autonomia dovrai fare le scelte migliori per la riuscita della prestazione, bello, davvero azzeccato. In pratica sono un equipaggio fatto da me solo, contemporaneamente navigatore e pilota della mia (nuova) Zino da gravel e ciclocross.

Tutta questa enfasi, ben sottolineata per una volta da un’eccellente selezione musicale rock alla partenza, si stempera con disarmante semplicità una volta partiti. Già perché scesi giù dal palchetto ed imboccata la provinciale, per la primissima volta i battiti cardiaci scendono invece di aumentare! Ci aspettano infatti i primi otto chilometri di trasferimento, da gestire con tutta la calma possibile a patto di non aver noie meccaniche o fisiche. La sensazione in prima battuta è quasi spaesante: “ma come, parto per una gara e non corro a tutta da subito?” no, questa volta no, ma le possibilità di provare fatica vera arriveranno eccome, solo che oggi sono strategicamente ben posizionate dall’organizzatore. Poco dopo ha già il sopravvento la meraviglia del paesaggio in cui stiamo pedalando. Quelle colline di Langa che sono da sempre ispirazione per scrittori e pittori da oltre un secolo, ma che soprattutto videro mio nonno lottare per la libertà di questo piccolo grande Paese.

Dopo questa ventata di ricordi emozionali e qualche frullar di gamba, eccomi al cancelletto della prima prova speciale. Ammetto di aver studiato poco il tracciato e di non aver fatto alcuna ricognizione il giorno precedente, quindi mi accodo candidamente alla partenza della PS1 senza conoscere cosa mi aspetterà, ricordo solo un “circa 3km” dalla descrizione sul sito della gara. 5…4…3…2…1 via! Una delle migliori scariche di adrenalina di sempre, come una crono, il conto alla rovescia ed il mio aggancio del pedale sono linfa verde che scorre nelle vene. Da qui in poi la strategia è una sola: a tutta fino alla fine della prova! La speciale è tutta su terra ed anche piuttosto tecnica, veloce e con poco dislivello, sono davvero a tutta e, siccome il diavolo è sempre in agguato e la legge di Murphy anche, ad esattamente metà prova, in cui tutto sembrava andar per il meglio, metto le ruote su di una serie di pietre affioranti. Subito un pensiero: “non ho pizzicato, dai che non ho pizzicato…” ed invece ho pizzicato. Dopo qualche decina di metri la gomma anteriore se ne va a terra. Prova speciale finita, gara alle ortiche. Invece no, anzi. Nel senso che, passata l’arrabbiatura iniziale e lo smarrimento del “cosa faccio ora?”, mi metto sotto un albero a cambiare la camera d’aria. Incredibilmente non sono né agitato né concitato, viene tutto naturale ed al primo colpo riesco a rimontare camera, gomma e ruota. Riparto, arrivo praticamente ultimo alla prima prova, ma un pensiero nasce, tanto bello quanto inaspettato. Ora ho tutto il resto delle prove e dei trasferimenti da poter affrontare a mente totalmente sgombra da qualsiasi pensiero riguardante la classifica. Posso scannare per il puro piacere di farlo e sentire la bici lanciata in pieno, posso aspettare i miei amici a fine speciale per fare i trasferimenti con loro e chiacchierare, posso fermarmi ai ristori (di altissima qualità tra l’altro, vini in primis) e non aver il benchè minimo assillo del cronometro.

Beh, nel male questa è stata la svolta della giornata, in meglio ovviamente! Il secondo trasferimento è assolutamente splendido. A sorpresa di tutti anche questo tratto è un misto di asfalto e terra, salita/discesa ed il tutto immerso in un panorama fantastico. Siamo in un bel gruppetto e le chiacchiere scivolano via insieme ai chilometri. Arriviamo così alla seconda speciale, molto diversa (per fortuna) dalla precedente. Innanzitutto più lunga e veloce, sono ben nove chilometri, velocissimi dove c’è da metter giù tutta la gamba disponibile  e questo fa della PS2 la più bella della giornata, secondo me. Sono anche di fatto alla mia prima gara con il nuovo telaio messo a punto da Zino ed è qui che mi accorgo di quanto sia stabile e dia confidenza la mia bici sul veloce, invitandomi a forzare ancora di più, fino a che le gambe iniziano a gridare pietà ed io felicemente non voglio ancora dar loro retta. I numeri diranno che ho avuto una media di 177bpm cardiaci e questo ben rappresenta la non razionalità con la quale ho affrontato la seconda speciale. Alla fine, passato il tappeto di rilevazione cronometrica e fatto calmare il fiatone, mi si dipinge in volto un sorriso che rimarrà fino a sera per quanto mi sia divertito in questo tratto centrale della corsa.

Il terzo trasferimento ha poca ondulazione ed inizia a fare un po’ caldo, stemperiamo con racconti di giri in mtb sui ghiacciai che Nicolò ha fatto proprio il giorno prima e a sentirli, insieme al vento sulla pelle dato dalla nostra velocità di crociera, fa apparire come niente male anche questo tratto.

Arrivati al cancelletto della terza ed ultima speciale di giornata inizia a serpeggiare che questa sia la più tecnica e difficoltosa, messa strategicamente in fondo per far, giustamente, emergere chi ancora il giusto mix di tecnica-gamba-lucidità da prevalere sugli altri e finire in bellezza.

Ho il vantaggio di sentirmi ancora fisicamente bene, datomi lo start parto subito di passo e con le migliori intenzioni, il primo tratto in salita non mi spaventa, anzi lo affronto per quello che mi pare essere un bel ritmo. Ma la sorpresa è dietro l’angolo ed è costituita da finissime particelle lapidee monogranulari. Il gioco di parole sta a indicare che, essendo vicini al fiume Tanaro, ci troviamo ad affrontare dei tratti in sabbia finissima, capaci di mettere in ginocchio chi arriva impreparato. Ed è come se alzassi la mano! Qualche anno passato in moto nella mia gioventù mi ricordano, se mai ce ne fosse bisogno, che i tratti di sabbia più li si affronta in velocità, più si rivelano facili, con la bici/moto che riesce letteralmente a galleggiarvi sopra. Bene, fin qui la teoria. La pratica è tutto un altro paio di maniche dato che già al primo, caratterizzato anche da una piccola salitella ed una mezza curva, mi costringe a scendere e spingere la bici con la spiacevole sensazione, in aggiunta, della sabbia che entra in ogni spazio libero delle scarpe, e non è certo questo il momento per fermarsi a svuotarle! Proseguo a fatica, i tratti di sabbia successivi riesco a superarli un po’ più di slancio ma la mia velocità non è mai quella che speravo e i conseguenti sbacchettamenti del manubrio sono lì puntuali a ricordarmeli. Prova ne è che dopo poco mi raggiunge la mia amica Elema. Lei è una biker vera, quindi nel tecnico si muove come un pesce nell’acqua, resta a suo agio in tutti i tratti ed io mi mantengo in scia per rubarle qualche trucchetto. Ci ritroviamo alla fine del tratto sterrato praticamente appaiati. Ora, sempre all’interno della PS3, non resta che affrontare un falsopiano e l’ultima salita, entrambe in asfalto. Prende ora il sopravvento l’anima da gregario che alberga in me e le dico di mettersi in scia che ora ci si prova a finire tutte le energie cercando di dare il massimo fino all’ultimo tappeto cronometrico. Il passo è buono, ogni tanto mi volto per controllare e lei, da corridore vera, resta lì a pochi palmi dalla mia ruota posteriore beneficando della scia. Più la vedo vicina più provo a forzare ancora e ci ritroviamo dopo un buon tratto ai piedi dell’ultima salita. Qui chiaramente l’aiuto non è più un fatto fisico di scia ma solo visivo di aver qualcuno che scandisce il ritmo, e così, nonostante le poche energie di entrambe, riusciamo a scollinare in un tempo ragionevole che le permetterà di vincere la classifica della sua categoria e far di riflesso contento anche me.

Passata quest’ultima fatica non resta che pedalare senza troppa foga fino all’arrivo, ma questo, scopriremo tra breve, solo apparentemente.

Dopo qualche salitella, infatti, giungiamo all’ultimo ristoro dove mancano solo quindici chilometri all’arrivo. Impossibile non fermarsi. Il gazebo è strategicamente a fianco ad una fontanella usata rigorosamente per metterci la testa sotto ma non per bere. Per dissetarci, infatti troviamo calici di vetro ed una selezione di vini bianchi e rossi di Langa che da soli valgono il prezzo del biglietto. Non solo per la loro bontà e freschezza (parlando del bianco) ma anche per l’esser serviti in calici di vetro e non in bicchieri di carta che svilirebbero l’eccellenza del prodotto. Il tutto accompagnato da pane, salame e nocciole a chilometri zero o quasi e tutti capiscono esattamente quanto sa regalare di buono questa terra magica. Il rovescio della medaglia però si mostra all’improvviso. Un rapido controllo ai tabellini di marcia ci fa capire che il tempo stringe ed arrivare fuori tempo massimo al traguardo comprometterebbe il risultato di chi tra di noi ha ancora ambizioni di classifica. Poco conta che io ne sia fuori, con spirito cavalleresco ci mettiamo tutti in movimento e di lì a poco quello che doveva essere una piacevole planata su Alba diventa una crono squadre con un team misto ed eterogeneo come non si era mai visto, tra l’altro proprio sulle strade che furono teatro della cronometro individuale del giro d’Italia del 2015!

Media della crono improvvisata, complice anche qualche discesa, ben 37km/h che con le gommone che ci ritroviamo è una cosa di tutto rispetto.

L’arrivo al traguardo è una vera liberazione, un tecnico dell’organizzazione segna il nostro orario di arrivo e da subito, anzi non appena recuperato il fiato e normalizzato il battito, lo spazio è tutto per le chiacchiere, lo scambiarci impressioni e sensazioni dell’intera giornata e, senza code e senza spintoni, godere del sontuoso ristoro finale. Qui tengo a fare un plauso all’organizzazione. Oltre ad un percorso perfetto, bilanciato, divertente e comunque selettivo, il poter arrivare ed immediatamente portarsi ai banchi ristoro, sia con cibi salati che dolci, bevande e vini e soprattutto la mia amatissima anguria, colloca questo evento una spanna sopra la classica granfondo su strada. Qui non ci sono ticket pasto, non c’è quella (per quanto mi riguarda) odiosissima fase del “pasta party”, che già a sentirlo nominare mi si gela il sangue. No qui niente vassoi, niente code, niente pasta scotta… ma solo semplici prodotti della terra locale, certo tra le migliori i assoluto in tema agro alimentare, freschi dissetanti e gustosissimi. Tra una torta alle nocciole ed un pezzo di robiola, mi rimetto in macchina con solo le gambe indolenzite ma il resto del fisico e soprattutto la mente, camminano ad un palmo da terra per aver vissuto una giornata al di sopra delle già alte aspettative che avevo. Per una volta non sono nemmeno lontanissimo da casa anche se, a ben vedere, anche questa terra è un pezzo di casa mia ed oggi è stata la cornice perfetta per un giorno che ricorderò a lungo. L’unico difetto, almeno per questa stagione, è che da ora ci sarà una lunga attesa, fino a novembre, per poter correre la terza ed ultima tappa nell’altrettanto splendida terra di Toscana.