Gestire la crisi

Gestire la crisi

Eccola, mi sembra che ci siamo, sta arrivando è proprio lei: la crisi! Da quando mi dedico alle gare di […]

Il Turbolento

26 Maggio 2015

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Eccola, mi sembra che ci siamo, sta arrivando è proprio lei: la crisi! Da quando mi dedico alle gare di endurance ho passato più tempo a pensare a come evitare lo spauracchio della crisi che a correre.

I tentativi partono inevitabilmente dagli allenamenti e purtroppo anche dai “rumors” di amici e compagni di squadra. Le teorie che mi sono state sottoposte sono svariate si parte dalle certezze assolute: “Ti assicuro che se fai le ripetute in salita di crisi non ne hai!” “Se ti fai due settimane di beveroni con magnesio e potassio vai tranquillo” “Prova un bel completo a compressione”… Si scivola poi verso il sentito dire “Ho sentito di una tabella infallibile, ma mi raccomando devi anche aggiungerci un po’ di piscina” “Spalmati questo sulle gambe l’ha fatto un mio amico e si è trovato benissimo” fino a sfociare nella leggenda pura “Se mangi 6 uova prima della gara problemi non ne hai” “Con la benda elastica messa da quel massaggiatore sei a posto”.

Ovviamente sfasati da tutti questi suggerimenti e rimedi assurdi si prova di tutto per poi giungere all’inevitabile conclusione: la crisi è inevitabile. Non credete nemmeno per un secondo allo sbruffone che su un social scrive di aver fatto cento km di trail senza mai avere un cedimento, un dubbio o la tentazione di dire “f…..o!, mi fermo!”. Anche i più grandi campioni hanno ammesso di avere spesso crisi e crisette ed il loro segreto non è combattere la crisi ma conviverci: sì perché la crisi prima o poi passa. Certamente bisogna sapere come prendere le contromisure, ma in questo caso non voglio dirvi cosa bere o mangiare o cadere in banalità come “idratatevi ogni 30 minuti e mangiate ogni ora”. Sono francamente consigli farlocchi: ogni trailer dotato di buon senso che si avventura in un Ultratrail sa quando mangiare e quando bere e sopratutto non c’è una legge universale valevole per tutti, ognuno deve trovare la soluzione adeguata a sé stesso, possibilmente durante gli allenamenti.

Come fare quindi per convivere con la crisi? Come per ogni dettaglio di questo sport la risposta è semplice: allenandosi. Personalmente la prima volta che ho affrontato una corsa da 100 km, il Passatore, mi ero documentato molto sul percorso, sui consigli dei nutrizionisti e via dicendo, ma l’articolo che davvero mi ha aperto gli occhi è stato un bellissimo pezzo di Orlando Pizzolato che parlava proprio di come allenarsi alla crisi. Vi confido che è stata una rivelazione: ingenuamente non avevo mai pensato al fato che ci si potesse allenare a soffrire e non solo soffrire allenandosi.

Quindi dato per certo che ci siamo capiti, come possiamo fare questi terribili allenamenti? Vi premetto di prendere i miei consigli con le dovute cautele, un metodo che funziona per me potrebbe essere deleterio per un’altra persona, inoltre vi prego di stare con i piedi per terra e di non credervi dei top runners quando fate questi allenamenti o rischiate davvero di pisciare fuori dal vaso (parlando per metafore). Generalmente io mi organizzo in questo modo. Dato che al 90% dei casi le crisi riguardano carenze nutrizionali è proprio su questo fattore che vado a lavorare. Ad esempio se la Domenica mattina ho in programma un lungo da 4-5 ore il sabato sera cerco di non mangiare carboidrati (meglio se anche il sabato a pranzo). La mattina della Domenica volutamente trascuro la colazione e parto. Di certo è esattamente il contrario di quello che farei in gara e non è un tipo di allenamento che faccio di frequente anche perché vi assicuro che così facendo la crisi è dietro l’angolo! Attenzione però, prendete con voi le dovute contromisure: sali, gel, acqua in abbondanza e barrette, proprio come se doveste uscire da questa brutta situazione. Se riuscirete a convivere con i vostri momenti bui di certo riuscirete anche ad uscirne e sarete già a metà dell’opera!