Follia Corsa e Mode con Ian

Follia Corsa e Mode con Ian

Some people never go crazy. What truly horrible lives they must lead.
Alcune persone non impazziscono mai. Quali vite veramente orribili devono condurre. (Charles Bukowski)

Riccardo Mares

19 Giugno 2020

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Quanto matti siamo a continuare a correre? Quanti di noi si sono presi occhiatacce o addirittura sono stati minacciati durante l’era dura del Covid-19?

Ho letto e riletto l’articolo Mind Over Madness più e più volte, facendomi anche aiutare da alcuni amici inglesi (grazie Dan) per non perdere nemmeno un passaggio, perché sentivo che nelle parole di Ian O’Riordan c’era una grande profondità e tanto di “me”.

Ian racconta di suo padre, che veniva preso per matto: correva (si parla di 50 anni fa, NDR), lasciava le braccia a penzoloni, aveva zigomi pronunciati che gli rendevano lo sguardo “folle” e probabilmente era vestito diversamente dagli standard dell’epoca.

Ian racconta della sua stessa esperienza di runner, in tempi ben più maturi, in cui in Irlanda la corsa era considerata uno sport secondario in una scuola che masticava aforismi, equazioni e rugby (mi ricorda l’Italia di 30-40 anni fa col calcio… ). Ian veniva deriso per la sua diversità e perché era vestito fuori dagli standard, che poi sarebbero diventati standard, anzi di moda… trendy, un po’ di anni dopo.

Di fronte a simili situazioni le reazioni alla fine possono essere due:

  • o ti deprimi perché ti pesa la diversità
  • o ti rallegri sentendoti distintivo, coerente con le tue scelte

Oggi la corsa è diventata di moda. Con il Covid il movimento –  e la stessa corsa – sono diventati un must have, come se tutti non avessero fatto nulla prima dell’imposta prigionia o che fare qualcosa di “vietato” fosse fottutamente affascinante. Fortunatamente pare che, dall’apertura delle gabbie, i dati di mantenimento dell’attività podistica sia stato mantenuto o almeno non si sono (ancora) visti effetti di abbandono di massa.

La stessa massa che ti giudica, la stessa massa che decide qual è l’abbigliamento consono e che ti guarda male se sei fuori dagli standard. I famosi standard che sembrano sempre più un limite della società rispetto ad un plus per una vita più serena.

In questi giorni sto seguendo un podcast interessantissimo di Massimo Temporelli intitolato Fu**ing Genius, ovvero la presentazione atipica di quei geni che hanno cambiato la storia del mondo. Uno dei protagonisti (ovviamente) è stato Steve Jobs, il signore della mela morsicata e non solo. Conoscevo bene la sua storia grazie all’omonimo libro ma risentire i suoi passaggi di vita dalla voce di Massimo mi ha fatto riflettere molto.

Stay hungry, stay foolish

Solo un folle è abbastanza pazzo per cambiare veramente il mondo: perché in tanti hanno idee per farlo, ma solo gli insani davvero compiono azioni epiche.  Lo stesso Ian – nel suo spettacolare post – richiama personaggi epici ma ben più datati ovvero l’onninominato Aristotele:

Non esiste grande genio senza una dose di follia

La chiusura dell’articolo parla di quanto sia importante la corsa nella vita di chi corre e probabilmente anche per tutti gli altri è che non lo sanno. Io oltre alla corsa aggiungo tranquillamente quanto sia importante lo sport in generale nella crescita di una persona e nel garantire un’equilibrio personale. Ovvio che l’endurance ha motivi chimici per portare ulteriori benefici oltre ad altre pratiche sportive.

Conclude Ian con un ringraziamento all’Irlanda per la concessione di poter praticare sport all’aria aperta – post Coronavirus – nel rispetto della “distanza sociale” in accordo con questa illuminata frase de Atheltics Ireland:

athletics is a key strategic sport in improving the health of the nation, and the recent study detailing the huge increases in people walking and running in the last two months illustrates the necessity to open our club outdoor facilities.

Buone corse e buona consapevolezza.

ps: se non l’hai già fatto iscriviti al mio canale Telegram “MerlinoxRuns