FitWalking: alternativa alla corsa o surrogato?

FitWalking: alternativa alla corsa o surrogato?

Sempre più divani sono abbandonati da scellerate persone che dedicano il loro tempo a camminare “veloci”, rinforzando mente, cuore e polmoni. Ma ti pare?

Riccardo Mares

17 Dicembre 2019

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Spesso parlo del mondo della corsa, ma c’è uno sport in grado di coinvolgere migliaia di persone e che richiede requisiti minimi decisamente inferiori rispetto al running: il fitwalking.

Nominalmente nasce in Italia nel 2001, da un’idea del grande campione di marcia Maurizio Damilano, con il sito di riferimento fitwalking.it. Oggi il movimento è fortemente distribuito in tutto il territorio nazionale, in forma totalmente indipendenti. Sorgono costantemente  nuovi gruppi di camminatori e soprattutto nascono corsi organizzati in cui allenatori accompagnano gli allievi nella preparazione, spesso suddividendo per capacità.

Da qualche anno siamo addirittura noi runner che ci facciamo accogliere dai fitwalker alle “camminate organizzate” che si svolgono sul territorio e che permettono di unire più discipline con un forte senso di genuinità, scoprendo gioielli della natura e godendo di ricchi ristori caserecci.

Uno dei pregi principali del fitwalking è la sua più ampia accessibilità rispetto alla corsa e soprattutto un minor effetto logorante per muscolatura ed articolazioni.

Al fine di spiegare al meglio questo sport e di aiutare chi volesse iniziare o chi già lo pratica, ho deciso di intervistare un amico dalla lunga carriera sportiva: Giorgio Garello, ex ultra-maratoneta e fitwalker per dipendenza psico-fisica, nonché probabilmente uno dei più pregiati esperti di attrezzatura per la corsa/running in Italia.

Ciao Giorgio, la tocco piano: Fitwalking è un’alternativa alla corsa, un surrogato o un’integrazione?

Direi una valida alternativa e di conseguenza una possibile integrazione. Intendo dire che si integra alla perfezione nelle attività di un runner che vuole fare un recupero attivo e non ha la possibilità di sfruttare piscina o bicicletta. Inoltre quando ci si trova di fronte a determinati tipi di infortuni muscolo-tendinei che impediscono la corsa in modo efficiente e naturale, il cammino a passo veloce permette di limitare il naturale decadimento dovuto all’assoluto riposo. Con questo lungi da me ad incentivare il movimento per forza, riposo assoluto e recupero stando fermi,  sono e restano mattoncini fondamentali in un corretto piano di allenamento

Oltre a preliminari accertamenti medici, che consigli dai a chi vuole iniziare il fitwalking?

Nel Fitwalking è fondamentale la tecnica di cammino, nulla di trascendentale, ma l’uomo di oggi ha perso la sensibilità al movimento naturale. Per sviluppare buone andature è necessario muovere tutto il nostro apparato muscolo scheletrico nel modo più efficiente possibile, quindi consiglierei a chi vuole camminare in modo più prestazionale di affidarsi ad istruttori che possano mettere a posto quei naturali difetti di dinamica del movimento che limitano il gesto.

Per chiarire quanto sia importante curare il gesto e la conseguente efficienza di un gesto semplice come il cammino, faccio un esempio legato al nuoto. Un conto è stare a galla (camminare) un conto è saper nuotare in modo efficiente uno o più stili (fitwalking)   

Cammino (più veloce) quindi basta una scarpa a tennis qualunque: funziona proprio così?

Qui il camminatore può permettersi cose che i podisti spesso non possono permettersi. La scarpa da running della categoria intermedia o superleggera è l’ideale per un camminatore veloce. Nel cammino non serve la protezione tipica e necessaria per un podista. Le forze che si scaricano a terra sono decisamente minori nel cammino anche quando si procede ad alta velocità, soprattutto perchè manca la ricaduta dalla fase aerea. Se accettiamo che nella corsa il carico nel momento del primo impatto col terreno sia di circa 3 volte il peso dell’atleta, nel cammino questo valore non supera 1,3 volte il peso dell’atleta stesso. Ovviamente nel caso si vogliano percorrere distanze molto lunghe, nulla vieta di ricorrere a calzature più protettive. Nella scelta bisogna privilegiare la buona flessibilità anteriore che deve essere evidente anche nella parte tra la punta del piede e l’area dei metatarsi. Altro elemento molto importante nella scarpa per il cammino ad alta velocità è la stabilità longitudinale, quindi i modelli con supporto mediale sono da preferire indipendentemente dalla dinamica dell’appoggio. Questa necessità è dovuta dalla ricerca della minor dispersione di energia che si ottiene irrigidendo la scarpa proprio a livello mediale. 

Su Correre di Novembre hai parlato di abbigliamento offroad: quali pensi siano le dotazioni de-minimis per fare fitwalking, soprattutto durante l’inverno?

Le stesse in uso nel running. Ovviamente se la nostra attività di Fitwalking è interpretata in modo sportivo e sufficientemente prestazionale. Solo in caso di ritmi più blandi ed in rapporto all’età e alle abitudini dei praticanti ci può stare un abbigliamento meno tecnico. Come nel running è fondamentale coprire le estremità, testa e mani in primis che sono i punti da cui si disperde una grande quantità di calore.

Fitwalking e agonismo: hai qualche utile consiglio per migliorare le proprie performance?

Qui diventa difficile. Il Fitwalking nasce nella forma non agonistica. Con i gemelli Damilano, con i quali collaboro da oltre 15 anni, abbiamo sempre ribadito che il Fitwalking non è agonismo. Per un camminatore molto efficiente e voglioso di competere, il naturale approdo agonistico è dedicarsi alla marcia sportiva.

Detto questo seguiamo anche diverse persone allenandole per migliorare la loro efficienza perché interessate a partecipare ad eventi come mezze maratone o maratone, ma sempre per permettere  loro di migliorarsi con se stessi e per migliorare la propria autostima. Lo scopo del cammino non è andare più veloce e basta, ma andare di buona andatura il più a lungo possibile.

Qualche mese fa hai deciso di regalarti un’avventura “fit” totale: ci riassumi un po’ la tua esperienza, che poi ai lettori diamo il link alla storia completa?

Diciamo che mi regalo spesso attività intense, sia dal punto di vista fisico che emozionale. L’ultima in ordine di tempo è quella dei primi di Agosto, dove in semi autosufficienza e senza supporti logistici prenotati da casa, ho fatto il giro del Monte Bianco in stile alpino, scarponi e zaino, con un’attrezzatura ridotta all’osso ma senza rinunciare alla sicurezza, quindi senza tenda e dormendo alcune volte sotto le stelle con il solo sacco a pelo.  Come persona sento la forte necessità di vivere il mio tempo e le mie passioni in modo semplice e ad impatto zero o quanto più possibile vicino allo zero. Questa esperienza è partita da casa in treno ed autobus (anche per il ritorno) rinunciando a tutte le comodità che oggi sembrano irrinunciabili. In genere il mio modo di stare al mondo da qualche tempo è così, cerco di restituire ciò che ho consumato sino a qualche tempo fa rinunciando a viaggi inutili o sprechi tipici dei nostri giorni.

(la storia del viaggio è raccontata con gli hastag #AroundMontBlancAlone #SentieriDiversi su Facebook, ndr)

Prossime avventure e una tua “pillola” per i lettori di EnduMag?

Sto pensando di fare un trekking invernale ai primi di gennaio del 2020, anche questo in semi autosufficienza, ma questa volta la tenda dovrò portarla con me e quindi lo zaino sarà inevitabilmente più pesante. La pillola potrebbe essere: osservo sempre più spesso persone agitarsi e correre, sento sempre più spesso persone dire di avere fretta, ed anch’io ho fretta! Ho una fretta tremenda di rallentare il mio tempo per viverlo il più a lungo possibile.

Grazie infinite!