FITRI, è davvero ora di rimboccarsi le maniche?

FITRI, è davvero ora di rimboccarsi le maniche?

il regolamento FITRI sembra manterrà il divieto di indossare body con manichette, una scelta apparentemente senza motivazioni tecniche che ci obbligherà a sdoppiare il materiale in caso di partecipazione a distanze multiple durante la stagione.

Andrea Toso

12 Novembre 2019

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I triathleti, noi triathleti, diciamolo, siamo schiavi del look.
Non ci basta assolutamente mettere addosso la prima cosa che ci capita né per allenarci né specialmente per una gara, per cui ammesso che non si scelga la squadra per i colori sociali, abbineremo almeno bici e scarpe, sia da corsa che da ciclismo e gara triathlon a questi.

E per il look, ancor prima che per la performance arriviamo a aggiungere parti inutili al nostro kit gara, un visor (perché se lo chiami frontino neanche te lo vendono…), calzini a metà polpaccio che danneggiano ulteriormente la già provata abbronzatura da 4 diverse tan lines (costume da piscina, body, completo ciclismo e da corsa…), e l’oggetto tendenzialmente più inutile possibile, il body con le maniche.

E se questo bellissimo capo di abbigliamento potrebbe avere un vantaggio aerodinamico sulle lunghe distanze, una protezione dal sole delle Hawaii, quello che ti scotta SOTTO il body mentre ci si cosparge le parti esposte di ultra protezione resistente al sudore, poco dovrebbe avvantaggiarci nelle distanze di sprint e olimpico, ma il look è il look, e ogni squadra si è adeguata aggiungendo anche uno con le manichette, sempre più lunghe tanto da obliare anche lo spazio per il numero da stampigliare sull’omero.

Ahia.

Finita la festa ragazzi.

Non si potrà più indossare un body con le maniche in gara. Solo smanicati con cerniera posteriore. Anzi il regolamento del 2019 già vietava l’uso, ma essendo stata divulgato questo regolamento a marzo, ad iscrizioni fatte e divise già stampate, è stato derogato per l’anno in corso.
L’anno prossimo, stop.

D’altra parte se indossassimo questi body fichissimi non si leggerebbe più il nume… ah ma ce l’ho sulla cuffia. Sulla bicicletta (con adesivi che mai si scolleranno dal reggi sella). Sul polpaccio. Sulla fettuccia, proprio sull’omero dobbiamo stamparcelo, l’avambraccio non va bene?

E se avessimo un tatuaggio?
Dovremmo eliminarlo con il laser per stampare il numero? No, sull’altro braccio.
Tatuato.

Via squalificato!

Invece no.

La forza maggiore vince in questi casi, ma acquistare un body con le maniche non ce lo perdoneranno più, sebbene con colori sociali (che sarebbe anche disquisibile, tanto fa riferimento l’iscrizione) e tutti in tinta, cascoocchialibodyscarpe quella manichetta da troppo fastidio e non verrà più accettata. Eppure come suggeritomi da un grande saggio della triplice, la manichetta è una buona protezione ulteriore per noi age group, una protezione per chi sta tanto tempo in acqua, in bici, in corsa, sotto il sole quanto sotto un diluvio che potesse coglierci in gara, e magari in casi limite anche da grattate in bicicletta, anche se la zona omero è davvero atipica, non è atipica la spalla, e chi vi scrive ha una bella cicatrice fresca del 21mo consiglio dei 20 errori da non commettere (non cappottare prima della gara!).

Però le divise delle ragazze della nazionale sono praticamente a perizoma, cosa che non tutte amano, sia per la nullità del fondello che gioco forza non può essere particolarmente protettivo, sia per la mancanza di protezione minima nel caso di scivolata in bici, quelle no, sono legali…

In SuperLeague è stato scelta la divisa più bella possibile, in cui piazzare bandiere, sponsor tecnici dei singoli atleti e comuni finanziatori del progetto che appassiona sempre più noi spettatori, con una selezione dei partecipanti e una varietà delle distanze che estremizzano le performance degli atleti in gara, in circuiti compatti ma tecnici di facile copertura mediatica, perché, ahinoi, è così che si fanno i soldi e si attraggono gli investitori.

In Italia invece no, la FITRI ci chiede di rimboccarci le maniche …in cambio di?