Everesting: un lungo sogno diventato realtà

Everesting: un lungo sogno diventato realtà

Davide Cappelletti, ciclista trentenne di Cucciago, vincitore nella categoria Innovation di ENDUdream

Davide Cappelletti

25 Luglio 2019

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È mercoledì pomeriggio. Sono passati tre giorni dal mio Everesting e sono sdraiato sul letto, mi sento leggero come una piuma. Come se mi fossi svuotato di tutto. Mesi e mesi a pensare ad un solo obbiettivo ed ora che ci sono riuscito mi godo il meritato riposo.
Squilla il telefono, rispondo senza guardare chi è, dall’altra parte una voce esclama:

“SEI NELLA HALL OF FAME CORRI A VEDERE SUL SITO EVERESTING.CC”.

È mio fratello Mauro.

Gli australiani di Hells500 hanno omologato il mio Everesting!

Ora è ufficiale. Realizzo ancora di più quello che ho fatto.
Le sensazioni che ho provato domenica faccio fatica ad esprimerle a parole, forse perché sono state così forti che non hanno aggettivi, o meglio sarebbe riduttiva qualsiasi parola vicina al nome EVEREST.

Quando sono arrivato in cima al monte Bisbino, con il tramonto ed un muro di gente che mi attendeva con fumogeni, bengala e trombe da stadio ho provato qualcosa che mai mi era capitato prima.
C’erano tutti. Amici, compagni di squadra, parenti e famigliari. Non mancava proprio nessuno.
Incrocio lo sguardo di mia mamma, ha gli occhi lucidi, le tremano le mani mentre cerca di farmi una foto.
Guardo mio fratello, che sta salendo al mio fianco, gli sorrido, lui mi da una pacca e sussurra “Forza campione, sei sul tetto del mondo ora”.
Abbiamo raggiunto i famosi 8848 metri di dislivello positivo dell’Everest, tutto d’un fiato, dall’una di notte alle nove di sera. Venti ore non-stop.
È stata dura, a tratti è sembrato impossibile; penso di aver provato le stesse sensazioni degli scalatori dell’Everest quando salgono e la cima che sembra non arrivare mai.
La partenza di notte è stata emozionante, a farmi compagnia c’era L’ amico Davide oltre ai cerbiatti, volpi e cinghiali che ogni tanto spuntavano a bordo strada. everesting - Davide Cappelletti

La mattina il momento più bello in assoluto: a volte eravamo trenta, quaranta persone a salire in bici; sono venuti amici da tutte le parti pur di farmi compagnia. Anche MAX, venuto apposta dall’ Umbria, ha fatto una salita con noi insieme alla sua olandesina blu. Un mito.
Durante la mattina ho avvertito un po’ di stanchezza ma nel primo pomeriggio ho iniziato a sprofondare piano piano, le gambe giravano ma la testa no e la testa in una dinamica del genere conta più delle gambe.

Ho toccato il fondo alle tre del pomeriggio, quando pedalavo da dodici ore di fila ed ero sveglio da trenta ormai, perché dopo essermi svegliato alle otto di sabato mattina per via dell’adrenalina non sono più riuscito a chiudere occhio, né il sabato pomeriggio né il sabato sera prima della partenza. Niente.

Mi sono trovato con la testa pesante come un macigno. Guardavo di continuo il dislivello, sembrava non salire mai. Ero in ritardo di due ore sulla tabella di marcia, vado in panne, penso a tutte le persone che erano lì per me e che a breve se ne sarebbero andate, mi blocco. Salgo così lento che una coppia di signori mi supera a piedi.

Mi ripeto: “non devo mollare, non posso mollare. Oggi è il mio giorno”.

Così grazie all’aiuto del mio grande amico Davide esco da questa crisi e torno a pedalare con spensieratezza e tutto torna a funzionare.

Gambe e testa tornano a parlarsi, salgo senza pensare all’orologio e inizio ad esaltarmi. Inizio a vedere la cima: mancano due salite. Mauro, Davide ed Andrea mi scortano come se fossimo in un tappone del tour de France, saliamo compatti. Si sente solo il nostro respiro. Ogni tanto ci guardiamo e sorridiamo. Passano due ore. Manca una salita: una smorfia di dolore mi accompagna per tutti gli ultimi 15 chilometri, fino alla fine, ma quei momenti me li ricorderò per tutta la vita. Sarò per sempre grato a Davide per avermi sostenuto quando tutto sembrava perduto.

In un attimo arriviamo a due tornanti dalla vetta. Si sentono le trombe, sembra di essere allo stadio.

everesting - Davide Cappelletti

Ultime pedalare prima della gloria. Il resto è storia.
Alle 20’44 conquisto la cima del mio EVEREST, dopo 246 km, 19 ore e 48 minuti in sella alla mia Cannondale Synapse.
Sono felice ed incredulo per quello che ho fatto, mio papà arriva con una bottiglia di champagne mentre salgo in bilico sul parapetto arrugginito; dietro il cielo è infuocato, ho i brividi, è da tempo che sogno questo momento: apro la bottiglia ed urlo un immenso GRAZIE al cielo!

Questo Everesting è stato qualcosa di indescrivibile.
L’ho cercato, voluto fortemente ed ottenuto con tutto me stesso.
Ora è mio e lo custodirò per sempre.