Elena Casaro: Ho il sogno di correre la maratona sotto le 2h40′

Elena Casaro: Ho il sogno di correre la maratona sotto le 2h40′

A volte lo sport diventa un orto importante da coltivare, una forte passione che dà benefici fino a creare una dipendenza considerata positiva.

Matteo Simone

04 Agosto 2020

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Di seguito Elena racconta la sua esperienza sportiva di ritorno dal Runnning Stage in Iten la città di campioni in Kenya con il progetto The Heart Kenya Running.

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita?

“Il giorno che ricordo come il più bello (fino ad ora…) della mia vita sportiva: nel 2013, quando sono arrivata 3.a assoluta alla maratona di Torino, facendo il personale di più di 4′. È stato un obiettivo sognato per 4 mesi e mezzo e voluto con tutta me stessa, e quel giorno è stato tutto perfetto, tutto ha girato come doveva girare e viverlo è stato pura magia oltre che sorpresa.”

Lo sport fa faticare, fa impegnare giornalmente con costanza e determinazione per migliorare nei risultati e raggiungere risultati sfidanti ed è gratificante ottenere risultati come un podio a una maratona importante o un miglioramento del proprio personale.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica?

“Ho incominciato a gareggiare con i Giochi della Gioventù, nelle campestri. È stato amore a prima vista e da allora (1985) non ho più smesso, a parte i periodi di infortunio e durante la gravidanza. Quando ero più piccola non ero forte, anzi! Ma dentro di me ho sempre avuto la voglia di allenarmi, di migliorare, e non ho mai smesso di provare quella felicità immensa che provo quando corro e che rende la corsa la mia ragione di vita. Non è stato per niente facile, perché i miei genitori non volevano assolutamente che io corressi, per cui è stata una lunga battaglia che, forse, solo in questi ultimi anni non ha più ragione di esistere, perchési sono arresi all’evidenza.”

A volte lo sport e in questo caso la corsa diventa come una potente ed efficace terapia naturale meglio di tanti farmaci.

Quali fattori e persone hanno contribuito al benessere e performance nello sport?

“Ho avuto diverse persone che mi hanno allenato in tutti questi anni. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa, mi hanno regalato la loro esperienza, i loro consigli ed il loro supporto, che per me è sempre molto importante. E poi ci sono sempre state le persone che mi conoscono e mi vogliono bene, e che sanno che niente e nessuno deve togliere la corsa nella mia vita… Crescendo ho anche imparato da sola quanto sia importante lo stile di vita e l’alimentazione per rendere al meglio, per cui ho fatto sempre in modo di mettermi nelle condizioni migliori per potermi allenare al meglio. Per quanto riguarda l’alimentazione ho studiato, e studio tutt’ora, l’argomento perché mi piace molto e perché credo nella sua grande importanza nello sport. Sotto questo aspetto, quindi, mi seguo… da sola sperimentando su di me, provando e riprovando finché non trovo quello che cerco e che desidero ottenere.”

Se veramente piace una cosa ci si impegna, ci si documenta per comprendere come fare nel migliore dei modi, come ottenere i migliori risultati curando i vari aspetti e la passione per qualcosa come lo sport e la corsa in particolare fa venire la voglia di fare un mestiere correlato come diventare atleta, o tecnico, o nutrizionista.

Quale esperienza ti può dare la convinzione che ce la puoi fare?

“Sono appena tornata dal training camp in Kenya e devo dire che lì è successo quello che sapevo già sarebbe potuto succedere ancora prima di partire. Allenandomi lì ho trovato la mia anima, non che prima non avessi mai sentito e provato queste sensazioni, ma lì è stato diverso. Lì ho capito che dovevo dare una svolta alla mia vita e provare a realizzare un sogno che per 4 lunghi anni è stato puntualmente spezzato. Ho il sogno di correre la maratona sotto le 2h40′ ed è quello che intendo provare a realizzare e penso che non esista posto al mondo migliore di quello che ho appena conosciuto. Lì ho pianto lacrime di gioia e l’ultimo giorno di tristezza per dover partire, e quando sono tornata in Italia mi sono licenziata ed ho deciso di tornare in Kenya per circa 2 mesi per preparare un sogno. Lo so che agli occhi di molti sembrerò pazza, ma devo rendere conto alla mia anima… ed a me stessa, non posso continuare a vivere senza provarci, non posso morire con questo rimpianto, perché per me significherebbe non aver onorato la vita. Farcela nello sport coincide con il farcela nella vita, dopo sarà quel che sarà, ma di sicuro, comunque vada, so che sarò felice e fiera di averci almeno provato.”

Che dire! “Now is the moment” (ora è il momento)! Auguro il meglio per Elena posso capire come si senta, posso capire quello che ha potuto attraversare, posso capire che non si sia sentita libera di esprimersi atleticamente sentendosi legata, ora può volare in Iten in Kenya (fly to Iten) alla ricerca dei suoi sogni da trasformare in realtà e come lei dice se riesce nel raggiungere il suo sogno riuscirà nella sua vita con un incremento di autoefficacia e resilienza.

Cosa pensano familiari e amici della tua attività sportiva?

“Mia sorella è la mia tifosa più grande, ora anche i miei genitori si sono arresi all’evidenza e sono i miei tifosi più grandi. Le persone che mi vogliono bene sanno quanto è importante per me questa cosa e mi sostengono. Per quanto riguarda i fidanzati, dopo le ultime esperienze ho deciso che al momento sia meglio rimanere single.”

Listen your body” (ascolta il tuo corpo), questo bisognerebbe mettere in pratica e questo suggeriscono di fare anche in Kenya a Iten, essere in ascolto del proprio corpo e capire quanto spingere e come, cercare di dare il massimo in allenamento e in gara sapendo recuperare con il riposo e un’alimentazione pulita e corretta come l’ugali, piatto tipico del Kenya Running.

Quali capacità, risorse, caratteristiche, qualità possiedi nella pratica del tuo sport?

“Nella pratica del mio sport penso che siano molte le qualità e capacità indispensabili per ottenere ciò per cui ci si allena. Io sono molto meticolosa ed attenta anche ai minimi dettagli. Cerco di mangiare bene, di dare grande importanza al riposo, di rispettare le tabelle che mi vengono proposte ma, allo stesso tempo, con il tempo ho imparato anche quanto sia importante conoscersi, ascoltarsi e decidere il da farsi anche in base alle proprie sensazioni. Poi cerco di non trascurare tutti quegli aspetti dell’allenamento che servono per supportare i tanti km, come lo stretching, la mobilità, il potenziamento, la tecnica di corsa, etc. In prossimità delle gare o di appuntamenti importanti cerco di mettermi nelle migliori condizioni possibili psicologicamente ed emotivamente, perché so che questo ha una grandissima importanza in me. Per gareggiare bene devo essere serena, libera con la mente, perchè solo così riesco ad entrare nella competizione e riuscire ad ascoltare tutte le sensazioni e le intuizioni che vengono da dentro me. Sono di sicuro una maratoneta resistente, che non se la cava male neanche nelle gare di corsa in montagna, e questi sono i due contesti nei quali riesco ad esprimermi al 100%, nei quali viene fuori tutto di me.”

Elena sembra aver maturato, attraverso lo sport, un’elevata consapevolezza delle proprie caratteristiche, capacità, risorse, qualità e quindi si tratta di pianificare e programmare i suoi obiettivi come lo sta dimostrando e perseguire ii suoi intenti prendendo direzioni giuste con persone giuste.

Che significa per te praticare attività fisica?

“Praticare attività fisica per me significa vivere. Non potrei mai pensare di farne a meno. Quando corro io sono viva, mi sento viva, a volte così tanto… che riesco a sentire di essere in contatto con qualcosa di superiore. Sono sensazioni difficili da descrivere, ma è un dono impagabile poterle provare.”

Quali sensazioni sperimenti facendo sport?

“La sensazione più bella che provo è la felicità assoluta. È quel tipo di felicità che mi fa capire che per me quello è il tutto, che non ho bisogno di altro, che la vita così ha un senso.”

La vita è fatta di cose semplici che possono bastare e che fanno stare felici e soddisfatti, in pace con sé stessi.

Quali sono le difficoltà e i rischi? A cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport?

“Nella pratica del mio sport non ci sono rischi particolari. Le difficoltà possono essere invece le più svariate, a partire dal trovare tutto il tempo necessario per allenarsi, le condizioni migliori, la logistica migliore. Ma sono tutte cose che la passione fà superare senza problemi. Qualsiasi cosa si può superare se si è determinati a raggiungere un obiettivo, e quando io ho deciso che voglio raggiungere qualcosa, l’ultima cosa che mi manca è la determinazione.”

Quali condizioni fisiche o ambientali ti ostacolano nella pratica dell’attività fisica?

“Da quando abito in montagna, l’inverno è un problema per la corsa, per cui faccio sci di fondo per mantenere una buona condizione che mi permetta di ripartire abbastanza velocemente quando è di nuovo possibile correre, al disgelo dei ghiacci). A tal proposito, ritengo che lo sci, e lo sci di fondo in particolare, sia un’ottima alternativa alla scorsa, anche dal punto di vista mentale, perché mi permette di staccare un attimo la testa dalla stagione e di rigenerarmi sotto tutti i punti di vista.”

Quando c’è forte passione non ci sono ostacoli che tengano ferma una persona motivata, è sempre il momento di mettersi in moto, non esistono condizioni climatiche avverse, c’è sempre un’ora disponibile.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica? Hai rischiato di mollare?

“Non posso negare che durante questi anni ci siano stati anche momenti difficili, specie in corrispondenza degli infortuni, ma la corsa mi ha sempre “salvato” in situazioni di vita in cui sono stata in difficoltà, per cui le sarò grata per sempre per questo… Se non ci fosse stata lei non so a che cosa mi sarei potuta aggrappare. Poi è vero, a volte ci litigo anche, ma tra noi torna sempre il sereno.”

A volte lo sport, e in particolare la corsa in questo caso, diventa la compagna della vita, per alcuni periodi può bastare solamente la corsa, a volte è meglio di un farmaco, una sorta di terapia naturale, una modalità per elaborare pensieri, conflitti, situazioni.

Ritieni utile la figura dello psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti e in quali fasi?

“Ritengo che la figura dello psicologo sportivo sia molto importante per coloro che fanno sport ad alto livello, perché a volte determinate situazioni ti possono schiacciare. Per quanto mi riguarda, non sono ancora riuscita a risolvere un “problemino” che mi attanaglia nel pre-gara quando si tratta di competizioni importanti. Sono così nervosa ed agitata, che a volte mi costa fatica fare anche la corsetta pre-gara del giorno prima. Non avendo una figura del genere accanto, e non sapendo come gestire quei momenti, ho adottato una strategia che tutto sommato mi permette di bypassare quel momento: dormo! Così non penso, non sento più niente e nessuno, di sicuro… sono fortunata nel riuscire a dormire!”

Per ogni problema c’è almeno una soluzione, si riesce a trovare una propria modalità per gestire qualsiasi cosa, ma la strada verso il benessere e possibilmente verso il successo è lunghissima e tanti sono i fattori chiave che portano all’eccellenza, un paso alla volta si possono attivare tutte le risorse migliori occorrenti per una prestazione formidabile.

La gara della tua vita dove sperimentato le emozioni più belle?

“Le emozioni più belle le ho sperimentate senza dubbio durante la maratona di Torino del 2013. È stata una giornata meravigliosa, talmente meravigliosa da sembrare surreale. Ho veramente vissuto un sogno, e sono riuscita a raggiungere quello che avevo visualizzato per quel giorno. Poco prima di arrivare ero così felice che ho pensato di regalare al pubblico un po’ di quella immensa felicità, per cui sono arrivata al traguardo facendo l’aeroplanino! (La mia allenatrice pensava di più al cronometro!). In quel momento si è chiuso un cerchio, la vita mi ha donato quello per cui avevo lavorato così tanto, superando le mie paure, i miei limiti, andando oltre ogni cosa per realizzare quello in cui credevo. In quella gara ho corso come un cronometro, senza guardare mai l’orologio, solo ascoltandomi e vivendo quel momento, attimo per attimo, godendo di ogni cosa che mi succedeva intorno, anche se la concentrazione era tutta rivolta dentro di me. È come se avessi pilotato un Boeing fino a quel giorno e quel giorno non dovevo fare altro che farlo atterrare, per cui mi sono detta: ok, ora devi solo farlo atterrare!”

Sembra che Elena abbia sperimentato proprio uno stato di grazia che prende il nome di “flow” dove fila tutto liscio, in automatico, tutto diventa facile. A volte lo psicologo dello sport non lavora solo sugli, infortuni, sconfitte, ansia ma anche sulle prestazioni eccellenti per incrementare l’autoefficacia, la fiducia in sé, facendo un lavoro di ancoraggio con le fonti dell’autoefficacia, facendo ricordare e memorizzare nel miglior modo possibile le situazioni di successo e le sensazioni ed emozioni sperimentate in modo da poter replicare nel futuro quanto successo.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?

“Le crisi, le sconfitte e gli infortuni che ci sono stati li ho sempre superati in un unico modo: con la passione. All’inizio non è per niente facile, come ora che, appena tornata da un ottimo lavoro fatto in Kenya, speravo di vedere quali erano le mie sensazioni dalla discesa da un’altura che così alta non avevo mai sperimentato. E invece sono qui al caldo, che scrivo, visto che altro non posso fare al momento: mi sono beccata la broncopolmonite! (Ma cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno… e di essere positiva).”

È una questione di metodo e di approccio, bisogna essere sereni dentro, avere un approccio meditativo, da una parte accettare l’evidenza, quello che succede, e dall’altra parte mobilitare le energie per rimettersi in moto al meglio possibile con una forte motivazione si va lontani senza fretta.

Quale è stata la tua gara più difficile?

“Di gare difficili ce ne sono state tante, ma forse quella più difficile psicologicamente è stata la mezza di Cremona che ho fatto prima della maratona di Torino. Quella mezza doveva essere un test, per me e per la mia allenatrice, per verificare la condizione ad 1 mese dalla maratona, ed invece è andata male. Quel giorno non girava niente, forse a causa della sindrome pre mestruale di cui soffro parecchio. Per cui, in quel mese, è stato difficile continuare a credere di poter correre una buona maratona, dopo quel riscontro cronometrico. Ma era, appunto, “solo” un riscontro cronometrico: sapevo di aver lavorato bene fino a quel momento, per cui ho cercato di non dare troppo peso a quell’incidente di percorso, in modo da non farmi condizionare troppo dai numeri, ed ho rivolto la mia attenzione esclusivamente a quel mese di preparazione che mancava, continuando a pensare solo ed esclusivamente al mio obiettivo ed ho avuto ragione.”

È importante considerare la ciclicità dell’esperienza, non c’è sempre la luce o sempre il buio, così come nella vita non c’è sempre il successo o sempre la sconfitta. È importante accettare quello che viene ma allo stesso tempo apprenderedall’esperienza che siano vittorie o errori, si va sempre avanti e insieme è molto meglio, la grande alleanza atleta e allenatore porta sempre ricchi frutti.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?

“I ragazzi sono un bene prezioso, sono il nostro futuro, e penso che il messaggio più importante da trasferire loro sia che, a prescindere da quello che vorranno fare da grandi, lo sport è un maestro di vita importantissimo, lo sport deve fare parte di ognuno di loro, perché in esso sono racchiusi tutti i valori che gli permetteranno di vivere una vita degna di loro.”

Concordo con quello che dice Elena, ognuno di noi sperimenta una vita fatta di scuola, sport e lavoro e si può notare come c’è bisogno di tante componenti per star bene, per cavarsela nella vita, quindi non si può solamente studiare fino alla vecchiaia, così come non si può fare solamente sport senza cultura, è importante abbinare teoria e pratica, scuola e sport per diventare persone migliori in modo che a fine qualsiasi carriera, l’atleta può dare un suo contributo agli altri.

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva?

“Il doping è una parola che non vorrei mai néveder né sentire. È una macchia indelebile che con lo sport non ha nulla a che fare. Non ho mai corso il rischio di incorrere nel doping, perché io e il doping percorriamo strade diametralmente opposte.”

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping?

“Il doping mina la salute, l’anima e la coscienza di chi ne fa uso.”

Purtroppo il doping è una piaga, è una droga, è un cancro che gira e si intrufola tra atleti e squadra, bisogna fare tanta prevenzione e tanta educazione così come bisogna fare tanta riabilitazione per apprendere sempre dagli errori da chi ci casca.

Cosa hai scoperto di te stessa nel praticare attività fisica?

“La corsa mi ha insegnato tanto, mi ha permesso di conoscere i miei limiti, e di superarli. Mi ha insegnato a non mollare mai, ho scoperto il piacere della fatica e della vittoria, ho scoperto quanto sono determinata, ho imparato a credere di più in me stessa, ho scoperto quanto sia grande il mio amore per essa.”

Lo sport e in questo caso la corsa diventa una modalità di approfondimento della conoscenza di sé stessi, si apprende a conoscere la fatica, l’impegno, la determinazione che sempre non tutto è perduto, ci si può sempre rialzare, si possono rimodulare obiettivi, si possono cambiare strade per andare dove vogliamo.

Hai un modello di riferimento? Ti ispiri a qualcuno?

“Il mio modello di riferimento più grande, per il modo in cui corre, per il modo in cui fa sembrare così facile correre forte, per la corsa naturale che ha è Mary Keithany…. io mi ispiro a lei.” C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci e impegnarti? “C’è una frase che mi dàsempre tanto coraggio e forza, quella del grande Pietro Mennea: “Soffri, ma sogni”.”

Abbiamo bisogno di apprendere dai più grandi, ispirarci a coloro che hanno fatto molto meglio di noi per scoprire come imitarli, cosa possiamo migliorare.

Prossimi obiettivi e sogni realizzati e da realizzare?

“Il mio prossimo, e forse ultimo sogno, è appunto quello di correre la maratona sotto le 2h40′. So che ci sono i margini per farlo, so che se faccio tutto nel modo giusto e se sono nella condizione mentale e psicologica giusta, posso farcela. Questo ha dettato le mie azioni da quando sono tornata… e so di stare facendo la cosa giusta, perchè quando si rende felice la propria anima… non può essere sbagliato.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta