Educare l’autoconsapevolezza, fiducia in sé e resilienza

Educare l’autoconsapevolezza, fiducia in sé e resilienza

E’ sempre più chiaro che per stare bene e sperimentare benessere occorre sviluppare autoconsapevolezza, cioè la propria personale consapevolezza di come ci si sente, come si sta, cosa si vuole, dove si vuole andare, e anche consapevolezza delle proprie possibilità, capacità, risorse e anche dei propri limiti.

Matteo Simone

01 Aprile 2019

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L’autoconsapevolezza e la fiducia in sé che si costruiscono fin da piccoli nelle mura domestiche o comunque nella propria famiglia di appartenenza con la presenza dei famigliari ad iniziare dai genitori, nonni, zii, fratelli, cugini e altre persone di riferimento della propria famiglia più o meno allargata.

E’ sempre più importante affrontare, superare, gestire i cambiamenti che, a volte, risultano stabilizzanti. Questa attitudine e capacità, che possiamo chiamare anche resilienza, si sviluppa dalla più tenera età. Da quando impariamo a camminare ci capita di cadere e rialzarci sempre, sperimentando fallimenti e riuscita. Dopo tanti tentativi riusciamo a restare in piedi inizialmente e poi a correre o fare sport, sperimentando sempre più fiducia in noi stessi.

E’ importante che lo sviluppo dell’autoconsapevolezza, della fiducia in sé e della resilienza sia affiancato da figure di educatori, i cosiddetti care giver, che si prendono cura dei bambini e dei ragazzi fino a che non diventino autonomi. In genere il bambino inizia ad acquisire la propria autonomia dopo aver attraversato il periodo fisiologico dell’adolescenza, durante il quale, a volte, si diventa ribelli per staccarsi dai genitori e dal proprio nucleo familiare, per poi ritornare più maturi, consapevoli e responsabili.

I contesti fondamentali per l’educazione alla fiducia in se stessi e alla resilienza sono essenzialmente rappresentati dalla famiglia, dalla scuola e dallo sport.

Inizialmente la famiglia, poi la scuola e lo sport, diventano punti di riferimento per i ragazzi che, in ambienti sicuri e protetti, possono sperimentare la presenza dell’adulto, che si trova lì in quel momento per trasmettere conoscenze, sempre pronto ad intervenire all’occorrenza.

I genitori e gli educatori dovrebbero trovare un sano equilibrio tra presenza e assenza, tra preoccupazione e apprensione, tra il focalizzarsi troppo sui ragazzi e non su se stessi, tra il focalizzarsi solo sul negativo e per niente sul positivo.

La figura dello psicologo o del terapeuta può intervenire a sostegno della ricerca di questo equilibrio. Il terapeuta può infatti affiancare sia i ragazzi che i genitori nel focalizzare l’importanza di ciò che sperimentano, l’importanza delle risorse del singolo e del gruppo famiglia, scuola, sport, lavoro.

Fondamentale è il fatto che la presenza del terapeuta sia non giudicante ma empatica e disponibile a instaurare un rapporto di fiducia per riflettere, confrontarsi, elaborare situazioni precedentemente vissute, vivere il momento presente e individuare obiettivi futuri, al fine di comprendere lo stato dell’individuo, del gruppo e della famiglia per meglio indirizzare sensazioni ed emozioni, saperle riconoscere e gestirle.

Ecco perché a volte famiglia, scuola e sport non sono sufficienti per garantire un’educazione accurata e approfondita. Affiancare a questi contesti la figura dello psicologo non può che essere una risorsa in più in grado di intervenire per prevenire, per un lavoro di psicoeducazione, per un lavoro di sostegno alla genitorialità, per un lavoro di definizione di obiettivi sfidanti ma non impossibili, per incrementare la fiducia in sé, sia del singolo che del gruppo, per aiutare a superare blocchi e muri mentali.

Per i ragazzi che devono affrontare test, verifiche, esami, gare è importante pianificare bene i propri obiettivi e prepararsi con impegno e motivazione, per presentarsi il giorno della prova più sicuri e meno ansiosi. È importante riuscire ad individuare la direzione e a comprendere il percorso da fare per raggiungere l’obiettivo prefissato.

È importante arrivare al giorno della prova sicuri e preparati, pertanto oltre all’impegno profuso è opportuno acquisire sufficiente padronanza di se stessi, delle proprie sensazioni ed emozioni, nonostante la giovane età.

A tal fine è auspicabile l’acquisizione di strumenti, metodi e tecniche per gestire ansia e stress, per mantenere alta la motivazione e per essere fiduciosi in se stessi, nelle proprie capacità e possibilità.

Per gli adulti è importante non focalizzarsi troppo sulla vita dei figli rischiando di essere troppo apprensivi, giudicanti e pressanti; ma è importante anche focalizzarsi su se stessi, fidandosi un po’ di più dei propri figli e cercando di far sì che gradualmente diventino più autonomi e responsabili.

Inoltre, per gli adulti, è importante focalizzarsi non solo sulle difficoltà e i lati negativi dei propri ragazzi ma anche su qualcosa di buono e di positivo che riescono a fare.

Altri accorgimenti che potrebbero adottare gli adulti sono: presenza, disponibilità all’esserci, attenzione, condivisione attività, comunicazione meno conflittuale, ascolto e confronto.

 

Matteo SIMONE
http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm
http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html