Dorando Pietri: quando la sconfitta diventa successo

Dorando Pietri: quando la sconfitta diventa successo

Il 24 luglio 1908 l’atleta italiano Dorando Pietri, corre la maratona alle Olimpiadi di Londra.

ENDU

25 Febbraio 2019

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Dorando Pietri a pochi metri dal traguardo, stremato, cade, quindi sorretto dai giudici di gara, verrà poi squalificato. L’immagine di Dorando che ondeggia di fronte alla linea d’arrivo, con il corpo sbilanciato e quel braccio proteso quasi a volersi aggrappare al nastro è ormai diventata un’icona. Senza ombra di dubbio è la più grande “sconfitta di successo”, entrata nella leggenda grazie a una clamorosa “beffa”, davanti alle prime rudimentali cineprese a manovella.

Dorando viene squalificato proprio all’ultimo metro, a pochi centimetri dal termine delle sue fatiche, tuttavia la regina lo vuole premiare ugualmente con una coppa. Dentro però, per la grande frustrazione di Dorando, non ci sono soldi, bensì una bandiera dell’Union Jack. Tutto ciò, mentre Arthur Conan Doyle, scrittore, medico e poeta scozzese, considerato, insieme ad Edgar Allan Poe, fondatore di due generi letterari (il giallo e il fantastico), che tra l’altro si trovava in campo al momento della gara, scrive: “Nessun romano antico seppe cingere come lui il lauro della vittoria alla sua fronte… la grande razza non è ancora estinta”.
Fatto sta che grazie alla non vittoria di Londra, Dorando diventa una celebrità mondiale, una sorta di simbolo a cui milioni di runner di tutto il mondo si sono ispirati e tutt’ora si ispirano, percorrendo quotidianamente chilometri in vista del proprio traguardo.