Doping, amatori e professionisti

Doping, amatori e professionisti

Su Endu si sta trattando l’argomento integrazione e come possa aiutare  le performance diminuendo i tempi di recupero e completando la quantità di nutrienti necessari in una vita lavorativa sommata a quella sportiva. Ad alcuni non basta.

Paul Emico

04 Aprile 2019

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No, non basta spostare i limiti e conquistare quello che ci è stato destinato da DNA e data di nascita, per cui ci si rivolge alla chimica farmaceutica (Doping) provando a conquistare quello che non ci è lecito utilizzando medicine destinate a malati per vincere una qualche inutile gara, ma neanche, stiamo parlando di vincere la categoria 40enni, 45enni, etc…

Entro nella polemica vera, lo spiega il mio nome, ma se ragiono su un professionista che guadagna 10 milioni di euro annui possiamo anche capire la necessità di utilizzare cure mediche per potenziare un fisico e portarlo al limite e qualcosa oltre, il pensiero che mi coglie è però che ogni rischio deve essere anche addebitato alle sue tasche e non ai servizi sanitari nazionali che i cittadini pagano con le proprie tasche. Ricordo che quando sentiamo parlare di ingaggi di calciatori per esempio, sono sempre stipendi NETTI, se volete fare conti sulla RAL reale non arrabbiatevi troppo.

Se invece un amatore volesse fare uso di sostanze simili, il corrispettivo per le tasche deve essere davvero triste, e soprattutto se un professionista ha medici appositi per seguire un protocollo, l’amatore dopato vive di spedizioni anonime dall’estero, nell’est Europa e dosi spannometriche recuperate chissà come. E neanche i professionisti hanno sempre la meglio sul doping, vi ricordo la figura ignobile di un ciclista italiano ricoverato in ospedale dopo aver tentato una auto-trasfusione del proprio sangue estratto ad ossigenazione ottimale e tenuto in frigo tra carote zucchine tortellini Rana, un altro che poi scrisse un libro tardivo in cui raccontava la sua vita da cavallo da corsa obbligato indirettamente dalle squadre ad addizionarsi per mantenere il professionismo.

Avete visto un documentario su Lance Armstrong girato da Netflix? Beh già al momento del ricovero per il tumore dichiarò ai medici (brutta cosa la paura…) l’uso di una quantità di farmaci imbarazzante, che giustificavano le metastasi sparse nel corpo, e credo che il vero miracolo sia stato sopravviverci. Sul resto vi direi cinicamente che 7 tour consecutivi mi avevano già fatto sospettare qualcosa, e che se non sono stati più assegnati perché quelli arrivati dopo di lui erano TUTTI stati squalificati per doping la sua impresa è stata comunque epica.

DOPING LEGALIZZATO PER I PROFESSIONISTI MA AMATORI CONTROLLATISSIMI.

Questo è il mondo che vorrei, non posso ammettere che chi vuole vivere lo sport amatoriale provi a falsare la passione e rischi la salute istantanea e quella futura per vincere cosa poi?
Un sacchetto della spesa o una cassetta di mele? Avere la meglio su altri coetanei dopolavoristi? Scusate il termine, ma vaffa***lo!!! Se a 40 anni (ma pure 30) non sei un professionista non lo sarai mai perché il talento, quello vero, emerge al massimo a 16-18 anni, e da li puoi esplodere in una carriera epica; io ho la fortuna di averlo capito a 15 anni quando la mia allenatrice di basket in un time out ci fece sedere e disse “basta fare le star, giocate qua oggi e non finirete mai in serie A, figuratevi in NBA…” Sad but true, non è stato rompere un sogno, nella mia città c’era una squadra di serie A e le giovanili dei coetanei erano fatte di fenomeni veri che pure non hanno fatto tutti i professionisti ed alcuni sono triathleti come me.

Meditate gente.

Quindi nel cinismo più totale, basta vessare atleti che si allenano 8 ore al giorno con controlli a sorpresa che comunque possono essere ingannati, i truffatori sono sempre un passo avanti, ma antidoping all’arrivo delle granfondo, controlli ai primi 10 di categoria di ogni gara con certificato medico, analisi del sangue con passaporto ematico per gli amatori al momento del rinnovo idoneità sportiva, questo è il doping da combattere, non quello di chi ci lavora con il fisico, che a 32 anni magari si troverà a fare l’insegnante di nuoto e ne ha solo 6/7 di carriera in un gruppo sportivo con lo stipendio da appuntato dei Carabinieri ( con tutto il rispetto sia chiaro!). Se si volessero assumere il rischio se lo assumano, firmino una rinuncia al servizio sanitario nazionale, trovino un medico che li segua e li renda una macchina da guerra, chiarendo vantaggi e rischi.
Nel mondo del body building esiste il concetto “Natural” ed il non in cui i mister Olympia non passano per le porte se non di lato, i Wrester WWE muoiono a 40 anni o perdono la testa e fanno omicidi suicidi pieni di testosterone.  A proposito, avete presente le azioni dei sedicenni in preda al testosterone in pieno sviluppo? Sembrano senza senso e lo sono, un po’ come certe re-azioni in campo da calcio con difensori che fan falli da galera, o campioni che lanciano coppe a fotografi dal podio.

Coincidenze?
Non credo.