Corsa e solitudine

Corsa e solitudine

Oltre ad allenare gambe, cuore e polmoni bisogna allenare la testa alla solitudine. Ci avevi mai pensato?

Riccardo Mares

23 Aprile 2019

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Corsa e solitudine perché la corsa è uno sport da eremiti e se non sei un pro con il coach sempre al tuo fianco e non hai la fortuna di poterti allenare con una squadra, gran parte dei tuoi chilometri saranno con te stesso.

Mesi fa scrissi un post Correre da soli o in compagnia in cui ho cercato di comparare le due modalità di corsa, con pregi e difetti. Oggi voglio focalizzarmi sulla corsa in solitaria.

Ricordo come fosse ieri quando sei anni fa mi è balenata per la testa la folle idea di iscrivermi ad un mezza maratona (Padova) con pochissimi chilometri sulle gambe e pochissima testa in strada. La corsa non era quel fenomeno di massa che è oggi e nella mia piccola Rovigo ancora non c’erano gruppi numerosi di adepti.

Oggi, come ieri, mi sono iscritto alla mezza di Padova che si terrà il 28 aprile 2019. Oggi, diversamente da ieri, non ho più paura della solitudine anzi la cerco disperatamente tant’è che spesso rifiuto inviti di amici per stare un po’ da solo. Quando l’esigenza tocca l’apice, compatibilmente con la famiglia, mi iscrivo ad una maratona, così ho la scusante ottima per prendere qualche ora solo per me.

Corsa e solitudine perché affrontare la solitudine non è per nulla facile.

Qualche giorno fa su Instagram scrivevo:

Siamo bravissimi a valutare e soprattutto a giudicare gli altri, ma con lo specchio come va? Troppo severi o troppo morbidi, ci si rifiuta o ci si accetta? O si scappa, rimandando costantemente un bilancio? La corsa spaventa molti: lunghi minuti in solitaria non sono una banalità, bisogna allenare anche quell’aspetto, imparando ad accettarsi.

Ho un carissimo amico che sovente mi dice: “io non corro perché non voglio affrontare me stesso”. Per quello, già nell’intro di questo post, parlavo della necessità di allenare la mente, di allenare se stessi ad affrontarsi.

Non è una cosa per tutti, non è una cosa da eroi. Ma è una cosa che bisogna volere e trovare il coraggio di affrontare. E’ difficile trovare scusanti allo specchio, quando i km diventano tanti. Prima o poi i pensieri tornano e ritornano. Come viene consigliato in molti libri di metidazione o di training autogeno il rifiutare di confrontarsi è un rimandare. Il dirsi bugie è una “cagata pazzesca”, un ossimoro.

Quello che bisogna essere in grado di fare, per affrontare la corsa di lunga distanza, è imparare a prendere in mano i pensieri neri e affrontarli perché corsa e solitudine vanno a braccetto: prendersi le proprie responsabilità, essere sinceri con se stessi, ammettere fallimenti e responsabilità, essere coscienti che la macchina del tempo – ad oggi – non esiste e che l’unica cosa saggia da fare è elaborare il compiuto nel presente e pianificare il futuro. Un futuro migliore, mi auguro.

Così la corsa, soprattutto se si tratta del prezioso fondo lento, diventa doppiamente allenante per il fisico e per lo spirito. Cogli anche tu l’occasione per stare con te stesso e trovare in te un momento di conforto: la corsa diventerà la tua migliore alleata. Così potrai scegliere di stare da solo, di spegnere la musica e di ascoltarti.

Fai già tutto ciò? Hai ancora paura di stare molto tempo da solo? Dai raccontami la tua esperienza.