Corsa e Individualismo

Corsa e Individualismo

La corsa è davvero uno sport individualista? O la componente “gruppo” è la vera spinta che ci permette di superare le difficoltà quotidiane?

Riccardo Mares

08 Aprile 2020

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Stamattina ho letto un interessante articolo firmato da un noto sportivo olimpico greco: Alexi Pappas.

Il passaggio finale mi ha fatto particolarmente riflettere e voglio condividertelo:

“When we step outside to run during quarantine, we can visualize ourselves joining a community of runners, everyone taking their own routes but all sharing the same goal: to move our bodies outside and get through this challenging time together. That runner’s nod or wave when you pass someone going in the opposite direction is a simple way to make a human connection. It can mean just as much as a high five or hug. It makes us feel like we’re all teammates together, bonded by a shared goal. Which, in a way, we are. We’re all just out here running, trying to get through the pandemic as safely and sanely and swiftly as possible.” 

Chi mi conosce sa che sono un giano bifronte: un amante della compagnia e della confusione così come un orso solitario, soprattutto per quanto riguarda la corsa. Ho già scritto almeno un paio di post relativi alla solitudine (Corsa e solitudine, Corre da soli o in compagnia).

Ripercorrendo le parole di Alexi, nonostante sia un corridore solitario, oggi sento la mancanza del gruppo. Sento la mancanza dei pochi esseri viventi che intercetto ai miei orari folli, anche se scopro sempre più AlbaRunner in giro per l’Italia, la mancanza delle corse scanzonate con i miei QuailRunners (branco di pazzi…) e sento la mancanza di correre distante, sapendo che poi devo tornare a casa.

La scelta della solitudine 

vs 

L’imposizione dell’isolamento

Come dice Pappas ognuno corre per un obiettivo personale, ma alla fine tutti corriamo per un obiettivo comune, che ci lega indissolubilmente così come ci rende avversari, spesso anche inconsapevolmente.

Dai su, non dirmi che non ti è mai capitato in gara di vedere un ceffo o una ceffa davanti a te e dire “ok adesso lo prendo” e se magari ce la facevi… sotto un altro. A volte capita persino durante gli allenamenti, quando ancora si trovava traffico nelle ciclabili.

Non ti nascondo che in questo momento in cui sto scrivendo questo pezzo ho paura: non di cosa sta succedendo oggi ma di come sarà il domani. Ho paura di quanto potrà tornare la vera normalità e di quando potrò nuovamente scegliere di essere un orso che si isola nei Colli Euganei per poi magari mandare la foto agli amici perché alla fine so che è come fossero con me.

Oggi stiamo vivendo in un overloading  di condivisione di home workout e cerchiamo il rapporto umano nelle condivisioni, nei like e nei commenti. Non so a te ma a me mancano un sacco i cinque, gli abbracci, i saluti in ciclabile, le sgridate con i ciclisti che non condividono il mio andare a piedi contromano.

Stringiamo i denti ragazzi: non potrà piovere per sempre… anche perché ormai non piove da mesi ;)