La corsa e l’arte di ascoltare il corpo e la mente

La corsa e l’arte di ascoltare il corpo e la mente

Si sono momenti in cui spingere a tutta ed altri dove tirare in remi in barca. Tutto sta a sapersi ascoltare.

Riccardo Mares

12 Marzo 2019

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Ascoltare il corpo e i messaggi che ci vuole inviare è una condizione indispensabile per trarne vantaggio. Lo ammetto, ho scritto questo titolo prendendo spunto da un libro che mi è piaciuto molto che si chiama Lo Zen e l’Arte della Corsa di Larry Shapiro, che probabilmente si è ispirato al best seller Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig (1974).

Che si corra con la musica o in totale libertà acustica, ascoltare il corpo e la mente è un’arte sopraffina che deve essere maturata nel tempo. Una dote che soprattutto per chi pratica sport di endurance, caratterizzati da un ripetitivo e usurante movimento, diventa uno dei segreti per evitare gli infortuni e allenarsi sempre al meglio.

Due situazioni mi hanno spinto a scrivere questo post sulla corsa e l’arte di ascoltare il corpo e la mente:

  • La prima è un messaggio che mi ha scritto un amico, dicendo che stava valutando il cambio di allenatore perché con il suo si fa troppo spesso male
  • La seconda un commento del mio amico Luca “Cavallo” Guglielmetti che su Instagram scrive “L’importante è capire che fermarsi a volte è importante tanto quanto andare avanti a tutti i costi”

Al mio amico “uno” dico che è fondamentale imparare ad ascoltarsi, ovvero imparare a sentire i messaggi del proprio corpo, cercando un delicato equilibrio tra l’ipocondria e il tramadolo endocrino! Penso che si possa avere il migliore allenatore del mondo, ma siamo noi in primis che dobbiamo essere in grado di vegliare sul nostro stato psico-fisico per poi comunicarlo al coach. Un bravo coach sarà poi in grado di monitorare la situazione e trovare la soluzione migliore, che può essere il riposo, un periodo di scarico, la necessità di un supporto ulteriore (fisioterapista, motivatore, …) o una revisione dell’allenamento.

Al mio amico “Cavallo” devo sempre dire grazie per la sua genuina ed umile spontaneità. A prescindere dall’età, anzi forse più si avanza più “peggio” è, si possono anche sentire i messaggi del proprio corpo ma si tende ad ignorarli. E’ uno sforzo immane quello che succede dentro di noi: il corpo manda un messaggio al cervello, il quale lo recepisce e lo rispedisce al mittente come un segnale “occupato” del telefono.

Su le mani se anche tu hai almeno una volta sbattuto la cornetta in faccia ad un segnale di fastidio o di dolore, per poi (ovviamente) pentirtene quando le cose si sono aggravate.

Essere un grande atleta è anche questo: sapersi ascoltare e sapere prevenire situazione ben più gravi. Attenzione però a non cadere nella trappola del pianzina, termine veneto per indicare il lamentone. In questo caso non è per farsi compatire dagli altri o per farsi sottovalutare acquisendo un vantaggio competitivo, ma è proprio una forma di freno-a-mano personale. Personalmente ho diversi rimorsi in merito, tendo a sovrautilizzare la tecnica della “Panda” (sei un 80s?) ed alzare il volume della radio…

Dai raccontami anche tu se sei bravo ad ascoltarti e soprattutto se sei bravo che dopo che ti sei ascoltato fai anche la scelta giusta. Qualche amico su Facebook ha condiviso i propri segreti: chi ascolta il fiatone e chi il proprio passo per non perdere il ritmo, chi i propri malanni e scricchioli vari e chi il treno che parte, qualcuno ascolta le proprie imprecazioni e qualcuno …